sabato 3 Giugno 2023

Libera circolazione delle immagini del patrimonio culturale pubblico: come firmare petizione

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Appello al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, al Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e alla Ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini in favore della libera circolazione delle immagini del patrimonio culturale pubblico

Qui il link per la petizione delle Consulte Universitarie di Archeologia: COME FIRMARE

Con il Decreto Ministeriale 11 aprile 2023, n. 161[1], il Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano ha definito gli importi minimi dei canoni per la riproduzione dei beni culturali presenti in archivi, biblioteche e musei statali, disciplinata dagli artt. 107-108 del Codice dei beni culturali e del paesaggio.

Il decreto, oltre ad alzare considerevolmente i costi, avrà un impatto negativo anzitutto sulla ricerca umanistica perché sottopone per la prima volta a tariffa la pubblicazione di riproduzioni di beni culturali statali anche nei periodici scientifici, danneggiando in primo luogo i giovani e le loro progressioni professionali.

Il tariffario non solo punisce la ricerca – la quale è a tutti gli effetti la prima forma di valorizzazione del patrimonio culturale – ma contraddice i contenuti del Piano Nazionale di Digitalizzazione (PND), con il quale lo stesso Ministero della Cultura aveva reso gratuito l’uso di riproduzioni di beni culturali statali in qualunque prodotto editoriale a prescindere dalla tipologia di pubblicazione, dal prezzo di copertina e dalla tiratura[2].

Questo decreto è emanato proprio nel momento in cui si sta progressivamente affermando in musei, archivi e biblioteche di tutto il mondo l’adozione di licenze Open Access, che prevedono il rilascio gratuito di immagini di beni culturali per qualunque finalità allo scopo di incentivare lo sviluppo culturale, sociale ed economico della collettività. E’ noto peraltro che, paradossalmente, le richieste di autorizzazioni e canoni concessori fanno lievitare i costi di gestione, rendicontazione e controllo delle pratiche da parte dell’amministrazione statale, generando più oneri che ricavi, come recentemente osservato dalla stessa Corte dei Conti[3].

Anche le prime imbarazzate e oscure precisazioni fornite da MiC non chiariscono affatto i tanti dubbi, sia riguardo al raddoppio o triplicazione dei costi delle fotocopie a stampa per le riproduzioni digitali per uso di studio personale, che quindi risulterebbe confermato, sia riguardo alla delimitazione dell’esonero dal canone alle riviste scientifiche registrate negli elenchi dell’Anvur, limite che non era previsto dal PND, che, al contrario, esonera dal pagamento del canone qualsiasi prodotto editoriale. Cosa succederà per le monografie, per i volumi miscellanei, per gli atti dei convegni, che costituisco gran parte della produzione scientifica in campo umanistico? È evidente un maldestro tentativo rompere il fronte della protesta, introducendo singole deroghe per docenti universitari e affermati studiosi, mentre è in gioco la libertà di ricerca per tutti.

Le limitazioni imposte da questo decreto alla circolazione delle immagini si presentano inoltre come una vera e propria tassa sulla creatività, che da sempre trae ispirazione dalle opere d’arte e provocheranno la marginalizzazione del patrimonio culturale nazionale, dal momento che editori e imprenditori saranno indotti a ricorrere a immagini di istituti stranieri liberamente riutilizzabili, in contraddizione con le misure del governo a favore dell’editoria e dell’industria culturale e creativa e in particolare del “Made in Italy”.

L’inasprimento di dazi anacronistici contrasta con i principi costituzionali che promuovono la diffusione della cultura e garantiscono la libera espressione delle idee, la libertà di ricerca e la libera iniziativa economica. Tanto più che simili restrizioni vengono giustificate dalla necessità di “tutelare il carattere storico-artistico dei beni culturali” facendo ricorso all’art. 20 del Codice, che attiene esclusivamente alla fisicità dei beni culturali ed esclude forme illiberali di controllo sull’uso sociale delle immagini di opere in pubblico dominio, le quali sono beni comuni di natura immateriale e in quanto tali non assoggettabili a vincoli proprietari.

