mercoledì 28 Settembre 2022

Let’s dig again! – Socialarcheologia – Puntata 1

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Con questo articolo inizia un viaggio tra le realtà social che parlano e discutono (spesso in modo animato) di archeologia. Sono molte e cercheremo di raccontarle, di individuarne le caratteristiche e alla fine di tracciarne una mappa, utile a tutti. Non per mettersi d’accordo, ci mancherebbe, ma per discutere ancora di più!. Iniziamo con un gruppo di giovani che, solo per il fatto di esserlo, ovviamente sono archeologicamente choosy

Innanzitutto il nome: Let’s dig again. Uno di quelli che ti fanno dire, “perchè non ci ho pensato io”. Immediatamente si va a Chubby Checker e al suo twist, tanto per rendere l’atmosfera, non ingessata, non elitaria, e neppure in gloriosa separazione dal mondo. Il team – professionisti spesso già nel mondo accademico – è preparato, e ha voglia di comunicare, di interagire con colleghi e di non battere strade scontate: non divulgazione facile, ma “documentare e raccontare le diverse esperienze dell’archeologia italiana“. Hanno quindi capacità di sintesi, perchè in una frase c’è tutto: la necessità di raccolta di dati, storie ed esperienze nel “documentare”; la coscienza che le esperienze dell’archeologia in Italia sono molteplici e, per fortuna, molto ricche (d’intenti, idee, energie, ovviamente, mica parlo di finanziamenti, non scherziamo); e poi la voglia di raccontarle.

Presenti ovunque

Come raccontano le archeologie italiane le archeologhe e gli archeologi di Let’s dig again (LDA)? Partiti dalla web radio, fondata da Andrea Bellotti e Alessandro Mauro, hanno naturalmente il sito web, che però in questi giorni (dicembre 2020) è palesemente in cantiere di ristrutturazione. Ma sono molto presenti sui social, per parlare a fasce diverse di pubblico interessato: Facebook ha oltre 10mila iscritti, ma non pare essere questo – pur ben curato – il loro terreno principale di battaglia. E’ sulla piattaforma streaming twitch-tv che ultimamente concentrano gli sforzi, puntando molto sul racconto e l’interazione live. E non è un caso, visto che twitch-tv è focalizzata soprattutto sui gamers. Il gaming è parente di AR, di virtruale, ma anche di gamification, ossia tutte quelle attività – serissime – che per comunicare, apprendere e informare sono molto efficienti per “fare engagement”, insomma coinvolgere con una comunicazione non mono-direzionale la propria audience. E’ parente anche di 3D, di big data, di rendering, insomma, di mille cose di cui molti sviluppi dell’archeologia hanno maledettamente bisogno. I titoli dei loro “Let’s talk again” sono spesso molto indovinati, da “C’è vita dopo la laurea?” a “I ferri del mistero”, “I miti dell’archeologia – Antichi alieni cercansi” – “Uncharded Places- alla scoperta della Romagna”. E poi tutorial sul Gis archeologico, temi pù classici di conferenze, e – ovviamente – molti sconfinamenti nel gaming puro, che deve essere una vera passione da quelle parti. Contaminazione, ma con competenza. Li lascia credibili senza sconfinare nel paludato.

Il team

Niente male per gente esperta di archeologia longobarda (Andrea Bellotti, comasco radicato a Siena, anzi “convinto longobardo”) e gente con le mani in pasta a qualsiasi cosa sia di post-classico (Alessandro Mauro, trowel preferibilmente a scandagliare Us tardoantiche e medievali). Su Twitch hanno anche una santa alleanza con Agnese Picco, che poi è l’ater ego di Archeofriendly su Instagram, che LDA ovviamente presidia comunque, con 2.500 follower attuali.

Ora Let’s Dig Again si è trasformata in associazione culturale, e conta anche su Jacopo Scoz, Alessandro Carabia, Luca Luppino, Martina Di Giannantonio, Nicola Lapacciana, Francesca Meli. Forse donne un po’ sottorappresentate per essere nel campo dell’archeologia, ma si potrà rimediare.

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