mercoledì 8 Febbraio 2023

Scoperte archeologiche, la più vasta necropoli romana di Padova: 200 tombe raccontano la Patavium tra il I e il II secolo d.C. – LO SPECIALE

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La più grande necropoli romana di Padova è stata scoperta durante i lavori per le nuove aule dell’Università degli Studi che, quest’anno, è in festa. Potremmo chiamarla “La necropoli dell’ottavo centenario”, visto che l’ateneo patavino di anni ne compie 800.

GUARDA LA PRIMA PUNTATA DEL VIDEO-REPORTAGE SULLA NECROPOLI DI VIA CAMPAGNOLA:

LA SECONDA PUNTATA:

I suoi studenti seguiranno le lezioni proprio su quella che fu un’area sacra per onorare i defunti di Patavium, uno dei più importanti centri passati dalla romanizzazione di una città dei Veneti al luogo di nascita di Tito Livio, lo storico “ufficiale” dell’epoca augustea. Il grande letterato forse era ancora vivo quando la necropoli dell’attuale via Campagnola prese forma, agli inizi del I secolo d.C.. Una funzione cimiteriale che continuò almeno fino all’inizio del II secolo, quando i dati cronologici dicono che le urne non vennero più disposte in quell’area. Si tratta di una zona che era già nota per i cimiteri, spiega la direttrice scientifica dello scavo Cinzia Rossignoli, funzionaria archeologa della Soprintendenza. Si trattava di uno snodo viario molto importante, area suburbana al di fuori dell’attuale Porta di Ponte Molino: una via per Vicenza, corrispondente all’attuale via Savonarola, una diretta verso l’Altopiano di Asiago (via Beato Pellegrino) e quella conosciuta come Aurelia che portava verso Asolo.

L’urna in vetro della Tomba 21 dei via Campagnola a Padova, con il suo corredo prima del microscavo

I cimiteri solitamente si affacciavano sulle strade principali, ma quello di via Campagnola suggerisce una viabilità secondaria. Gli attenti scavi, che sono partiti a fine gennaio 2022 protraendosi per tutto l’anno, hanno fotografato uno squarcio di “panorama” padovano del I secolo d.C, provando che il cimitero sorgeva su un piccolo dosso, delimitato da un lato da un corso d’acqua, ora scomparso, e dall’altro da una bassura acquitrinosa, magari una sorta di laghetto, su cui le tombe, probabilmente intramezzate da monumenti funebri e piccoli altari, si affacciavano. Il paesaggio sacro in cui si svolgevano i riti funebri doveva apparire piuttosto suggestivo.

I corredi e la Tomba 21

I saggi eseguiti negli anni precedenti sul sito avevano evidenziato che si trattava di un luogo archeologicamente sensibile, ma mai ci si sarebbe aspettati una tale densità di tombe, quasi tutte a incinerazione. Sono solo tre su circa duecento, infatti, gli individui che vennero inumati, e questi tre appaiono un “caso” di cui accenneremo dopo. Per il resto si trattava di sepolture piuttosto standardizzate per l’epoca, ma non per questo meno interessanti. Protette spesso da un’anfora, da tegole e altri acccorgimenti, le urne cinerarie venivano seppellite con il corredo personale, con monete, fibbie, fibule, altri piccoli oggetti tra cui pedine da gioco e contenitori per trucchi e profumi. Attorno all’urna tutto l’occorrente per le offerte e le libagioni: coppe in ceramica soprattutto, lucerne, altri oggetti. Una caratteristica dello scavo di via Campagnola è proprio quella di aver restituito una grande quantità di balsamari e altri piccoli contenitori in vetro, talvolta colorato. Vetro che compare anche nella bellissima “Tomba 21”, dove all’interno di una imponente cista in calcare, ancora perfettamente sigillata, è stata ritrovata una grande urna cineraria in vetro, completa del suo corredo di balsamari, di monete e di piccoli oggetti in bronzo. Molte urne, in ceramica, sono state recuperate integre, e verranno attentamente scavate in laboratorio. Al di là degli aspetti formali (urne, contenitori, corredi), il lavoro di studio dei reperti della necropoli, e del loro contesto, potrà raccontare moltissimo della popolazione di Padova di quel periodo di inizio impero, grazie alle indagini antropologiche: sesso, età, malattie, alimentazione…

La fortuna di una necropoli integra

Una delle fortune archeologiche è che la necropoli, nei secoli successivi, venne raramente “intercettata” da altri edifici e da lavori per infrastrutture, in un’area che restò soprattutto occupata da orti, larghi spazi e attività produttive che, fortunatamente, non ebbero bisogno di scavare in profondità. Con il tempo anche la “vocazione” funeraria della zona venne confermata dall’antico cimitero ebraico, ancora visibile. E durante la seconda guerra mondiale il bombardamento che passò come un aratro da via Savonarola a Beato Pellegrino lasciando una striscia di edifici abbattuti (e un cratere ancora visibile nel cimitero ebraico), vide ancora una volta la necropoli romana sostanzialmente integra. Così è stato proprio un cantiere dell’Università di Padova, nel luogo che sarà deputato a studio e ricerca, a offrire questa occasione di conoscenza per la Padova romana.

Resta ovviamente la parte lunga e delicata, quella dell’interpretazione. Ad esempio, citavamo gli unici tre inumati: erano di diversa condizione sociale? Per ora sappiamo poco, ma un particolare emerge dall’ultima settimana di scavo. Si tratta di un individuo trovato con lo scheletro nell’insolità posizione prona. La posizione degli arti superiori indicano che, secondo una prima ipotesi, aveva le mani legate dietro la schiena.

TERZA PUNTATA DELL’ARCHAEO-REPORTAGE: il “doppio riutilizzo” delle anfore (dal contenitore al drenaggio e dal drenaggio alla tomba)

Lo scavo della Necropoli Romana di via Campagnola

Direzione scientifica Cinzia Rossignoli – funzionaria archeologa della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso (Soprintendente Fabrizio Magani)

Responsabile di cantiere Michele De Michelis, archeologo professionista

Scavi condotti dalla SAP Società Archeologica

Si ringrazia l’Università degli Studi di Padova

Video reportage di Angelo Cimarosti – ArchaeoReporter

“L’archeologia classica trattata ingiustamente”. Mary Beard, l’intervista ad ArchaeoReporter: cancel culture, volontari, imperatori romani e scoperte italiane

 

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1 commento

  1. Buongiorno compare anche Luca Restelli con la Maglietta di NORA 2021..Onnipresente La famiglia Restelli Ringrazia ancora per questo bel Ricordo..Buona Giornata

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