mercoledì 8 Febbraio 2023

Le dieci scoperte archeologiche più interessanti del 2022 per ArchaeoReporter. E quattro bugie.

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Ecco le 10 scoperte archeologiche più importanti del 2022 secondo Archaeoreporter. Questa frase contiene quattro bugie e una verità, ossia quella che, per l’appunto, si tratta di una nostra valutazione, secondo il vasto ma ristretto orizzonte di ciò che abbiamo trattato negli ultimi 12 mesi.

La prima bugia è che in effetti non parleremo (solo) di scoperte archeologiche perché l’archeologia non ha bisogno della retorica della “scoperta” e dello “scavo straordinario” per essere interessante dal punto di vista scientifico e persino mediatico. Una delle cose più importanti che possano capitare in campo archeologico è -ancora più di una “scoperta” – la diffusione e la presa di coscienza della scoperta stessa. La sua valorizzazione, la sua condivisione con il territorio, ben oltre la comunità scientifica. Noi non abbiamo in questo caso una classifica, una Top Ten dell’archeologia, con un’unica eccezione, che è il primo posto

1.Il premio Nobel a Svante Pääbo,

Il Nobel a Pääbo, assegnato per avere aperto un nuovo campo di ricerca, la paleogenomica, è stato di gran lunga la notizia più importante per l’archeologia nel 2022. Visto che non esiste un Nobel per l’archeologia il premio, giustamente, è quello per la medicina, allo scienziato che attraverso il DNA mitocondriale, e successivamente grazie all’analisi del DNA nucleare, ci ha svelato il genoma dei Neanderthal. E ha aperto frontiere impensabili, solo 20 anni fa, alla ricerca sull’evoluzione umana e per l’archeologia

Qui l’articolo che il professor Marco Peresani ci aveva scritto all’indomani dell’annuncio del Nobel

Svante Pääbo, premio Nobel per la Medicina: 5 motivi per cui paleogenetica e archeologia gli devono molto. Il ruolo della Grotta di Fumane

 

2. San Casciano dei Bagni oltre i suoi bronzi

La retorica della “scoperta” emerge invece prepotentemente con lo tsunami mediatico sugli scavi, in corso da anni, a San Casciano dei Bagni. La grandissima mediaticità, di cui gli archeologi coinvolti non possono che beneficiare, ha però un lato della medaglia problematico: quello che lo scavo, realizzato con uno sguardo multidisciplinare, moderno, attento all’archeologia dei paesaggi sia “esterni” che “interni” (ci riferiamo al paesaggio del sacro), sia identificato solo come “la scoperta dei bronzi di San Casciano”, quando sappiamo, assieme ai suoi attivissimi ricercatori, che è molto di più. Qui entra in gioco anche il come si comunica l’archeologia, come la si finanzia, come si programma la ricerca. Lo sforzo è sempre quello, sradicare la logica del “Guarda il tempo e il denaro che si perde per ‘sti quattro sassi e una buca, San Casciano sì che ha dei bei bronzi”. Il fantastico lavoro archeologico a San Casciano dei Bagni ha vinto la sua battaglia, ma perchè non vincere la guerra? Per questo attendiamo con grande interesse e speranza quanto da San Casciano potrà raggiungere i cittadini in termini di archeologia olistica, ossia attenta alla globalità della sua ricerca, al di là dell'”oggetto” e del “tesoro”. Sappiamo che gli archeologi che curano il progetto ne sono ben consci, al di là di “esclusive” giornalistiche, di documentari patinati e del piacevole clamore della scoperta stessa. A questo link un nostro articolo sull’annuncio dei risultati dello scavo a San Casciano dei Bagni

Una seconda bugia che abbiamo scritto in apertura di questo pezzo, è che le notizie (quindi non “scoperte”) siano 10. Sono centinaia, migliaia, in tutto il mondo. Parliamo però solo di ciò che abbiamo visto e, soprattutto, seguito di persona. Importante: ne avremmo seguite altre, anche molte altre, ma non è ancora scontato, nell’archeologia italiana del XXI secolo inoltrato, che te le facciano seguire. Quindi è una classifica “dalla nostra finestra”, anche perchè, permetteteci, non è che quelle classifiche globali che abbiamo visto (per esempio quella di Archaeology, o altre) ci facciano impazzire. Modestamente, raccontiamo quanto è “passato” sotto la finestra di ArchaeoReporter.

