mercoledì 8 Febbraio 2023

Il Patrimonio Invisibile: cataloghi attivi per dare voce alle nostre città

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Durante l’ultima edizione della Biennale di Venezia i visitatori potevano contare su un servizio molto particolare: “il catalogo attivo”. Contrariamente a quanto possa sembra in quest’epoca iper-tecnologica, il “catalogo attivo” altro non era che una serie di “operatori”, opportunamente formati e competenti, che fornivano ai visitatori informazioni sulle opere esposte, spesso non lesinando informazioni e interpretazioni anche più verticali.

Era un modo per rendere “umano” un processo di interpretazione dell’opera che oggi è quasi esclusivamente affidato ai mezzi digitali.

Questa tipologia di intervento potrebbe essere estremamente utile per quei territori, come molti nel nostro Paese, caratterizzati dall’elevata presenza di monumenti, piazze ed edifici dall’alto valore culturale, storico, artistico e simbolico, e che tuttavia passano quasi inosservati.

Spesso, infatti, quando si pensa al Patrimonio Culturale, si tende ad identificare in modo prioritario un insieme di luoghi che tuttavia rappresenta soltanto una parte della nostra eredità culturale. Malgrado l’inestimabile valore di tali luoghi, o di specifici oggetti mobili e immobili, è invece necessario ricordare quanto sia l’intero ambiente costruito a rendere il nostro Paese così unico. Colosseo, Uffizi, Brera, non sono cattedrali nel deserto: i nostri più importanti monumenti si inscrivono in un territorio estremamente stratificato. Per raggiungere tali edifici-simbolo, cittadini e turisti percorrono strade che, frequentemente, posseggono una valenza cultuale e simbolica che, pur arricchendo l’esperienza di visita (o di vita, nel caso dei cittadini), spesso rimangono input “muti”, la cui voce è spesso affidata ad anonime ed ipertecniche descrizioni giallo-vecchiume.

L’avvento delle tecnologie, e soprattutto quelle dimensioni più prettamente collegate all’Internet of Things permettono e sempre più permetteranno di immaginare soluzioni digitali per la valorizzazione di questi luoghi: notifiche push sul proprio cellualre, QR-Code per accedere ad audiodescrizioni, ricostruzioni virtuali ecc.

Per quanto tali dimensioni siano destinate ad essere sempre più presenti, al momento sono numerose le difficoltà che hanno, nei fatti, fatto sì che l’adesione a tali strumenti si rivelasse soltanto parziale: criticità in termini di sicurezza, proprietà dei dati, in termini di sviluppo e utilizzo imprenditoriale delle informazioni, ecc.

Ciò che però tali rivoluzioni hanno già reso possibile, è la consapevolezza che è possibile valorizzare istituzioni e luoghi ad oggi non pienamente valorizzati, e che a differenza delle istituzioni culturali, non presentano una struttura organizzativa che consenta di poter strutturare i servizi necessari, né tantomeno potranno mai rappresentare una concreta opportunità di investimento per le organizzazioni che si occupano di creare visite guidate.

Queste constatazioni lasciano emergere come sussistano, in questo caso, tutti i presupposti affinché il settore pubblico possa intervenire per la valorizzazione del territorio, senza interferire con il normale svolgimento delle attività imprenditoriali.

Predisporre un servizio di “catalogo attivo cittadino”, infatti, significherebbe individuare, secondo gli strumenti più adatti, soggetti che, nelle fasce orarie e nei periodi dell’anno caratterizzate da una maggiore presenza di cittadini e turisti, possano “raccontare” un edificio o un gruppo di edifici a chi ne chieda informazioni.

Un servizio che, è bene precisarlo, non andrebbe a sostituire le visite guidate, quanto piuttosto andrebbe a sostituire i già citati cartelli illeggibili che già sono presenti nei percorsi pedonali delle nostre città.

Andrebbe sicuramente prestata grande attenzione alle modalità di selezione dei cataloghi attivi, scongiurando qualsiasi “mismatch” tra il servizio richiesto e i professionisti coinvolti, evitando sia il ricorso a persone con scarsa o nulla competenza, sia gli eccessi opposti.

Se opportunamente strutturato, infatti, un percorso di questo tipo rappresenterebbe probabilmente un maggior valore aggiunto per i cittadini più che per i turisti che tenderanno sempre a preferire delle soluzioni che consentano loro di approfondire il più possibile nel minor tempo disponibile.

I cittadini, invece, passeggiando lungo le strade della propria città, potranno soffermarsi su alcuni dettagli di edifici che vedono da sempre e di cui ignorano la storia. Utilizzare la “mappa” dei cataloghi attivi per andare a scoprire parti di città che invece frequentano poco. Decidere di trascorrere un po’ di tempo libero passeggiando in città piuttosto che in un centro commerciale.

Ponendo i giusti limiti, ed evitando barricate di autotutela da parte degli operatori, un servizio di questo tipo potrebbe anzi incrementare la curiosità da parte dei cittadini, ed incrementare quindi anche la partecipazione culturale complessiva, che nel nostro Paese, è bene ricordarlo, è tutt’altro che elevata.

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