domenica 4 Dicembre 2022

La nuova definizione di “museo” dell’ICOM: generica e poco utile

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Poco tempo fa è stata approvata, in quel di Praga, una nuova definizione di museo da parte di ICOM international (International Council of Museums).

Molto attenta ad assorbire dei mantra del politicamente corretto del nostro tempo, la definizione in realtà opera modifiche non sostanziali alla versione precedente. Soprattutto, così come la versione precedente, nel tentativo di “classificare” all’interno di una definizione univoca quello che è un universo di differenti esperienze, l’attuale formulazione paga necessariamente lo scotto di un’eccessiva genericità.

Sia chiaro, non è una critica ad ICOM (che può essere criticata su molti versanti, ma non su questo). E tuttavia non si può certo negare che la definizione di Museo, proprio per essere così universale, diviene talmente generica da poter essere utilizzata anche per altre categorie di istituti culturali.

Sostituendo “musei” con “biblioteche”, questo è il risultato:

La biblioteca è un’istituzione permanente senza scopo di lucro e al servizio della società, che effettua ricerche, colleziona, conserva, interpreta ed espone il patrimonio materiale e immateriale. Aperte al pubblico, accessibili e inclusive, le biblioteche promuovono la diversità e la sostenibilità. Operano e comunicano eticamente e professionalmente e con la partecipazione delle comunità, offrendo esperienze diversificate per l’educazione, il piacere, la riflessione e la condivisione di conoscenze.

E di certo il risultato non sarebbe dissimile se utilizzassimo gli archivi.

Al di là del sarcasmo, la riflessione che qui si intende proporre è molto più “radicale”: ha davvero senso, oggi, struggersi per una definizione ecumenica di Museo? Meglio detto, è più utile una definizione unitaria, ancorché necessariamente generica, o non è forse più importante associare a tale “univocità” anche una serie di definizioni che riflettano l’enorme eterogeneità delle esperienze e delle realtà museali, così da definire per ciascuna di esse degli obiettivi coerenti con la loro attività specifica?

Certo, la ricerca ha un’enorme importanza per qualsivoglia tipologia di museo. E così l’esposizione. E la comunicazione. Ed il rapporto con la “comunità”. Ma siamo sicuri che questi elementi rivestano la stessa “intensità” definitoria per tutte le categorie di museo esistenti? E soprattutto, siamo sicuri queste parole assumano lo stesso significato tra differenti tipologie di musei?

Fare ricerca archeologica è la stessa cosa che fare ricerca in videoarte?  È giusto asserire che le finalità di un museo militare siano le medesime di un museo virtuale di opere multimediali? Che la partecipazione della comunità abbia lo stesso peso in un caso o nell’altro?

La spinta verso una definizione “universale” è un elemento che ha contraddistinto gran parte dell’epoca moderna e contemporanea.  La definizione consente di “classificare” in modo onnicomprensivo un determinato elemento della realtà. Essa crea un insieme definito di elementi, e consente di identificare quali elementi siano interni od esterni a quel determinato insieme.

Tutto ciò è incredibilmente utile, tanto a livello di categorizzazione della realtà quanto nelle dimensioni più prettamente organizzative, legislative, fiscali. Nella nostra attuale società, tuttavia, è sempre più forte una tensione culturale che si oppone a questo processo di astrazione generalizzante: un tempo tale semplificazione della realtà risultava indispensabile. Con gli attuali mezzi di accesso alla conoscenza è forse meno essenziale di quanto si tenda a credere.

Con ciò non si vuol di certo affermare che una definizione di museo debba smettere di esistere. È però il caso di chiedersi se a tale definizione, che serve a distinguere “un museo” da una “galleria” o da un “negozio di scarpe” sia opportuno affiancare anche altre definizioni, che da un lato recepiscano le differenze concrete e reali che esistono tra i musei, e che dall’altro servano in qualche modo da guida per tali istituzioni.

Del resto, è la stessa ICOM a stabilirlo: i musei “promuovono la diversità”. A questo punto, lo facciano anche le definizioni.

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