3. La grande Necropoli Romana nel centro di Padova

Questo scavo con oltre 200 tombe romane tra il I e il II secolo d.C. nel centro della città che diede i natali a Tito Livio lo prendiamo come simbolo di quanto possa raccontare l’archeologia urbana in Italia. Uno scavo che abbiamo seguito sul campo per mesi, mantenendo il riserbo che ci aveva chiesto la Soprintendenza per motivi di sicurezza dei reperti stessi. Una Soprintendenza che ringraziamo per la lungimiranza: poter raccontare l’archeologia mentre la si fa è un valore aggiunto. Un grande impegno da parte di Archaeoreporter, ma speriamo ripagato da un racconto di una archeologia viva, nelle sue fasi e con enorme riscontro di visualizzazioni. Vi mettiamo qui uno dei quattro video già prodotti, in attesa del quinto:

 

4. La presentazione del Tesoro di Como

Potrete dirci che il Tesoro di Como, le 1000 monete imperiali d’oro e i gioielli della tarda romanità, non è stato ritrovato quest’anno. Giusto. Anche qui ci colleghiamo alla prima “bugia”, quella della scoperta. Aver presentato i risultati degli studi della scoperta archeologica è forse ancora più importante della scoperta stessa. Quante “scoperte” restano neglette e non pubblicate, di fatto inutili per la cittadinanza che non ne sa nulla e per gli studiosi che non possono accedere ai dati. Questa di Como è un’eccezione, per di più con dati facilmente leggibili nel Portale Numismatico dello Stato. Qui uno dei video sul Tesoro di Como. Ora tocca alla musealizzazione…

E a questo link un articolo speciale riassuntivo.

5. La fine degli scavi alla villa romana di Negrar con i suoi mosaici

La Villa Romana di Negrar, con i suoi splendidi mosaici tra le vigne, ha di fatto concluso (anche se si potrebbero esplorare ancora pertinenze rurali) il suo lungo lavoro di scavo. I mosaici sono stati presentati nella loro interezza e, anche grazie al notevole aiuto dei proprietari dei terreni, li si sono protetti provvisoriamente. Ma ora c’è l’altra sfida, quella della valorizzazione. Come renderla visitabile, come un’esperienza di territorio e archeologia, in modo da rendere merito al grande lavoro di ricerca e all’interesse della struttura? Non bastano “due tettoie” magari disegnate da un bravo architetto. E non basta una conferenza per fare di un sito archeologico un’esperienza partecipata e radicata nella comunità di appartenenza. Questa la sfida, che dovrà saper cogliere sia la Soprintendenza che – soprattutto – le amministrationi territoriali. Non basta chiedere “ci pensi lo Stato”

QUI IL VIDEO “CELEBRATIVO” DI QUATTRO ANNI DI SCAVI ALLA VILLA DI  NEGRAR:

Una terza bugia è quella sull’importanza delle notizie. Prendiamo ad esempio il prossimo punto della nostra personalissima e incompletissima lista

6.L’archeologia delle strade: la Salaria Vetus, l’Appia e le altre

Il basolato emerso da un trafficatissimo tratto di strada urbana ai Parioli, a Roma, un possibile tratto della Salaria Vetus, ha fatto il giro del mondo. Si tratta dell’Urbe, si tratta della strada ben conservata, e si tratta di un contrasto antico-moderno molto fotogenico. Anzi, vi mettiamo il nostro video qui sotto:

Interessante, anche, lo scavo, a Rimini, di un tratto della via Ariminensis. C’è da dire che l’importanza dello scavo di una strada lo si apprezza anche senza che emergano basolati, come il grande scavo che indaga il contesto del primo miglio della via Appia, a stretto contatto con le Terme di Caracalla. Una ricerca che scava uno spazio di Roma dall’età Napoleonica in giù, e che fornirà importanti dati sulla storia della capitale, con un grande pregio aggiuntivo: la grande attenzione alla comunicazione dei risultati “in tempo reale”, coinvolgendo il più possibile la cittadinanza  QUI IL LINK ALL’ARTICOLO . Senza dimenticare gli scavi nell’area delle strade stesse, come quelli in corso al Parco della Caffarella, sempre sull’Appia Antica (qui il link) e al Castrum Caetani (link al VIDEO).

7. L’Ipogeo dei Cristallini e la Neapolis da valorizzare

L’importanza del restauro, della tutela, della valorizzazione e della vicinanza al pubblico la si più notare benissimo, per esempio, al Rione Sanità-Borgo dei Vergini a Napoli, dove quest’anno si può visitare l’Ipogeo dei Cristallini, nell’area in cui ci si immerge nella Neapolis ellenistica. Un restauro e un’apertura valgono quindi una “scoperta”.

