mercoledì 30 Novembre 2022

“L’archeologia classica trattata ingiustamente”. Mary Beard, l’intervista ad ArchaeoReporter: cancel culture, volontari, imperatori romani e scoperte italiane

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Mary Beard è chiara: “Penso che l’archeologia classica sia stata trattata un po’ ingiustamente”. La grande classicista inglese, una lunga carriera da professoressa a Cambridge, a Yale, al King’s College, un seguito impressionante di fan per i suoi documentari televisivi (una popolarità pari ai due Angela in Italia, per intenderci), decine di best seller sull’antichià tradotti in tutte le lingue, non ha riguardi nel dire cose scomode sul suo ambiente, quindi è credibile nella sua difesa.

Certo, ha ben presente che le accuse di “cercatori di tesori e di sculture” nel Mediterraneo non è mai passata di moda per gli archeologi classici, visti come semplici indagatori delle testimonianze materiali delle élite. Ma la professoressa Beard ritiene che questa branca dell’archeologia, un tempo l'”archeologia” per antonomasia, non sia ora meno all’avanguardia di quella preistorica o protostorica, a cui deve tanto metologicamente:

Se pensiamo ai primi survey in Grecia di Anthony Snodgrass e Colin Renfrew ci rendiamo conto che l’archeologia classica sa essere modernissima. E poi – aggiunge – se pensiamo al termine ‘classica’ in realtà nel Regno Unito intendiamo un arco temporale enorme, che va dalla preistoria al primo medioevo, a differenza delle periodizzazioni di altre parti del mondo”.

GUARDA L’INTERVISTA INTEGRALE (traduzione in italiano) A MARY BEARD ALL’UNIVERSITÀ DI PADOVA

Mary Beard ha concesso una lunga intervista ad ArchaeoReporter in occasione della sua visita in Italia, dove ha tenuto un’affollata Padua Freedom Lecture Sull’assenza di libertà: vivere e scrivere sotto un imperatore romano (On the absence of liberty: living and writing under a Roman emperor), in occasione degli 800 anni dalla fondazione dell’ateneo patavino.

Il suo ultimo libro, I dodici Cesari. Ritratti del potere dall’antichità ad oggi (Mondadori), è lo spunto, assieme a quello che ha in preparazione sugli imperatori romani (in uscita nel 2023), per parlare di percezione della libertà, o meglio della non-libertà, sotto la tirrania-autocrazia di questi uomini di potere. Un punto di vista che segue quello dell’intera carriera della Beard, sempre attenta all’interpretazione delle fonti scritte come condizionamento dei contesti che le hanno prodotte.

Si è parlato anche del rapporto tra l’archeologia e la cancel culture:

Al di là delle possibili  esagerazioni è un modo per fare andare avanti l’archeologia e porci delle nuove domande. Il passato cambia proprio per questo, perchè continuiamo a fargli domande diverse. Anche dopo la seconda ondata del femminismo, che ho vissuto da studentessa, è cambiato il nostro modo di vedere il passato. Penso che sia un processo simile a quello in corso adesso”.

Cosa ne pensa la professoressa Beard dei volontari in archeologia? La risposta appare complessa. Da un lato ritiene che la professionalizzazione dell’archeologia abbia avuto dei benefici per la disciplina, dall’altro pensa che l’allontanamento dei volontari dagli scavi avvenuto nel Regno Unito negli ultimi decenni, processo che ha conosciuto bene (lei stessa ha iniziato a scavare come volontaria a 14 anni), abbia da un lato favorito la diffusione a macchia d’olio del “popolo dei metal-detector”, dall’altro allontanato l’archeologia dal territorio, dai cittadini, dai musei locali, dalla stessa comprensione dei motivi per cui l’archeologia stessa dovrebbe essere finanziata:

diffondere interesse e impegno verso l’archeologia in realtà aiuta e non danneggia gli archeologi professionisti, quindi il volontariato non va necessariamente visto come una minaccia”, sostiene.

Il tempo per parlare di comunicazione e archeologia, soprattutto nei cartellini esplicativi nei musei:

Credo che non interessi l’utilizzo del termine kylix, io vorrei che si sapesse invece a cosa serviva questa kylix. Non penso che parlare più chiaramente alle persone sia  necessariamente una semplificazione… Una delle cose che ho capito solo dopo aver fatto tanta televisione è che si può essere non-tecnici ma rimanere al contempo stimolanti nelle cose difficili”.

ArchaeoReporter ha come claim “Non c’è nulla di più contemporaneo dell’archeologia“. Lei pensa come noi che si possa fare archeologia della contemporaneità, del presente?

Ho amici che lo fanno letteralmente, scavano dei bungalow degli anni ’40 – risponde convinta Mary Beard – La risposta ovvia è sì, non vogliamo un’archeologia incagliata nel passato, cosa ci sarebbe di così interessante se fossimo incagliati in questo passato? L’interessante è come ci rivolgiamo al passato, come poniamo domande differenti alle testimonianze giunte fino a noi. È una questione contemporanea, non credo che l’archeologia possa dare risposte ai problemi del XXI secolo, ma può aiutare a pensare in modo diverso a noi stessi e al presente. Non ho studiato i Romani solo per scoprire cosa abbia fatto Giulio Cesare.

Da ultimo, sugli scavi in Italia: “L’Anfiteatro di Volterra? Lo so da twitter, uno dei modi in cui mi tengo aggiornata sugli scavi. Perchè resto interessata anche alla grande monumentalità, oltre che ai non visibili dell’antichità, i poveri, i diseredati, i non-bianchi…

Anfiteatro di Volterra, a che punto siamo? Le ultime scoperte archeologiche 2022 – Con VIDEO

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