mercoledì 8 Febbraio 2023

Ancient Apocalypse: un prodotto di fiction spacciato per documentario, destinato a fare danni irreversibili. Un errore di Netflix

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Non può esserci nulla di peggio di Ancient Apocalypse, una serie di pseudo documentari archeologici condotta da Graham Hancock, un pessimo giornalista (ormai ex) che agisce da pseudo archeologo, con un prodotto ben confezionato da professionisti del video ben lontani dallo spirito del documentarista, del reportage e, a maggior ragione del giornalismo scientifico. Praticamente per chi, come lo scrivente, s’impegna a raccontare con video l’archeologia “mentre la si fa”, la visione di Ancient Apocalypse è come incontrare Belzebù in persona, il Male, un viaggio nell’antimateria, un caso di studio antropologico di come certi spettatori siano portati a credere a qualsiasi narrazione non suffragata da prove se questa narrazione è ben confezionata con gli artifici retorici tipici della fiction, in questo caso per immagini.

Le teorie di questo Graham Hancock, un 72 enne laureato in sociologia, sono raccontate in due righe: tutte le strutture antropiche antiche più “iconiche” della Terra sarebbero opera di una civiltà apparsa prima dell’ultima glaciazione e poi “perduta”. Da qui, senza mai uno straccio di prova ma con immagini stupendamente girate – una sorta di lungo videoclip per ritmo e inquadrature – la teoria si svolge per ben otto puntate della serie. Fin dalla prima di queste puntate l’Indiana Jones de Noartri mette le cose in chiaro, in sintesi: “gli archeologi sono tanto cattivi e parlano male di me, mi attaccano perchè sovverto le teorie consolidate della scienza” e via di questo passo. In realtà già dalle prime frasi il buon Hancock dice falsità. L’archeologia da quando esiste si è rivoluzionata più e più volte, non è neppure necessario che “Graham l’esploratore” si legga un manuale di teoria dell’archeologia per apprenderlo, basterebbe il buon senso. Quante volte si è messa in discussione criticamente la ricerca sulla Preistoria man mano che nuove tecniche, strumenti e metodologie venivano messi a disposizione della scienza? La critica sui metodi “coloniali” dell’archeologia, l’archeologia di genere, la rilettura dei movimenti migratori e via di questo passo? L’archeologia, come scienza, non dà mai niente per scontato, chiede solo una cosa: prove a sostegno delle sue ipotesi, ben sapendo che restano ipotesi. L’archeologia si sa sovvertire da sola, non ha bisogno di chi si autodefinisce “il nemico numero uno degli archeologi”. Nessun archeologo pensa al furbo Graham come un nemico, è solo un diffusore di ciarpame dannoso per la scienza in genere.

Gli archeologi e altri studiosi hanno più volte smontato pezzo a pezzo le bufale sparse a man basse da Hancock, e sul web trovate i debunking facilmente (edit: per esempio qui, qui e qui), soprattutto in lingua inglese. E già è molto che sia perso tempo per analizzarlo, anche se da un certo punto di vista è un dovere. Ovviamente, visto che si tratta di gigantesche stupidaggini ben condite per gonzi, i libri dell’ex-giornalista (sempre mia valutazione soggettiva) hanno stravenduto, e la serie prodotta da Netflix è molto spinta. Ed è un peccato, perchè molti dei documentari trasmessi dalla piattaforma sono di grande livello. Al punto che dalla comunità scientifica si sono levate più voci per chiedere al colosso dello streaming di cambiare la classificazione, da “documentario” a “fiction” (non lo faranno, il figlio di Hancock oltretutto lavora per Netflix).

Testate britanniche come The Guardian, ritengono Ancient Apocalypse “the most dangerous show on Netflix”. Appunto, si badi, “show”, non “documentario”. Perchè questa affermazione sulla sua pericolosità?  Perché, spiegano, sembra un prodotto fatto apposta per inserirsi nel mainstream (io lo ritengo, infatti, il vero mainstream) cospirazionista, perfetta sponda per gli “iconoclasti anti-poteri-forti” e complottisti di ogni genere, un’audience non del tutto definita ma molto vasta.