IL VIDEO SULL’IPOGEO DEI CRISTALLINI A NAPOLI

Non solo i Cristallini, perché l’archeologia dal territorio, dal “basso” (in senso anche letterale visto che parliamo di ipogei!) va vissuta nel contesto di un territorio, una città, un quartiere. A pochi metri dai Cristallini ci sono anche l’acquedotto nascosto del Serino QUI IL LINK AL VIDEO e le camere sepolcrali che vengono tenute aperte con la passione di privati coinvolti con tutto il quartiere e con la supervisione della Soprintendenza

LE CAMERE SEPOLCRALI ELLENISTICHE DEI “TOGATI” A NAPOLI

8. L’archeologia della siccità: dal semicingolato tedesco della Seconda Guerra Mondiale al salvataggio delle antiche piroghe

L’archeologia deve fare i conti con i cambiamenti climatici, al di là delle valutazioni. La lunga siccità dei fiumi al Nord quest’anno ha causato non pochi problemi all’archeologia, si veda il salvataggio delle piroghe sul fiume Oglio (link), un opportuno intervento di emergenza deciso dalla Soprintendenza anche grazie alla collaborativa segnalazione dei cittadini. E qualche opportunità, come quella che, sul fiume Po, ci ricorda che l‘archeologia non ha limiti temporali, visto che nei resti del semicingolato tedesco della seconda guerra mondiale recuperato tra Veneto e Lombardia, grazie alle correnti del fiume, alla fine ci è finita anche una ceramica protostorica.

Dall’”ammasso di ferraglia” al tesoro di informazioni: sul semicingolato tedesco recuperato dal Po in secca anche la mimetizzazione bianca della campagna di Russia

La quarta “bugia” è che le scoperte siano del 2022. O meglio, le scoperte hanno un’onda lunga, e al di là del ritrovamento di un “tesoro” gli scavi di ricerca sono sempre quelli che possono dare maggiore soddisfazione, negli anni precedenti, nel 2022 e nel 2023. Potremmo dire che questo vale per i grandi scavi universitari, come a Nora in Sardegna QUI IL LINK, le campagne all’acropoli di Cuma (Link) oppure sulle Alpi .

9. Piuro, tra antropizzazione delle Alpi e le forze della natura

Le indagini sul paese sepolto da una gigantesca frana nel 1618, Piuro, sono continuate con risultati molto interessanti anche nel 2022, ma continueranno ad essere interessanti anche nelle campagne di scavo a venire. Al di là della denominazione di “Pompei delle Alpi”, che consigliamo agli archeologi di non usare, Piuro è veramente una ricerca-pilota per raccontare un paese (ricco) scomparso nelle Alpi, la sua gente, la sua economia legata alla pietra ollare e non solo, il suo rapporto con quello stesso territorio che ha poi causato la sua scomparsa

GUARDA IL VIDEO DEL SITO DI PIURO

 

10.Monti Lucretili, pastori, neve e paesaggi scomparsi alle porte di Roma

Lo stesso discorso lo potremmo fare per i Monti Lucretili, alle porte di Roma. Possiamo dire che la decima “scoperta” è che l’archeologia dei paesaggi non smette di affascinarci. Abbiamo imparato, da questi sopralluoghi fatti con Roma Tre, che l’archeologia parla di noi e del nostro continuo e cangiante rapporto con il mondo che ci circonda. Così, a pochi chilometri da Roma, sappiamo dove cercare le tracce dei pastori, delle antiche coltivazioni, case, chiese, fortezze, venditori di neve e altri squarci di vita che non troviamo sulle guide turistiche ma che raccontano delle generazioni passate e della loro eredità nel presente

LO SPECIALE SUI MONTI LUCRETILI:

Il segreto di Montefalco, il castello “diventato paesaggio” alle porte di Roma. Il progetto di landscape archaeology sui Monti Lucretili

Da ultimo, La bugia più grande è questa classifica, perché mancano cento siti, mille ricerche e un milione di progetti. Ma c’è una soluzione, visto che è anche un po’ colpa vostra: nel 2023 mandate una mail a redazione@archaeoreporter.com. Ci chiamate sul vostro scavo, noi chiediamo tutti i permessi possibili e immaginabili e veniamo a raccontarvelo. L’archeologia, mentre la si fa.

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