giovedì 21 Settembre 2023

Il segno del Neolitico nel paesaggio a sud del Garda: il vasto sito archeologico di Tosina

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Per 6.000 anni la loro traccia è rimasta impressa, visibile a tutti, tra le colline moreniche di Monzambano, pochi chilometri a sud del lago di Garda. Era lì, visibile per chi la sapesse vedere. Quando nel 2003 i reperti che iniziavano ad emergere furono mostrati dai proprietari dei terreni al professor Emilio Crosato, preside con una solida formazione archeologica, l’insediamento del Neolitico sul rilievo conosciuto come Tosina iniziò a fare la sua comparsa nelle bibliografie come uno dei più interessanti siti produttivi tra il V e il IV millennio a.C. Una sorta di terminale per la lavorazione delle selci provenienti dai vicini monti della Lessinia, una vera industria pesante della preistoria, e un notevole centro di lavorazione della ceramica. Insomma, un luogo ideale per svelare – se indagato scientificamente – uno squarcio di vita vissuta nel Neolitico da “contadini, allevatori e artigiani”, una “comunità neolitica nei circuiti padani e veneti”. Tra le virgolette c’è il titolo del volume che, a cura dell’archeologa Raffaella Poggiani Keller, fa il punto sul primo decennio di ricerche, tra il 2004 e il 2014.

GUARDA IL VIDEO DEGLI SCAVI ARCHEOLOGICI A TOSINA DI MONZAMBANO

Quando di anni ne sono passati altri 10, alla fine della campagna di scavo 2023, la Tosina continua a dimostrarsi un sito privilegiato per un’indagine multidisciplinare, che ci può raccontare il paesaggio cangiante formato dal passaggio dei ghiacciai, ma anche – per la prima volta – in parte plasmato dalla mano umana, o meglio da generazioni di mani. Raffaella Poggiani Keller, che coordina scientificamente gli scavi, ci mostra come l’attuale planimetria del catasto del comune di Monzambano (per i precisini i mappali 14 e 15) indichi inequivocabilmente l’assetto circolare dell’abitato neolitico. E dal drone, che potrete osservare nel video qui sopra, la conferma visiva è altrettanto chiara. Uomini e donne della Tosina, sei millenni fa, ebbero le energie e le competenze per imprimere la loro traccia, quasi “geologica”, tra queste colline moreniche di meravigliosa dolcezza. Il professor Crosato in tutti questi anni si è speso con l’Associazione Culturale Amici di Castellaro per cucire lo scavo archeologico con le risorse e la curiosità della comunità locale, per condividere i risultati delle ricerche in modo che l’archeologia risultasse veramente partecipata, pubblica, insomma, “di tutti”, al di là delle terminologie più in voga al momento, anche grazie all’apertura mentale dei privati proprietari dei terreni, a cominciare dalla famiglia Arieti.

La Soprintendenza, nel tempo, ha tenuto le fila di una vivace palestra scientifica, dove la ricerca si è concentrata sulla geologia e sull’ambiente preistorico, sulla fauna e sulle risorse alimentari a disposizione della comunità neolitica. Ovviamente importantissimi gli studi sui reperti litici, circa 60.000, che delineano un quadro tecnologico, produttivo e distributivo che coinvolge un’area molto vasta. Insomma, questo centro di lavorazione delle selci della Lessinia ci ha lasciato una fotografia della capacità di iniziativa dell’insediamento della Tosina. Gli scavi, che al momento hanno indagato 1000 metri quadrati sui 50.000 ipotizzati, stanno individuando con chiarezza una grande struttura che, tra pietrame di diverse dimensioni, sembra delinearsi come una sorta di argine, di contenimento e di “confine” a protezione dal paesaggio d’acqua circostante, all’epoca molto esteso. Uno sforzo organizzativo che fa intravvedere una vera capacità organizzativa “comunitaria”. Mancano ancora le sepolture, e le tracce di strutture certamente abitative. La sommità del rilievo sembra “decapata”, insomma, tagliata da secoli di attività agricole, e forse qualcosa in quell’area è perso per sempre. Ma quel che resta, senza dimenticare le numerose forme ceramiche a cavallo tra varie culture (Lagozza, Breno, Vasi a Bocca Quadrata…), è moltissimo, e molto altro ci regaleranno le prossime campagne, con la sempre crescente possibilità di indagare i dati con tecnologie e protocolli sempre più precisi e raffinati. L’abitato della Tosina appare sempre più a fuoco, le piante utilizzate e gli animali allevati e cacciati, gli ornamenti, gli strumenti dell’abitare, le forme: intravvediamo uomini e donne al lavoro, intenti a muoversi nel paesaggio, a scambiare idee e oggetti con altre comunità. Intravvediamo l’archeologia volano per la coscienza e l’identità non retorica di un territorio, come va intesa nel XXI secolo.

Informazioni:

la concessione di scavo è al Museo e Istituto fiorentino di preistoria “Paolo Graziosi”  da parte del Ministero della Cultura

Direttore dello scavo: Raffaella Poggiani Keller

Collaborazione scientifica: Domenico Lo Vetro (Università degli Studi di Firenze)

Funzionario SABAP incaricato: Leonardo Lamanna

Cooordinatore per la sicurezza: Nicola Grani

Coordinamento organizzativo: Associazione Culturale Amici di Castellaro

Proprietà: Marisa Arieti, Roberto Baroni

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