mercoledì 8 Febbraio 2023

La Casa dei Vettii a Pompei riapre alle visite dopo ben 20 anni: le molte tappe di un restauro complesso

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“Aperto”. Finalmente. Finora i visitatori si dovevano accontentare delle foto della Casa dei Vettii di Pompei. Per un breve periodo si era messo almeno un piede nell’atrio, riaperto dopo controlli strutturali, e poi nuovamente tutto off-limits, geshlossen, fermée … causa lavori di restauro. Da 20 anni, nei fatti, una delle più importanti domus della città vesuviana non era accessibile. Uno avrebbe potuto leggersi tutti i manuali di storia dell’arte, le guide, gli articoli per farsi ingolosire da affreschi, peristilio, da ambienti arrivati in meravigliose condizioni fino all’epoca contemporanea. Ma entrati a Pompei, porta sbarrata.

Ora i complessi interventi di restauro sono terminati, e la domus riapre. Una grande notizia. Il progetto di restauro era partito dalla (quasi) onnipotente direzione di Massimo Osanna e, scrivono dal parco Archeologico di Pompei ha visto coinvolto in questo lustro  “professionalità tra le più varie, tra archeologi, architetti, restauratori, ingegneri, strutturisti e esperti di giardinaggio, profilandosi come uno dei cantieri più complessi nel panorama dei beni archeologici degli ultimi decenni“.

Inutile nascondersi che l’impossibilità di visitare la Casa dei Vettii fosse una grande ferita aperta, uno dei tanti simboli della difficile fruibilità dei beni culturali italiani, in questo caso in un contesto-vetrina come nessuno per il Paese.

Il restauro della domus

Essere riusciti a cambiare lo stato delle cose è comunque un merito. Cosa si è fatto? Sempre dal Parco Archeologico spiegano che “particolarmente difficile si è rivelata la rimozione di strati di cera apportati sugli affreschi nel passato con l’intenzione di proteggerli e farli risplendere: un metodo di restauro che si è rivelato altamente dannoso e che ha inoltre oscurato molti dettagli delle raffinate pitture, con rappresentazioni di architetture fantastiche e scene mitologiche”.

Poi si è ricreato il “paesaggio familiare” dello splendido peristilio, con le copie delle statue originali non più in situ (compreso il celebre Priapo), risarcendo il colpo d’occhio che dovevano aver vissuto gli studiosi che le scavarono tra il 1894 e il 1896. E visto che i giardini non sono tali senza piante, si sono disposte specie vegetali che allietavano lo spazio prima dell’eruzione del 79 d.C.

Inoltre le coperture e le impermeabilizzazioni, integrate con i materiali antichi. Una nuova importante illuminazione, con valore di esaltazione dei celebri affreschi ma anche di sicurezza. Affreschi che, come è ovvio, sono stati il fuoco delle attenzioni

LA FOTOGALLERIA SU IMMAGINI DEL PARCO ARCHEOLOGICO (Luigi Spina e Silvia Vacca)

Aggiungiamo qui alcune note fornite dal Parco Archeologico per l’occasione della riapertura:

La casa dei Vettii apparteneva a Aulus Vettius Conviva e Aulus Vettius Restitutus, probabilmente due liberti, divenuti ricchi con il commercio del vino. Lo sfarzoso arredo pittorico e scultoreo della casa, dunque, riflette anche la ricchezza del territorio della città, dove si produceva il vino per l’esportazione in tutto il Mediterraneo, e la mobilità sociale, che consentiva a due ex schiavi di salire ai livelli più alti della società locale.

Non mancano tracce della vita degli ultimi, tra le quali spicca un ambiente adiacente alla cucina, nel quartiere servile, decorato con quadretti erotici.  L’ambiente, in passato, fu dotato di una porta di ferro per consentirne l’accesso ai soli uomini adulti, barriera rimossa solo pochi giorni prima della riapertura della casa. Si è ipotizzato che l’ambiente servisse per la prostituzione, ipotesi che sembra trovare riscontro nel rinvenimento, sulla parete sinistra del vestibolo, di un’iscrizione in cui una donna di nome Eutychis, “greca e di belle maniere”, veniva offerta per due assi (Eutychis Graeca a(ssibus) II moribus bellis). Una testimonianza che Pompei offre, oltre alla bellezza dell’arte e dell’architettura antica, della società dell’epoca con le sue stratificazioni e costumi.

Il “padrone di casa”, Gabriel Zuchtriegel, direttore del Parco Archeologico ricorda che “la casa dei Vettii è la storia del mondo romano rinchiusa in una casa, la ‘casa museo’ della romanità per così dire: ci troviamo affreschi mitologici e sculture in bronzo e in marmo, di eccezionale qualità artistica, che parlano del rapporto complesso tra modelli greci e rielaborazioni romane, ma anche la vita economica e sociale della città. I proprietari, liberti e dunque ex schiavi, sono espressione di una mobilità sociale che due secoli prima sarebbe stata impensabile. Diventano ricchi con il commercio di prodotti agricoli del territorio intorno a Pompei, ma quanto pare nella loro casa fu esercitata anche la prostituzione, da parte di una schiava greca, che apparteneva ai gruppi più deboli della società.”

Per il direttore generale dei Musei Massimo OsannaÈ una riapertura epocale che segna il termine di una storia di restauro lunga e travagliata, che negli ultimi anni si è avvalsa del modello vincente del Grande Progetto Europeo, sia nella gestione dei finanziamenti sia delle risorse umane, ma con la differenza che in questo caso il tutto è stato gestito, dalla progettazione agli interventi, con le forze interne del Parco. Un passaggio fondamentale che suggella l’autonomia e il successo della gestione ordinaria di Pompei, ormai esempio riconosciuto a livello internazionale”.

La riapertura della Casa dei Vettii – dichiara il Ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano – è il coronamento di un percorso pluriennale di pieno recupero degli Scavi di Pompei. Da oggi il pubblico potrà tornare ad ammirare un ambiente unico nel suo genere, inaccessibile da vent’anni. Ringrazio il personale del parco archeologico per aver reso possibile questo autentico regalo al mondo”.

I tesori archeologici di ArchaeoReporter per il 2023: ecco il nostro nuovo trailer

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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