martedì 13 Aprile 2021

Alessandro Magno affronta la battaglia del restauro al Mann di Napoli. Nuova vita al più importante mosaico di Pompei – Con VIDEO e INTERVISTE

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La Battaglia di Isso è “la” battaglia, e il mosaico di Alessandro Magno, il cui restauro di sette mesi rappresenta un evento per il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN), è “il” mosaico. Certo, questo vale se la scena proveniente dalla Casa del Fauno di Pompei raffigura effettivamente lo scontro di Isso, e non, per esempio, di Gaugamela. Ma il valore simbolico, artistico, archeologico e iconico della gigantesca opera musiva resta quella.

Il restauro è un’operazione di conservazione dei beni culturali di grande impatto mediatico e, naturalmente, anche di grande valore scientifico. Ma  prima di tutto, immergiamoci nella scena di taglio “cinematografico”, sia per le dimensioni (20 metri quadrati!), sia per il momento fissato sulla parete, con protagonisti, comparse ma, soprattutto, narrazione quasi registica. Laciamo questo sguardo a un grande storico:

“Per un vivace istante, colto in un antico mosaico della battaglia (forse basato sulla pittura originale di un contemporaneo) , i due re si guardarono negli occhi; Dario incitando nella fuga i suoi cavalli scalpitanti, Alessandro facendosi strada nella calca dei cavalieri macedoni, con l’intento di colpire a morte con la lancia il suo rivale” (Robin Lane Fox, Alessandro Magno, cap XII)

Prima di procedere oltre, guardiamo il video realizzato il giorno della partenza del restauro da Federica Pelosi GUARDA IL VIDEO QUI SOTTO:

 

LA BATTAGLI DI ISSO E LA CASA DEL FAUNO DI POMPEI

il Mosaico di Alessandro (o della battaglia di Isso, o di Gaugamela), della fine del II secolo a.C.,  fu ritrovato nell’abitazione più celebre di Pompei, la Casa del Fauno, in un ambiente dove “come in un palazzo reale macedone” (Pesandeo e Guidobaldi, 2006, 198), si apriva un’esedra distila (ossia con due colonne) esposta verso nord. Ora i visitatori possono ammirare una copia del grande mosaico, ma se ci si vuole confrontare con l’impareggiabile originale, è necessario andare in uno dei più bei musei archeologici del mondo, ossia il MANN di Napoli. Il soggetto è lo scontro tra Alessandro e il Gran Re dei Persiani, Dario III. Un momento decisivo, quello di poco precedente la fuga di quest’ultimo sul suo carro da battaglia. C’è chi ritiene il mosaico una copia da un originale, ma su chi fosse l’autore di questo quadro primigenio la discussione è sempre aperta: chi dice Filosseno di Eretria (allievo di Nicomaco),che per il re Cassandro (305-297 a.C.) aveva dipinto un Alexandri proelium cum Dario (Plinio il Vecchio, Storia Naturale XXV, 110), oppure la pittrice Elena di Alessandria, o Apelle, che del grande macedone fu il pittore di corte. C’è un’ipotesi di particolare vicinanza del comittente della copia, quindi del “nostro” mosaico pompeiano, come personaggio particolarmente legato ad ambienti ellenistici, attraverso influenze magno-greche. Resta più probabile una sconfinata ammirazione, comune a molti ambienti romani, del committente e proprietario della Casa del Fauno per la figura di Alessandro, e la conseguente aurea di regalità e splendore che il fasto della dimora pompeiana voleva richiamare. Insomma, un chiaro simbolo di ricchezza e di prestigio. Di questo soggetto, ricorda Stefano Tortorella (in Papini, 2016, 496), esistono tra l’altro riproduzioni, a volte parziali, in ceramiche coeve a rilievo “italo-megarese”, in urne da Perugia della seconda metà del II secolo a.C.. Fatte queste doveroso considerazioni “filologiche”, non c’è dubbio che questo mosaico rappresentasse il coronamento del ricchissimo programma ornamentale della domus, anche per l’impegno della grande impresa: stiamo parlando di tessere a coprire un’stensione di 5,82 per 3,13 metri, per cui furono necessarie milioni di tessere. Tenere tutto “sotto controllo” per i maestri artigiani fu senz’altro dispendioso in termini di tempo e concentrazione.

