giovedì 8 Dicembre 2022

Le ultime scoperte archeologiche al Lavagnone: un sito palafitticolo ci mostra il rapporto tra umanità e ambiente

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GLI SCAVI 2022 AL LAVAGNONE

Scavi archeologici 2022 al sito Palafitticolo del Lavagnone (ArcheoReporter)

Torniamo all’estate 2022, e alla sua oggettiva lunga siccità. Mai, ci spiega la professoressa Rapi, la falda del Lavagnone si era vista così bassa, da quando si scava al sito. L’acqua è una grande alleata degli archeologi, riesce a conservare i pali in legno, gli strumenti, i reperti del paleoambiente: pollini, semi, resti di alimenti. L’ambiente umido, anaerobico, è unico per conservare nei millenni materiale organico altrimenti deperibile. Tra i compiti principali nella gestione di un sito Unesco c’è la sua protezione, e la siccità mette a rischio l’intero sistema. È per questo che gli scavi di quest’anno, con la palificazione emersa, quasi orizzontale al terreno (testimonianza di qualche cambiamento avvenuto in passato nel sito stesso), rappresentano un ulteriore valore: raccolta scientifica di dati e informazioni, ma anche un modo per “salvare” i reperti stessi.
I siti palafitticoli italiani, nelle loro varie – e molto differenti – fasi, sono non solo una miniera di dati scientifici sulla storia dell’umanità e del suo rapporto con l’ambiente. Rappresentano anche una sfida che si gioca sul piano del coinvolgimento del territorio – dei cittadini tutti e non solo degli amministratori – per partecipare ad una grande opera di conoscenza e salvaguardia del proprio habitat. Più che “radici”, proprio solidi pali su cui è costruito il presente. Che fossero solidi lo hanno dimostrato arrivando fino a noi, che siano purtroppo ormai molto fragili appare evidente a chi ha il privilegio di studiarli, ma anche di ospitarli sul proprio territorio.
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