Un grande numero di associazioni rappresentative dei professionisti dei beni culturali e le consulte universitarie del settore hanno già manifestato il loro profondo e preoccupato dissenso. Con questo appello pubblico chiediamo al Presidente Meloni di farsi carico di questi aspetti rilevanti dell’interesse nazionale e al Ministro Sangiuliano di aprirsi al dialogo per rettificare il decreto allineandolo almeno alle gratuità già previste nel Piano Nazionale di Digitalizzazione e permettere ai direttori di musei, archivi e biblioteche di adottare licenze Open Access, le quali si possono considerare autorizzazioni preventive all’uso delle immagini a canone azzerato per qualunque finalità d’uso come raccomandato dalla Corte dei Conti.

Primi firmatari:

Michele Asolati (Università di Padova, presidente Consulta Universitaria di Numismatica)

Jacopo Bonetto (Università di Padova, presidente Consulta Universitaria Archeologia del Mondo classico)

Andrea Brugnoli (coordinatore Movimento “Foto libere per i beni culturali”)

Marina Buzzoni (presidente Associazione di Informatica Umanistica e Cultura Digitale)

Marcoemilio Camera (presidente IAML Italia – Associazione italiana Biblioteche musicali)

Federico Cantini (Università di Pisa, presidente Consulta Universitaria Archeologie postclassiche)

Gian Maria Di Nocera (Università della Tuscia, presidente Consulta universitaria di Preistoria e Protostoria)

Paolo Eleuteri (presidente Consulta universitaria dei Paleografi, Diplomatisti e Codicologi)

Alessandro Garrisi (presidente Associazione Nazionale Archeologia)

Michele Lanzinger (presidente ICOM Italia)

Rosa Maiello (presidente Associazione italiana biblioteche)

Antonella Meniconi (presidente Società per gli studi di storia delle istituzioni)

Serge Noiret (presidente Associazione italiana Public History)

Laura Pani (presidente Associazione italiana dei Paleografi e Diplomatisti)

Enrico Parlato (Presidente Consulta Universitaria di Storia dell’Arte)

Micaela Procaccia (presidente Associazione nazionale archivistica italiana)

Massimiliano Rossi (presidente Società Italiana di Storia della Critica d’Arte)

Luca Sineo (presidente Associazione Italiana Antropologia)

Giuliano Volpe (Federazione Consulte Universitarie di Archeologia)

Melania Zanetti (presidente Associazione Italiana Conservatori e Restauratori degli Archivi e delle Biblioteche)

Carlo Ebanista (Università del Molise, Consulta Universitaria Archeologie postclassiche)

Anna Chiara Fariselli (Università di Bologna, Consulta Universitaria Studi sull’Asia e sull’Africa)

Elisabetta Govi (Università di Bologna, Consulta universitaria archeologia Italia preromana)

Daniele Manacorda (Docente di Archeologia, già Università Roma Tre)

Giorgio Manzi (Sapienza, Università di Roma, Accademia dei Lincei, Associazione Italiana Antropologia)

Andrea Manzo (Università di Napoli L’Orientale, Consulta Universitaria Studi sull’Asia e sull’Africa)

Giacomo Pardini (Università di Salerno, Consulta Universitaria di Numismatica)

Antonella Pinna (referente MAB ICOM Italia)

Alessia Rovelli (Università della Tuscia, Consulta Universitaria di Numismatica)

Lucrezia Spera (Università Roma Tor Vergata, Consulta Universitaria Archeologie postclassiche)

Grazia Semeraro (Università del Salento, Consulta Universitaria Archeologia del Mondo classico)

Ursula Thun Hohenstein (Università di Ferrara, Consulta universitaria di Preistoria e Protostoria)

 

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