martedì 6 Dicembre 2022

Le immagini del patrimonio culturale: un’eredità condivisa? Se ne parla a Firenze l’11 giugno

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Ha ancora senso, nel XXI secolo, concepire una sorta di “copyright di Stato” sulle riproduzioni digitali del patrimonio culturale statale? Se il patrimonio è nazionale – e quindi di tutti – perché lo Stato continua a rivendicare ancora oggi diritti di riproduzione sugli usi commerciali delle immagini? Sono questi gli interrogativi che si pongono, sempre più di frequente, nel corso degli ultimi anni, alimentati dal confronto con il crescente successo delle esperienze di Open Access promosse da alcuni dei maggiori musei del mondo. Il Metropolitan Museum di New York, la Biblioteca Nazionale di Madrid, il Rijksmuseum di Amsterdam, infatti, pubblicano in rete le loro collezioni in formato digitale ad altissima risoluzione proprio per permettere a tutti i cittadini di riutilizzare liberamente le immagini delle opere d’arte, nella consapevolezza che il patrimonio culturale digitalizzato può e deve essere una risorsa per tutti, non solo per gli studiosi, ma anche per i grafici, i creativi, per il mondo della moda, dell’imprenditoria turistica e culturale, per l’editoria e per tutti quei settori che ricorrono al digitale per esprimersi e comunicare in forme originali.  In Italia le riforme del Codice dei beni culturali avviate nell’ultimo decennio (nel 2014 e nel 2017) hanno suscitato un ampio dibattito, non solo fra gli addetti ai lavori. In particolare, la liberalizzazione dell’uso delle immagini del patrimonio culturale pubblico per fini di studio, ricerca e libera manifestazione del pensiero, introdotta nel 2014 (cd. Art Bonus), ha contribuito a far capire quanto possa essere importante lo strumento del digitale nella percezione della “pubblicità” del nostro patrimonio. Il dibattito si è quindi gradualmente esteso a considerare l’ipotesi di libero riutilizzo delle riproduzioni di beni culturali, anche per tutte quelle finalità commerciali rimaste sinora escluse dal regime di liberalizzazione.

Il dibattito, adesso, è più attuale che mai, soprattutto nel rispetto dei principi di democrazia della cultura espressi dalla Convenzione di Faro del 2005, approvata di recente anche dall’Italia. Ma lo è ancor di più se si considera che l’Istituto centrale per la digitalizzazione del patrimonio culturale (Digital Library) del Ministero della Cultura ha appena reso pubblica la bozza del Piano nazionale di digitalizzazione del patrimonio culturale (PND): per la prima volta il Ministero ha deciso di avviare una consultazione pubblica rispetto alla quale chiunque potrà far pervenire la propria opinione entro il 15 giugno. Il PND è un documento di visione strategica attraverso il quale il Ministero comunica come intende organizzare e governare il processo di trasformazione digitale di musei, archivi e biblioteche rivolgendosi in prima istanza agli istituti statali, ma con l’ambizione di fornire un modello anche per tutte le altre realtà del Paese (https://partecipa.gov.it/processes/piano-nazionale-digitalizzazione-patrimonio-culturale). Tra i documenti oggetto della consultazione pubblica vi sono le “Linee guida per l’acquisizione, la circolazione e il riuso delle riproduzioni dei beni culturali in ambiente digitale” che propongono una nuova regolamentazione delle riproduzioni di beni culturali di proprietà statale: pur senza abbracciare in toto le istanze dell’Open Access, la bozza proposta alla discussione pubblica sembra finalmente andare nella direzione di un maggiore ampliamento delle possibilità di riuso delle immagini, rendendone gratuita la pubblicazione in tutte le sedi editoriali, per qualsiasi tiratura e per qualsiasi prezzo di copertina (mentre oggi la pubblicazione editoriale è gratuita solo sotto le 2000 copie e i 70 euro di prezzo di copertina).

Su queste basi la Fondazione Aglaia – che ha tra le finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale previste dal suo Statuo anche l’incoraggiamento alla fruizione dei beni culturali da parte dei cittadini, e soprattutto dei giovani – ha promosso un importante momento di confronto costruttivo tra rappresentanti di enti e discipline coinvolti, a diverso titolo, nella riflessione su un tema, che ha profonde ripercussioni sullo svolgimento delle attività culturali ed economiche. Il dibattito sulla liberalizzazione dell’uso commerciale delle immagini del patrimonio storico monumentale, artistico ed archeologico, sarà al centro del convegno “Le immagini del patrimonio culturale: un’eredità condivisa?” che si svolgerà sabato 11 giugno dalle 10.30 alle 18.00 presso l’Auditorio di Santa Apollonia a Firenze. Chi non potrà essere presente potrà comunque seguire la diretta streaming sul canale YouTube di Archaereporter (https://www.youtube.com/c/archaeoreporter).

Il tema, ricco di sfaccettature, sarà affrontato dal punto di vista della ricerca, dell’economia, del diritto e dell’associazionismo e sarà arricchito dall’illustrazione di alcune esperienze in atto facendo riferimento in modo particolare – ma non esclusivo – al territorio della Toscana.

Concluderà l’incontro una tavola rotonda che darà voce ai potenziali utilizzatori delle immagini, e quindi alle diverse professioni legate al patrimonio culturale, all’editoria e all’industria creativa. Per maggiori informazioni: https://www.pastexperience.it/stec_event/le-immagini-del-patrimonio-culturale-uneredita-condivisa/.

SULL’ARGOMENTO:

Beni Culturali: basta con le limitazioni all’uso delle immagini – Intervista al professor Giuliano Volpe – Con un approfondimento della redazione

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