domenica 4 Dicembre 2022

Le ultime scoperte archeologiche a Nora, reperti eccezionali che testimoniano le connessioni del Mediterraneo antico: un raffinato balsamario orientale

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Le ultime scoperte archeologiche della penisola di Nora (comune di Pula, Cagliari) contribuiscono in modo significativo a fare luce sulle continue connessioni tra i popoli del Mediterraneo antico. La Necropoli Occidentale fenicia e punica, in corso di scavo dal 2012, è particolarmente ricca di informazioni, oltre che di reperti che spaziano dall’inizio del VII secolo a.C. all’arrivo dei Romani. Dopo dieci anni di ricerche, infatti, la campagna 2022 è stata un’emozione anche “visiva” per gli stessi archeologi e per gli studenti dell’Università di Padova che, assieme a Genova, alla Statale di Milano e a Cagliari è impegnata dagli anni Novanta a formare generazioni di studiosi in uno dei più bei luoghi della Sardegna. Restituendo, con l’impegno scientifico sul campo e in laboratorio, un quadro di conoscenze inedite sulle rotte del Mediterraneo nell’antichità e, soprattutto, sulla vita di chi abitava nell’importantissima città di Nora. Sito che fu uno dei più importanti empori del grande mare interno, crocevia tra Oriente, Europa e Africa Settentrionale.

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Un emozionante esempio di queste connessioni tra popoli e merci nel Mediterraneo proviene dalla tomba numero 62, appena scavata (settembre 2022). Si tratta di un raffinato balsamario, un babbuino che regge un vaso, un canopo egizio, che a sua volta ha una rana sulla sua sommità. Dalla bocca aperta della ranocchia si diffondeva il profumo. Tutto racchiuso in questo piccolo oggetto in faïence (impasto di quarzo invetriato), di sicura provenienza orientale, forse direttamente dall’Egitto, dall’area del delta del Nilo, oppure attraverso le rotte dall’isola di Rodi. Un reperto di grande prestigio (fine del VII secolo a.C.), con ben pochi confronti nella stessa Sardegna. Una tomba a incinerazione che, evidentemente, rappresentava qualcuno portato a raccogliere beni di prestigio da tutto il mediterraneo. Lo testimoniano, dalla stessa tomba, i due buccheri etruschi che facevano parte del corredo, e i monili d’argento, tra cui un anello con uno scarabeo, in questo caso una chiara imitazione egittizzante. Anche le più tarde sepolture a inumazione, puniche, riservano interessante materiale per studiare rotte, gusti e commerci mediterranei. La tomba 32, di cui abbiamo seguito lo scavo sul posto, pur essendo una deposizione secondaria (ossia i corpi sono stati spostati) ha conservato un piccolo oggetto del corredo: una bella lekythos, un vasetto per unguenti, con decorazione retinata. Gli studiosi potranno capirne provenienza, cronologia, rilevanza, non appena la metteranno a confronto con altri esempi.

Area archeologica di Nora, scavi della necropoli occidentale (campagna 2022 Università di Padova)

Sono tuttavia gli stessi resti umani, sia combusti nelle urne che inumati, a reppresentare il vero tesoro, e a poter fornire molte risposte attraverso la bio-archeologia: provenienza, età, malattie, dieta, genere. Tutto verrà studiato per capire quelle popolazioni protese verso il mare dal sud della Sardegna, in particolare dalla città-penisola di Nora, meraviglioso luogo di suggestioni naturali e archeologiche.

Il grande tempio alle pendici del colle di Tanit

Tra le ultime scoperte archeologiche di Nora ci sono anche gli importanti risultati dello scavo del grande tempio alle pendici del colle di Tanit, in una posizione di grande importanza sacra. Il tempio è molto antico, almeno dall’età di Roma repubblicana ma probabilmente anche prima, dati i numerosi reperti punici che sono stati ritrovati in queste ultime due stagioni di scavo da parte degli archeologi e degli studenti. La pianta è ancora da indagare nei prossimi anni, ma inizia a mostrarsi. Un edificio disposto a terrazze, come tipico nel periodo ellenistico, con una scalitata di accesso disposta esattamente ad est, a pochi metri dall’attuale riva del mare e direttamente sull’antica strada orientale della città. Due grandi cisterne caratterizzavano l’ingresso, che avveniva attraverso un colonnato, o una sorta di pronao, come si evince da quanto scavato. Alcuni grandi elementi architettonici, tra cui una testa leonina-gocciolatoio nelle immediate vicinanze, potevano appartenere proprio a questo colonnato O COMUNQUE ALL’EDIFICIO. Gli scavi stanno indagando anche l’interno del tempio, per comprenderne le dimensioni. Appare però chiaro che la bassa collinetta detta di Tanit, per l’edificio alla sua sommità, doveva apparire molto diversa morfologicamente, essendo ora caratterizzata uno spesso strato di terra riportato sopra gli edifici dopo la fine della città.

GUARDA GLI SCAVI DEL TEMPIO ALLE PENDICI DEL COLLE DI TANIT:

Il Progetto Nora dell’Università degli Studi di Padova è coordinato dal Dipartimento dei Beni Culturali con la direzione scientifica di Jacopo Bonetto e Caterina Previato.
Gli scavi e le ricerche sono condotte in regime di Concessione con il Ministero della Cultura, Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Cagliari e le province di Oristano e Sud Sardegna.
Gli ambiti di ricerca sono diretti da Chiara Andreatta, Eliana Bridi, Simone Dilaria, Melania Gigante, Beatrice Marchet, Alessandro Mazzariol, Federica Stella Mosimann, Noemi Ruberti, Arturo Zara. Gli interventi sono finanziati dall’Università di Padova.

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