domenica 27 Novembre 2022

I primi 1000 anni di Piombino. Il monastero, il porto, il castello (1022 -2022)

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di Marco Paperini *

Il 1° novembre 1022, nella rada del porto di Falesia, laddove sorgeva una piccola chiesa della Sede Apostolica, sei fratelli della famiglia dei Conti della Gherardesca fondarono, per volontà di papa Benedetto VIII, il monastero di San Giustiniano, intorno al quale nacque e si sviluppò il Castello di Piombino.

La fondazione del monastero rispondeva ad una precisa strategia politica ed economica. Da un lato il papa, per riaffermare i propri diritti in Toscana, aveva avviato, insieme a Pisa e Genova, un’accesa politica marittima antisaracena che accrebbe notevolmente il prestigio della Chiesa di Roma in Italia: il monastero, infatti, rappresentava un baluardo per la difesa della costa e della sicurezza della navigazione. Dall’altro, i Conti della Gherardesca riconoscevano nella nuova fondazione l’affermazione delle proprie ambizioni sociali e politiche, nonché di rinnovata coesione familiare. Il monastero, infatti, avrebbe rappresentato il fulcro del patrimonio dei della Gherardesca in Val di Cornia e un appoggio per l’espansione in Maremma, terra senza città e aperta ad affermazioni signorili, supportata adesso dai rapporti con il pontefice e con Pisa.

Non conosciamo l’esatta ubicazione del monastero. Il porto di Falesia doveva sorgere all’antica foce del fiume Cornia, tra il porto di Populonia a nord e Portus Scabris a sud, probabilmente nell’area detta ‘di Portovecchio’. Il monastero, probabilmente, si elevava su una piccola altura oggi inglobata nell’area degli stabilimenti siderurgici, nelle vicinanze della borgata del Cotone. Era dedicato, come la chiesa precedente, a San Giustiniano, santo vescovo di Vercelli vissuto nel V secolo. Nel XIII secolo fu aggiunta anche la titolatura di San Bartolomeo e, dal momento in cui nel monastero si trasferirono le Clarisse di Massa di Maremma, la titolatura divenne Santa Maria e San Bartolomeo.

Il monastero, esente dalla giurisdizione del vescovo, dipendeva direttamente dalla Santa Sede con il diritto di libera sepoltura, di riscossione delle decime e, successivamente, della giurisdizione ecclesiastica esclusiva su Piombino, dove sorgeva la pieve di San Lorenzo, che aveva ottenuto il diritto di battezzare da Alessandro III.

Il porto di Falesia rimase, invece, al centro delle attività portuali pisane, compresa la cantieristica, almeno fino al XIII secolo e il monastero accresceva le sue ricchezze attraverso i dazi sulle merci che uscivano ed entravano a Piombino via mare e via terra, con le rendite sui pesi e sulle misure, i diritti sugli incolti, sulla laguna, sulle saline e sulla foce del Cornia dove si trovava un traghetto per il trasporto di uomini e bestie.

In questo periodo, Piombino era un Castello, ovvero un centro fortificato con una rocca turrita, che controllava un proprio distretto di pertinenza, da Capezzuolo sulla costa ai monti del promontorio fino a Rio Fanale e al mare. La costruzione del Castello, con funzione di difesa e controllo del porto di Falesia e del Canale, è con ogni probabilità da attribuire ai monaci stessi che vi esercitavano una serie di importanti diritti signorili.

Nel 1115 e nel 1135, con due atti distinti, il monastero cedette, per mezzo del suo abate Uberto, cinque sesti del Castello di Piombino: con il primo atto (che rappresenta anche la prima attestazione scritta del castello di Piombino) ne cedette tre sesti all’Opera della Cattedrale, mentre con il secondo, passò altri due sesti all’arcivescovo di Pisa. Dalla cessione dei diritti su Piombino, il monastero ottenne le risorse per ricostruire la chiesa, che non era più adatta a contenere i monaci e l’afflusso di popolo che vi conveniva, e di dotarla di libri liturgici e paramenti sacri.

Da un atto di Innocenzo II del 22 aprile 1138, sappiamo che al monastero di San Giustiniano rimaneva un sesto di Piombino, otto chiese, la metà di Campiglia Marittima e di Cumulo nel Valdarno (tra Palaia e Montopoli), la corte di Bellare sul promontorio e vari possedimenti fondiari in Val di Cornia e in Val di Cecina. Come accadde ad altre fondazioni monastiche benedettine, il monastero nel corso del XIII secolo fu abbandonato dai monaci e successivamente concesso da papa Alessandro IV, alle monache clarisse di Massa Marittima. Queste però preferirono trasferirsi nella chiesa di Santa Maria, fuori dalle mura di Piombino, che apparteneva al cenobio, dove rimasero fino alla definitiva soppressione da parte di papa Sisto IV nel 1481.