Nulla di nuovo. Un misto di fantarcheologia alla Peter Kolosimo, teorie Atlantidee da fine ottocento, rifiuto – già circolato tra i nazisti e tra i teorici del colonialismo –  della possibilità che civiltà africane possano aver costruito grandi monumenti come le piramidi (o altrove Göbekli Tepe) “perchè non in grado” e quindi per forza derivati da una civiltà “superiore” naturalmente perduta e quindi “nascosta” dalla scienza.

Perchè una serie addirittura pericolosa, e non solo ridicola come alcune produzioni italiane? Perchè se il comico in certi programmi televisivi nostrani con lo “scopritore di misteri” a sparare scempiaggini, muovendosi goffamente in qualche cunicolo, è autoevidente, in Ancient Apocalypse la mascheratura fatta da professionisti del video, con grande abilità produttive, risulta più seducente, quindi più insinuante in menti non allenate al pensiero critico di base. Intendiamo quel pensiero critico che può offrirti un buon insegnante delle superiori, non c’è bisogno del mondo accademico.

Ce n’è abbastanza per argomentare che la serie è una pacchianata pericolosa fin quando verrà approcciata come documentario con basi solide? Se no ci mettiamo anche noi a fare pezzi acchiappaclick con “Piccola Pompei”, “Mistero”, “Enigma” e “mondi perduti” applicati all’archeologia, e decuplichiamo subito le visualizzazioni.

Edit: il 2 gennaio 2023 abbiamo aggiunto tre link al debunking delle tesi di Ancient Apocalypse per argomentare ulteriormente.

Il 4 gennaio abbiamo aggiunto link alla lettera in cui la Society for American Archaeology chiede a Netflix di riqualificare lo pseudo-documentario come fiction

Giornalismo e Archeologia: le 10 espressioni che fanno infuriare

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9 Commenti

  1. Questa non è una recensione, ma lo sfogo infantile di qualcuno che, alla pari di un bamboccio che ha perso a calcio balilla all’oratorio, non riesce ad accettarlo e pesta i piedi farfugliando cose senza senso. Che spreco di spazio sul web, non uno straccio di argomentazione o di umiltà..un bel consiglio: ordinatevi una bella confezione di pantoprazolo ed andate a leggere Topolino.

    • volevo scrivere un commento su questo articolo inutile , ma dopo aver letto il tuo non credo ci sia bisogno di aggiungere altro .

      spero che anche io riesca ad onorare la TUA recensione Angelo

      • L’hai onorata leggendo il pezzo, e ti ringrazio. Magari, Luca, avresti potuto trarne qualche giovamento andando ai link con le argomentazioni, visto che in questi due commenti argomentazioni in senso contario latitano.

  2. Sapete chi era Heinrich Schliemann? Un commerciante appassionato di Omero che con i propri soldi scoprì l’esistenza della città di Troia, mentre tutta la cultura meinstream dell’epoca lo derideva. Il mio consiglio:umiltà e mente aperta. La scienza non deve essere dogma, il vero scienziato è aperto ad ogni ipotesi

    • Sì lo sappiamo chi fu Heinrich Schliemann. Paragone del tutto fuori luogo. Si finanziava gli scavi, trovava reperti, e poi li divulgava attraverso gli (scarsi) strumenti interpretativi dell’epoca. E s’inventava anche qualcosina. Questo signore invece non ha finanziato nulla (se non il suo conto corrente), non ha scavato nulla, non porta nessun argomento se non teorie complottiste trite, ritrite e mille volte confutate. L’umiltà sta anche nel non abboccare al primo imbonitore di passaggio.

  3. Dopo essermi preso la briga di vedere questa serie non posso che essere d’accordo con questa recensione.
    Questo signore, più o meno volutamente, non posso saperlo, ha le idee molto confuse. Ad esempio nella prima puntata vuole datare rocce basaltiche col C14, ignorando il fatto che il C14 data solo resti organici. Subito dopo si spinge a datare dei carotaggi (data la terra?). Ci sarebbe tanto altro da commentare, ma preferisco non dilungarmi troppo. Tutto sommato la serie risulta essere anche divertente, il problema è che c’è gente che ci crede! D’altro canto la gente crede agli oroscopi, alla terra piatta e al fatto che la juve abbia vinto più di 30 scudetti onestamente 😉 cosa possiamo pretendere?

