venerdì 9 Dicembre 2022

L’alba della creatività umana: apre il nuovo Museo Nazionale Archeologico di Verona, sezione Preistoria e Protostoria. Tra i tesori lo “sciamano di Fumane”

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Apre il Museo Archeologico Nazionale di Verona, nella sua sezione Preistoria e Protostoria. Un’apertura attesissima e lungamente auspicata, che porta davanti al pubblico un percorso coerente dagli inizi dell’evoluzione umana alla fine dell’Età del Bronzo, in attesa delle altre sezioni che saranno di grande prestigio, a cominciare da quella Romana. L’importanza del museo è “cerificata” dalla presenza di all’inaugurazione di un esercito di specialisti di preistoria e protostoria italiana, e da quella di Massimo Osanna, direttore generale dei musei al Ministero della Cultura, visibilmente soddisfatto dell’allestimento . Verona possiede reperti eccezionali, qui ben contestualizzati dall’allestimento studiato da Federica Gonzato (ora soprintendente a Ravenna) e da un comitato scientifico di alto livello, dal direttore dei musei veneti Daniele Ferrara, al soprintendente, e archeologo, Vincenzo Tinè, Marco Peresani, Federica Fontana e Annalisa Pedrotti. Certo, dal punto di vista mediatico, la prima attenzione va alla roccia calcarea dipinta in ocra conosciuta come “Lo sciamano di Fumane”, una delle prime rappresentazioni dipinte di un essere umano, risalente a 35 – 36.000 anni fa (35.000 B.P.),  insomma un reperto veramente agli albori della creatività umana, quasi un claim che si è dato il museo stesso.

Ma la nuova direttrice dell’istituzione lungo l’Adige, Giovanna Falezza, può contare su molte frecce all’arco dell’interesse dei visitatori. Una vetrina ha eccezionali reperti da tre siti della provincia di Verona che fanno parte del sistema palafitticolo alpino, patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. Il Paelolitico, per iniziare il percorso cronologico, oltre al sito della Grotta di Fumane si concentra su Riparo Tagliente, luoghi di ricerca di interesse scientifico mondiale per comprendere l’evoluzione umana. Il Neolitico, con Lugo di Grezzana, per avere uno sguardo su una delle grandi rivoluzioni dell’homo sapiens, quella dell’agricoltura e dell’allevamento. E poi, ricchissima e affascinante, la lunga stagione dell’Età del Bronzo, con le sue fasi, con l’incredibile Pozzo di Bovolone, un manufatto unico nel suo genere, le spade guerriere di Olmo di Nogara, i reperti in legno, incredibilmente conservati, di Vallese di Oppeano, fino a venire attratti dai complessi riti delle armi “piegate” e decontestualizzate per ragioni votive dal sito di Pila del Brancon (Nogara), che rimandano a complessi riti, che ancora ci sfuggono, come ci sfugge l’altro reperto degli schinieri in bronzo di Desmontà di Veronella, che ci mostrano pratiche guerriere collegate al sacro. Molto belli i video, che si rifanno all’idea del “pre-cinema” e cercano di riportare la visione ancestrale del mondo che poteva essere il patrimonio in costruzione dei nostri antenati.

Il lavoro dell’architetto Chiara Materazzi ha trasformato l’ex caserma del 1856 (e carcere) asburgica, passata attraverso l’intendenza di finanza, in un museo moderno e funzionale. Le prossime sezioni sono quelle dell’età dei Celti e Romana, poi all’Alto Medioevo. Ci saranno una biblioteca e spazi per conferenze, con investimenti per 3 milioni di euro finanziati dal Ministero della cultura, come ricorda Daniele Ferrara.

Il Museo Nazionale Archeologico di Verona è visitabile i venerdì, sabato e domenica dalle 10 alle 18, all’ex caserma asburgica di Stradone San Tomaso, 3

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