mercoledì 8 Febbraio 2023

Nuovi modelli di sviluppo societario per l’archeologia

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La maggior parte del nostro patrimonio archeologico musealizzato è gestito attraverso organizzazioni private che, per appalto o per concessione, sviluppano servizi di accoglienza, informazione, biglietteria, didattica, bookshop e comunicazione. Nel tempo, i modelli che si sono affermati sono principalmente due: da un lato la dimensione societaria, e tendenzialmente la Società a Responsabilità Limitata, dall’altro le cooperative. Da quando sono sorti, però, il mondo del lavoro è profondamente mutato. Per citare solo due fenomeni, si pensi, ad esempio, a quello delle start-up e alle dinamiche che contraddistinguono il mondo dei lavoratori autonomi.

Per meglio comprendere il fenomeno, si pensi che, a fine 2021, circa 370 mila persone fisiche risultavano titolari di Partita Iva: numeri certo lontani dai picchi del 2014, quando il dato era all’incirca di 432 mila persone, ma si tratta pur sempre di un dato che rivela un importante dinamismo, registrando un aumento di poco più del 10% rispetto all’anno 2020.

Senza entrare in dettagli di natura tecnica, è ragionevole argomentare quanto siano molteplici ed eterogenei i fattori collegati a questo fenomeno: dalla presenza di posti di lavoro disponibili all’incremento degli anni dedicati alla formazione, passando per l’incremento del totale dei laureati e per la presenza di condizioni fiscali agevolate, fino ad arrivare all’emersione di fenomeni di politica economica, come gli incentivi ad aprire nuove società, ed elementi di natura culturale, come l’affermazione di una cultura dell’auto-impiego, in parte favorita dalle scelte in termini di incentivi, in parte nata in antitesi ad una cultura del “posto fisso” che, in qualche modo, ha caratterizzato la storia recente dell’Italia del lavoro.

Combinando tali elementi, e valutando le aspettative del ciclo economico per i prossimi anni associato alle potenziali modifiche alle attuali politiche di sostegno, emerge dunque che un incremento del numero di liberi professionisti possa conoscere anche un potenziale incremento, soprattutto in ambiti disciplinari in cui l’offerta di lavoro (e quindi il numero di persone che forniscono il proprio lavoro), supera l’effettiva domanda (e quindi il numero di organizzazioni che ricercano dipendenti), condizione che tra l’altro inficia anche il potere contrattuale del lavoratore, inducendolo ad accettare condizioni sub-ottimali (è un eufemismo). Queste condizioni lasciano emergere un perimetro di riflessione relativo alle potenziali strutture organizzative da poter coinvolgere all’interno di concessioni e appalti per la gestione delle aree archeologiche cosiddette “minori”. Aree che richiedono, spesso, un rischio imprenditoriale elevato in termini di costo delle risorse umane, che scoraggia piccoli soggetti imprenditoriali, o che, in ogni caso, comporta una sostanziale concentrazione dell’esposizione finanziaria dell’imprenditore sulla dimensione del costo del lavoro. Potrebbe essere invece utile creare una forma ibrida, che preveda, per determinate categorie di concessioni, la possibilità, per i lavoratori, di prestare il proprio lavoro secondo uno schema nuovo, che preveda una parte di assunzione di rischio da parte dello stesso lavoratore, a fronte di quote derivanti dai flussi di ricavi.

Per quanto l’argomento possa risultare spinoso e, inevitabilmente tecnico ed altrettanto inevitabilmente politico, una strada in questa direzione potrebbe favorire l’emersione di nuove potenziali organizzazioni che, prevedendo altresì la presenza di soci imprenditoriali più strutturati, potrebbero contribuire alla valorizzazione di molte aree archeologiche. Chiaramente, una strada di questo tipo andrebbe disciplinata in modo estremamente sostanziale, e sottoposta ad un’attenta azione di monitoraggio continuativo e, probabilmente, meriterebbe una valutazione anche in termini di politiche di sostegno all’occupazione. Ma se ben definita, un’operazione di questo tipo potrebbe incrementare la potenziale concorrenza all’interno del mercato della gestione di determinate categorie di servizi, incrementare la facilità di ingresso nel mondo del lavoro per professionisti con nulla o poca esperienza, favorendo altresì la partecipazione proattiva di tutte le figure professionali presenti nell’organizzazione.

Date le specificità che un’organizzazione di questo tipo presenta, sicuramente il suo utilizzo dovrebbe essere limitato a specifiche condizioni, e sicuramente l’insieme dei meccanismi e dei funzionamenti di tale tipologia di organizzazione richiederebbero approfondimenti che di certo supererebbero gli intenti di questa riflessione. Quanto riportato in questa sede è, infatti, una riflessione che vuole semplicemente aprire un dibattito su uno dei tabù del nostro settore, e provare a valutare se, guardando concretamente al nostro mondo del lavoro, ci possano essere evoluzioni organizzative più vicine alla nostra economia e alla nostra struttura sociale, proponendo una visione che permetta di poter estendere la domanda di lavoro da parte delle società, e sviluppare opportunità per territori attualmente poco appetibili sul versante dei flussi museali.

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