mercoledì 30 Novembre 2022

Vittorio Sgarbi alla ricerca di un ruolo proattivo come sottosegretario del Ministero della Cultura

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Come prevedibile, il nuovo sottosegretario del Ministero della Cultura Vittorio Sgarbi a pochi giorni dalla sua nomina ha già conquistato in diverse occasioni l’attenzione della stampa, di settore e non. Si tratta, del resto, di un uomo che da sempre ha saputo conquistare e dividere, tranne che sulle proprie competenze, riconosciute dai suoi sostenitori e dai suoi avversari.

Ed è proprio sulle competenze che, a ben vedere, sarà necessario interrogarsi: non tanto quelle acquisite dall’uomo e dal professionista Vittorio Sgarbi, quanto piuttosto quelle attribuitegli, attraverso deleghe specifiche, nel proprio ruolo di Sottosegretario alla Cultura.

Si tratta di un tema molto delicato, già stato sollevato, ad esempio, dal sindaco di Milano, in risposta ad alcune affermazioni del sottosegretario. Ed è un tema reso ancor più delicato dalla necessità di creare un equilibrio nei rapporti tra Sgarbi e lo stesso ministro Gennaro Sangiuliano, soprattutto tenendo conto delle potenziali differenti opinioni che sono già emerse (ad esempio in tema di prezzo di ingresso nei musei) e che sicuramente emergeranno in futuro.

Le divergenti dichiarazioni sinora rilasciate da ministro e sottosegretario, lasciano temere una potenziale instabilità dei rapporti, condizione che potrebbe influenzare negativamente l’operato del Ministero nel suo complesso.

Su questo punto è forse opportuno essere più precisi: questa riflessione ha come centro le dimensioni strutturali, i rapporti reali tra ministro e sottosegretario, e non le dichiarazioni rilasciate o lasciate trapelare, tanto alla stampa quanto sui profili social. L’utilizzo attento di questa dimensione comunicativa potrà anzi essere più che funzionale a mantenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica sui beni culturali e sul ruolo che si vorrebbe essi giocassero nella nostra vita quotidiana e nello sviluppo della nostra società e del nostro Paese.

Tralasciando però provocazioni e rapporti con il pubblico, le deleghe che verranno conferite al neo-nominato Sgarbi avranno sicuramente un ruolo importante per la vita culturale del Paese, perché il nostro sistema culturale ha bisogno di una visione chiara del ruolo della cultura. Una posizione che, partendo da un pensiero critico e circostanziato, permetta a tutti gli operatori di poter comprendere le priorità del Ministero, e che si riverberi poi, con coerenza, in tutte le azioni condotte dal Ministero stesso.

Sinora il nostro mondo culturale ha vissuto un clima fortemente caratterizzato da grandi ambiguità: da un lato l’apertura pubblica al ruolo dei privati, dall’altro una visione scettica nei confronti di tutto ciò che possa essere imprenditoria; da un lato la volontà di incrementare il pubblico dei Musei, dall’altro l’impossibilità anche per i Musei Autonomi, di gestire autonomamente il proprio personale.

La presenza di un Ministero che quindi fornisca un’interpretazione chiara del ruolo che attribuisce alla cultura, e che si comporti di conseguenza anche nelle policy, nelle disposizioni e negli incentivi, può quindi favorire l’emergere di un contesto “di lavoro” solido. E questo a prescindere dalla visione stessa.

Per essere più chiari: se la posizione dovesse essere, ad esempio, un potenziamento del ruolo del pubblico nel settore museale, sarebbe lecito attendersi un incremento degli occupati del settore direttamente assunti dal Ministero o dagli Enti Territoriali. Ciò potrebbe forse danneggiare alcuni soggetti presenti oggi nel comparto, ma tali soggetti, di fronte ad una visione chiara, avrebbero tempo e modo di individuare strategie di diversificazione delle attività. Alcuni non ci riuscirebbero, e potrebbero trovarsi in difficoltà, ma entrerebbe nella naturale dinamica delle attività di tipo imprenditoriale.

Se al contrario ci dovesse essere l’intenzione di incrementare il ruolo dei soggetti privati, i soggetti che sinora hanno lavorato nel mercato e consolidato la propria posizione potrebbero beneficiarne. Allo stesso tempo, alcune organizzazioni potrebbero essere negativamente influenzate, ma di nuovo, è parte della naturale dinamica delle attività.

I temi su cui il ministro e il sottosegretario hanno mostrato divergenze di vedute non sono temi minimi, ma coinvolgono direttamente l’interpretazione del ruolo della cultura. Il che porterebbe ad un ulteriore aumento del livello di ambiguità che attualmente caratterizza il settore.

La divergenza d’opinioni è una risorsa incredibilmente positiva, se inserita in un contesto che da tale divergenza permetta di trarre il meglio di ognuna delle posizioni. In assenza di tale contesto, il rischio che tale divergenza possa acquisire connotati patologici è reale.

Né, ed è bene chiarire questo punto, in assenza di deleghe stringenti, tra qualche mese o qualche anno si potrà additare Sgarbi di essere Sgarbi, perché sarebbe una completa ammissione di ingenuità ed incompetenza da parte dell’intero Governo.

Qualunque sia il tragitto che intende perseguire, è dunque importante chiarirne da subito, in modo elementare e semplice, la direzione, la visione e gli obiettivi che si intendono raggiungere. In caso contrario, rischiamo di avere una cultura più povera, meno partecipata e ancora più sussidiaria. Ma con tanto spazio nelle pagine di politica e di gossip.

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