Anniversario: i 1000 anni di Piombino – Il piccolo oratorio è quanto restava del monastero di San Giustiniano. Fu demolito con l’ampiamento delle acciaierie

A memoria del monastero rimase un piccolo oratorio, oggi scomparso, di cui si conserva una foto degli inizi del XX secolo. Restaurato nel 1859 da Giovanni Celati, conservava un’epigrafe nella quale se leggeva: Questo oratorio piccolo – col sol nome rammemora – il grande monastero che fu.

Nel Medioevo, Piombino era dunque un castello-porto in posizione strategica per il controllo delle rotte verso l’Isola d’Elba e dei passaggi all’interno del Canale dove transitavano i minerali elbani, l’argento, il sale e prodotti agricoli. Nonostante fosse piuttosto isolato dal resto del territorio a causa della laguna e delle paludi retrostanti, il castello-porto era invece molto ben inserito nei traffici marittimi che divennero l’attività principale dell’insediamento e ne guidarono lo sviluppo. Era dotato di due porti, quello dei Canali di Marina dedicato all’imbarco e sbarco delle merci e quello di Falersia (Portovecchio), difeso dai venti di Ponente e settentrione, per le navi più grandi. Era considerato il miglior sistema portuale della costa a sud del Cecina. Tuttavia, il progressivo interramento di Falesia fece col tempo prevalere i Canali di Marina. Piombino costituì per Pisa un importante scalo commerciale nei rapporti con le Isole tirreniche e una base militare strategica per le azioni marittime, come la guerra contro gli Aragonesi (1324-1326).

Lo sviluppo economico del Castello è confermato dalla progressiva espansione dell’abitato urbano e dai privilegi che i mercanti piombinesi godevano a Pisa ed in altre piazze portuali del Mediterraneo.

Piombino rimase fermamente nelle mani di Pisa che ne progettò un primo ampliamento nei primi decenni del Duecento: la nuova cinta muraria racchiudeva un’area quasi doppia rispetto alla precedente e fu dotata di tre porte, quella “a terra”, edificata nel 1212 ed inglobata nel Rivellino, quella inglobata nel Cassero edificata nel 1235 e quella “a mare” oggi scomparsa. Nel 1282, ne fu aperta una quarta nella porzione Nord della cinta muraria. In questa fase, fu anche data una generale ridefinizione agli spazi interni della città, le cui tracce sono ancora oggi ben leggibili, inoltre venne ristrutturato il porto urbano, con la costruzione della Fonte dei Canali (1247), e fu inserito nel circuito murario lo sperone sul quale sorgeva la Rocchetta (l’attuale Piazza Bovio).

Dopo la Battaglia della Meloria e gli scontri con i genovesi che ne seguirono, i piani pisani su Piombino si ridimensionarono, compreso il progettato ampliamento della città. Sul finire del secolo, infatti, la porta urbana del Castello fu chiusa, poiché l’area circostante era ancora disabitata.

Nel 1399 la città divenne la capitale dello Stato di Piombino, fondato da Gherardo d’Appiano, e il suo porto fu per secoli uno dei più vitali del Mediterraneo, inserito in un sistema difensivo straordinariamente efficace e crocevia di una moltitudine di merci, genti e idee.

*public historian Past Experience)

Bibliografia

AA.VV., Autorità di Sistema del Mar Tirreno Settentrionale. Passato, presente, Futuro, Pacini, Pisa 2021.

M.L. Ceccarelli, Il monastero di S. Giustiano di Falesia e il Castello di Piombino, Pacini, Pisa 1972.

AA.VV., Il Porto di Piombino tra storia e sviluppo futuro, Pacini, Pisa 2014.

  1. Paperini, Fonti per la storia delle Istituzioni ecclesiastiche a Piombino: l’Archivio del convento di San Francesco, in Piombino: Arte e Storia, a cura di M.T. Lazzarini, Pacini, Pisa 2011, pp. 113-125.

Piombino. La chiesa di Sant’Antimo sopra i Canali a cura di G. Bianchi, G. Berti, All’Insegna del Giglio, Firenze 2007.

Piombino, Storia e Archeologia di una Città dal medioevo all’età contemporanea, a cura di G. Bianchi, R. Belcari, All’Insegna del Giglio, Firenze 2004.

 

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