venerdì 9 Dicembre 2022

Piombino, turismo e storia oltre l’orticello, Aldo Agroppi e Lido Vieri – Una risposta al professor Aldo Grasso

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Il professor Aldo Grasso, nel suo sempre corrosivo feullieton della domenica sul Corriere della Sera (Padiglione Italia), non sembra avere una grande considerazione di Piombino come meta turistica. L’attacco è contro il sindaco, reo di non volere il rigassificatore in porto, scrive che il primo cittadino agirebbe “per salvare il nascente turismo (a Piombino andrei volentieri per trovare Aldo Agroppi e Lido Vieri), l’itticoltura e il santuario dei cetacei, Ferrari tenta di sabotare un progetto…”. Insomma, al di là di vecchie glorie calcistiche Piombino non offrirebbe granché. Sul rigassificatore non ci pronunciamo, ma conoscendo il territorio piombinese abbiamo chiesto a Marco Paperini, ricercatore e public historian di Past Experience, di farci fare un passaggio a volo d’uccello, proprio ad uso di Aldo Grasso.

Eccolo:

Piombino proprio in questi giorni ha compiuto i suoi primi mille anni. La città e il porto affondano le loro radici in una storia millenaria, pianificata dalla politica internazionale del papa insieme a Pisa, Genova e la famiglia dei conti della Gherardesca, che il 1° novembre 1022 fondarono nel porto di Falesia il monastero di San Giustiniano e da qui il Castello di Piombino.

Se da qui ci volgiamo indietro, il passato affonda nella civiltà etrusca, Populonia, l’unica metropoli industriale costruita sul mare per accogliere l’ematite elbana, trasformarla in ferro e commerciare in tutto il Mediterraneo. E se lo sguardo va oltre, s’imbatte nello Stato, piccolo e potentissimo, degli Appiani, fondato nel 1399 da quel Gherardo che vendette ai Visconti Pisa e il suo contado per ritagliarsi un territorio strategico ricco di risorse che ebbe le sua capitale proprio a Piombino e comprendeva i territori di Scarlino, Suvereto, Buriano, Badia al Fango, l’Isola d’Elba, Pianosa, Montecristo e Cerboli, la “Chiave d’Italia”, come la definiva la diplomazia del tempo.

E poi il Principato di Elisa Baciocchi, la Bonaparte sorella di Napoleone, che vi portò civiltà, infrastrutture, sanità e, udite udite, i cru francesi e le tecniche della viticoltura moderna.

Gli impianti siderurgici l’hanno resa nota come uno dei principali poli industriali dell’Italia del XX secolo, un panorama imponente, quasi postatomico, che accoglie all’ingresso della città chi entra in centro e i milioni di turisti in transito verso l’Isola d’Elba. 

Per buona parte del XX secolo, l’economia e la politica di Piombino erano legate in maniera indissolubile alle scelte di politiche generali e finanziarie attuate dai vari governi, sulle quali non aveva nessun controllo e che ne ha determinato lo sviluppo e la grande crisi degli ultimi decenni, dalla quale ancora cerca una via d’uscita.

Oggi Piombino è finalmente il primo polo di turismo culturale della costa toscana, il Castello di Populonia, la Rocca degli Appiani e il Museo etrusco di Populonia, insieme al Parco Archeologico di Baratti e Populonia, attraggono sul territorio oltre duecentomila visitatori l’anno, che da qui scoprono Piombino, il suo mare (Baratti!), le sue piazze e la sua storia.”

E qui fermiamo Marco Paperini.

Attaccare il sindaco sul rigassificatore, che dal suo punto di vista è una presenza ingombrante per la città, ci può stare, è una classica vicenda “NIMBY” not-in-my-backyard”, insomma noi diremmo non sotto le finestre di casa mia. Ci sono ovviamente argomenti pro, e contro, e Aldo Grasso dice la sua. Sul turismo di Piombino, che con perfida cattiveria grassiana si valuta evidentemente solo come luogo natale di due ex-torinisti, gli argomenti sono un po’ più deboli. Diciamo che per i piombinesi è una parata facile, come quelle che sapeva fare benissimo l’ottimo Lido Vieri.

I primi 1000 anni di Piombino. Il monastero, il porto, il castello (1022 -2022)

 

 

 

 

 

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