Casa del Fauno Pompei
Casa del Fauno, l’esedra distila dove fu ritrovato il Mosaico di Alessandro, nel cerchio rosso

Quando il mosaico fu ritrovato, nel 1831, ci si rese conto che le grandi lacune della parte sinistra non avevano toccato la parte focale dell’azione, dove i gesti di Alessandro e di Dario dominano e danno movimento alla scena. Non ci fu accordo immediato su come conservare l’opera, tanto che se ne discusse per una dozzina d’anni, finchè non fu trasportata con un carro trainato da 16 buoi (il mosaico pesa 7 tonnellate) al real Museo Borbonico, nel 1844. Non mancarono gli incidenti, quando nel tragitto finì a terra, per fortuna senza danni. Solo dal 1916 è disposto in verticale e non nel suo punto visivo originario, ossia sul pavimento. La scelta fu di Vittorio Spinazzola, e data l’unicità del capolavoro è più che comprensibile, al fine di poterne cogliere la visione d’insieme e i particolari.

IL RESTAURO DEL MOSAICO DI ALESSANDRO

Battaglia di Isso al MANN
Il restauro del Mosaico di Alessandro foto Marco Pedicini

Ora il restauro, che avverrà in due fasi: la prima a “cantiere aperto”, visibile quindi ai visitatori del museo, che mira alla messa in sicurezza dell’intera superficie del mosaico, ispezione visiva, tattile, pre-consolidamento delle tessere, della malta e pulitura, assiema alla protezione (velinatura con bendaggi). La seconda fase, invece, non sarà visibile ai visitatori perchè si interverrà sui supporti metallici del mosaico, e quindi la superficie musiva sarà coperta da un tavolato ligneo di protezione. È a questo punto che interverrà anche la sperimentazione diagnostica di NTT DATA (Tim), per cui “sarà possibile riprodurre, secondo vari livelli sul corpo del mosaico, tutte le informazioni tecniche utili per eseguire il restauro da visualizzare in tempo reale con soluzioni di realtà virtuale e aumentata” (da nota tecnica diffusa dal MANN). il restauro è sotto la supervisione dell’Istituto Centrale per il Restauro (ICR) e attività diagnostiche sono promosse in rete con l’Università del Molise (UNIMOL) ed il Center for Research on Archaeometry and Conservation Science (CRACS).

INTERVISTA ALLA DIRETTRICE TECNICA DEL RESTAURO AMANDA PIEZZO:

Il Mosaico di Alessandro vedrà quindi valorizzato il suo splendore, come ricorda il direttore del MANN Paolo Giulierini, in un restauro di valenza mondiale. Il valore è quello di un’icona, per noi, ma lo era naturalmente anche per i committenti nel II secolo a.C. Il paradigma è quello dell’Iliade, e il mosaico stabilisce una connessione tra il repertorio mitologico e un elemento della storia. La connessione è forte, c’è l’implicita identificazione di Alessandro con Achille, irresistibile nella sua determinata furia, e di Dario con Priamo, che guarda impotente la tragica fine di un suo cavaliere trafitto nel combattimento (La Rocca, 2010, 335). Ci fa immergere nel mondo classico, come voleva essere visto dai contemporanei, e anche nel lavoro delle officine e degli artigiani, agli ordini dei committenti. Quei milioni di tessere richiamano, una ad una, alla loro fatica, al loro sudore, alla loro arte.

Il restauro del Mosaico di Alessandro in corso al MANN, museo archeologico di Napoli (foto M.Pedicini)

REFERENZE BIBLIOGRAFICHE

La Rocca, E. (2010) Art and Representation. In: Barchesi, A. and Scheidel, W., (eds.). The Oxford Handbook of Roman Studies. Oxford: Oxford University Press

Fox, R.L. (2004). Alessandro Magno, nuova edizione. Torino: Einaudi

Papini, M., a cura di  (2016). Arte Romana. Firenze: Mondadori Università

Pesando, F. e Guidobaldi, M.P. (2006) Pompei, Oplontis, Ercolano e Stabiae. Bari: Laterza

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