  4. https://grahamhancock.com/hancockg22-saa/
    Ecco, magari…

    Credo ci sia moltissima presunzione nel volere trattare lo spettatore come una pecora credulona, prona ad assorbire qualunque cosa veda come la verità assoluta, senza nemmeno considerare che laddove non ci siano reati, come la diffamazione e altre fattispecie che implichino pericolosità di qualche tipo per la società, occorra serenamente accettare che si offrano alternative alle lacune che la scienza umana palesemente presenta in tanti settori.

    Del resto, tutto possiamo definirci tranne una civiltà evoluta, se solo pensiamo a quale costo siamo ancora costretti a produrre l’energia che ci occorre per sopravvivere. Ebbene, se occorre, come occorre, guardare sempre avanti in vista di avanzare le frontiere della conoscenza, nessuno può nemmeno arrogarsi il diritto di presumersi al di fuori di qualsiasi possibilità di errore, dubbio o validità di teorie alternative, specie quando così tante domande rimangono senza risposte definitive e incontrovertibili.

    La docuserie di Hancock è suggestiva e può essere valutata liberamente da chiunque la guardi, senza per questo sentirsi in grado di mettere in discussione la scienza ufficiale, che è rappresentata da uomini, proprio come Hancock e gli altri scienziati che egli ha intervistato.
    Fare di tutta l’erba un fascio, mettendo assieme ipotesi e tesi, argomentazioni primarie e quelle di supporto, denigrando Hancock e il suo lavoro solo perché presenta teorie non sposate dalla scienza ufficiale non è opera tanto più meritoria della stessa opera di Hancock.
    Per non parlare della squallida associazione con il concetto di complottismo nelle varie declinazioni, che ai giorni nostri è diventata una piaga sociale indicibile. E in questo, siamo proprio sicuri che la scienza ufficiale non abbia responsabilità?

    Ho guardato la serie con interesse e capisco anche (guarda un pò) come si sviluppa in me la fascinazione che quel tipo di prodotto esercita sul mio intelletto, in primis la qualità suggestiva della stessa produzione narrativa e cinematografica. Non per questo mi sono sentito all’altezza di giudicare la scienza ufficiale o la verità di quello che stavo guardando, né tantomeno mi sono sentito un esperto di archeologia, ma la visione mi ha fatto riflettere, mi ha stimolato a collegare altro genere di conoscenze e questo non può che essere un bene.

    Infine, se l’archeologia ufficiale non è in grado di competere con il tipo di produzione dell’Antica Apocalisse e in questo modo magari attrarre curiosità e interesse sui propri risultati e sul proprio stato evolutivo, denigrare chi invece riesce a creare attenzione non mi sembra un modo granché onorevole di affrontare il problema. Personalmente, anziché leggere la lettera della Society for American Archaeology farebbe più piacere vedere una docuserie della SAA altrettanto ben fatta e intrigante.

    Ma questa è l’opinione di una pecora spettatrice di Netflix.

    • La scienza “ufficiale” (la chiamerei “scienza”, e basta, la “non ufficiale” non esiste, non è scienza) è rappresentata da uomini, dice. Verissimo. Anche da donne, per la verità. Uomini e donne che, però, hanno studiato l’argomento. Hanno applicato dei metodi scientifici, formulato delle ipotesi (discutibili, e infatti lo sono sempre) sulla base di evidenze che noi, immodestamente, chiamiamo “scientifiche”. Hancock, no, non ha studiato. Non applica metodi scientifici. Farfuglia sciocchezze. Non è uguale a loro. Fa solo spettacolo. Sulla “narrativa”, come scriviamo, ottimo prodotto confezionato da gente del mestiere (del video, intendiamo). Ma è una bella confezione per un pessimo contenuto. Anzi, per un contenuto fasullo. Senza se e senza ma. Fuffa ben confezionata. Piace? Liberi tutti, è fiction, ma la qualifichino come tale. Non certo come “documentario”.

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