domenica 27 Novembre 2022

Ultime scoperte al sito romano di Lio Piccolo: l’antico magazzino del sale nella Laguna di Venezia

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Un antico magazzino per il sale in età romana, forse, di sicuro una grande struttura produttiva e di stoccaggio. La pars rustica di una villa ricca e importante. Anche a Lio Piccolo (comune di Cavallino – Treporti) l’archeologia della laguna di Venezia prima della nascita di Venezia ci spiega, con prove materiali, che Venezia non nasce nel nulla, così, per “fondazione” del destino, come per secoli ci hanno raccontato le storie veneziane.

Lio Piccolo e gli altri luoghi: non delle “pre-Venezie”

Quando Venezia inizia a diventare Venezia, infatti, le isole attorno a Rialto sono solo una delle tante tappe insediative di una lunga storia dell’antropizzazione della laguna, in epoca preromana, romana e della tarda antichità. Naturalmente non c’è solo il caso di studio della cosiddetta “villa marittima” di Lio Piccolo, ma ci sono anche molti altri siti interessati indagati dagli archeologi, sotto e sopra l’acqua, da Torcello fino alla grande area archeologica di Altino, che di tutte le attività umane della laguna fu il motore per molti secoli. Torcello, Lio Piccolo, San Francesco del deserto, San Lorenzo d’Ammiana, Ca’Ballarin ed altri luoghi, ora al dir poco “periferici” (e bellissimi), fanno parte del progetto Vivere d’Acqua che, con il coordinamento della Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per il Comune di Venezia e Laguna, continua ad indagare quella particolare zona di confine tra laguna e terra che era tutt’altro che “disabitata” o improduttiva in epoca romana, e che faceva perno attorno a uno dei porti più fiorenti e attivi dell’Adriatico, come ci dimostrano i tanti reperti visibili al Museo Nazionale e Area archeologica altinate. Lio Piccolo era uno dei punti avanzati della città romana, lungo quella che all’epoca era la sua costa, insomma di fatto un lido. Non si tratta quindi di piccole “pre-Venezie”, ma di luoghi di continuità insediativa, dove anche le tecniche di costruzione mantengono le loro caratteristiche “lagunari”, ad esempio le cisterne che poi saranno dette “pozzi alla veneziana” non sono certo invenzioni veneziane ma si iscrivono in una lunga tradizione ben precedente.

Le ultime scoperte, nella campagna di scavo 2022, sono concentrate sulla parte produttiva della villa stessa. In particolare l’ipotesi di lavoro di Diego Calaon e Daniela Cottica dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, è focalizzata sulla funzione di un grande edificio su pali di legno che potrebbe essere, appunto, un grande magazzino del sale in una zona da sempre vocata a questa produzione, come attesta anche il toponimo “Le Saline”.

Travi di legno spesse fino a 45 centimetri facevano da base per imponenti colonne di quercia, ricavate da alberi centenari. L’argilla l’impermeabilizzava i manufatti al punto che la loro conservazione è ancora mirabile. Una struttura così imponente poteva sorreggere all’asciutto merce molto pesante come il sale, in sacchi o in mucchi.

Uno scavo di grande interesse per la sua particolarissima ubicazione, appena sotto l’argine del canale, ai margini dei campi coltivati, in un ambiente perennemente trasformato dalla natura – i movimenti della linea di costa – e dagli esseri umani.

La villa, sott’acqua

Appena di fronte, pochi metri sotto la superficie, l’altro scavo archeologico, questa volta in gran parte con le tecniche dell’archeologia subacquea. È la pars dominica, quella signorile, della villa, che ha restituito importanti lacerti di pitture parietali e ha immediatamente dato l’idea del prestigio dell’edificio. Viene indagata, sempre da Ca’ Foscari, nell’ambito del progetto di archeologia dei paesaggi lagunari condotto dal professor Carlo Beltrame in collaborazione con il professor Paolo Mozzi (geografia, Università di Padova) che cerca di tracciare la rete portuale attorno alla stessa altino. Anche qui emerge chiaramente il rapporto con l’economia del mare, per esempio rilevabili nelle testimonianze di vasche per l’allevamento ittico.

Un altro scorcio della laguna di Venezia nei pressi del sito archeologico di Lio Piccolo

Tutto concorre a mostrare un quedro di grande complessità archeologica, con molte ipotesi di lavoro sul tavolo ma anche con alcune certezze acquisite: a cominciare da una laguna di Venezia, che all’epoca era poi la “costa di Altino”, tutt’altro che disabitata quando la futura Serenissima inizia a prendere forma.

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