domenica 4 Dicembre 2022

Lo scavo alle origini della via Appia antica, archeologia aperta a tutti i cittadini alle Terme di Caracalla

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“Che fine ha fatto la via Appia?”. Chissà se le migliaia di automobilisti che percorrono a Roma ogni giorno la Passeggiata archeologica se lo domandano? “Ma dove comincia la via Appia antica?” si domandano magari le frotte di turisti, che – usciti dalla Metropolitana del Circo Massimo – si avviano gambe in spalla verso la Porta San Sebastiano e quel meraviglioso tratto di strada antica, che li conduce al Domine Quo Vadis?, alle Catacombe, al Mausoleo di Cecilia Metella e oltre. Già, dove comincia? Dove sta? dove è andata a finire?

di Alba Casaramona, Barbara Ciarrocchi, Valeria Di Cola, Daniele Manacorda, Maura Medri, Riccardo Santangeli Valenzani, Mirella Serlorenzi –Comitato scientifico

L’antica via Appia – costruita nel lontano 312 a.C.cominciava infatti in prossimità del luogo dove, fino a qualche anno fa, sorgeva l’obelisco di Axum, recentemente restituito all’Etiopia. E si dirigeva, all’inizio insieme con la via Latina, stretta e diritta verso sud, per raggiungere Capua, Benevento, Taranto e il porto di Brindisi. Correva nel fondovalle fra le pendici del Celio e del piccolo Aventino; su di lei si affacciarono, dopo cinque secoli di storia, le maestose Terme di Caracalla. Sembra anzi che in quell’occasione la via Appia fu allargata, o forse addirittura duplicata da una grande arteria, la via Nova, larga 30 metri.

Dov’è la via Nova? Sparita anche lei. O meglio sepolta da metri e metri di terreno, che nel corso dei secoli hanno riempito la valle. Nel Medioevo al centro della valle scorreva un piccolo fiume, la Marrana di San Giovanni. Le sue acque, ricondotte nell’alveo da papa Callisto II nel XII secolo, facevano muovere i mulini che producevano la farina per il pane dei Romani. Anche la Marrana è sparita, ma corre ancora sotto di noi, canalizzata nel sottosuolo.

Roma, viale delle Terme di Caracalla 52. Il rettangolo rosso indica l’area dell’indagine condotta nell’ambito del progetto “Open-Appia Regina Viarum”

La strada sterrata che sostituì le antiche strade basolate si snodava tra orti e vigne, acquitrini e chiese solitarie, che ancora sussistono di qua e di là della Passeggiata (SS.Nereo e Achilleo, S.Maria in Tempulo, S.Sisto, S.Cesareo). Per più di mille anni quelle vigne hanno dato il tono al paesaggio di una Roma campestre nato all’interno della cinta delle mura antiche. Poi Roma divenne Capitale del regno d’Italia; la febbre edilizia trasformò orti e vigne in strade, piazze, palazzi. Ma non toccò la valle dell’Appia; o meglio, le vigne scomparvero, ma tutta l’area, all’inizio del XX secolo, divenne un grande parco, la Zona archeologica monumentale, un polmone verde come la Villa Borghese, dall’altro capo della città.

Quel parco non ebbe lunga vita. La modernizzazione incalzava e l’urbanistica del regime fascista preferì trasformare il fondovalle in un grande viale di scorrimento (una Passeggiata automobilistica), per innestarlo sulla neonata via Imperiale diretta al mare (l’odierna via Cristoforo Colombo).

Gli scavi appena avviati dalla Soprintendenza Speciale Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Roma (fondi Delibera CIPE 3/2016 – Fondo Sviluppo e Coesione 2014- 2020, che finanziano il PROGETTO APPIA REGINA VIARUM) in collaborazione con l’Università Roma Tre intendono ricostruire pezzo per pezzo la storia di questo angolo antichissimo di Roma e le sue trasformazioni. Un’ampia serie di indagini diagnostiche ad alta tecnologia hanno guidato i primi passi degli scavatori valutando qualità e potenzialità del terreno. La speranza è quella di leggere – nel microcosmo di un cantiere necessariamente limitato – duemila anni di trasformazioni del paesaggio, di cambiamenti e di persistenze e, chissà?, di riportare alla luce un segmento di quelle antiche vie, percorse dai primi abitatori del luogo, ancor prima che una Lupa generosa accudisse due gemelli sperduti in una cesta di vimini tra le acque del Tevere.

Dopo la prima settimana di lavoro abbiamo rimosso gli strati relativi all’allestimento della Passeggiata Archeologica (inaugurata nel 1917), attestandoci sul piano di cantiere frequentato all’epoca dagli operai. Gli archeologi del team, Maura Fadda e Federico Fasson, procedono al rilievo delle quote.

Il cantiere, da poco avviato, riprenderà dopo una breve pausa estiva. Sarà un cantiere ‘aperto’, al quale – nel massimo rispetto delle norme di sicurezza – sarà possibile avvicinarsi, almeno una volta alla settimana, per osservare con i propri occhi il lavoro degli archeologi e i suoi primi risultati, per fare domande e ricevere risposte.

Passanti, turisti, scuole, una folla di ‘curiosi’ saranno i benvenuti, perché la curiosità dei cittadini, cioè la manifestazione del loro interesse per il lavoro di chi legge la storia stratificata della città, è la prima garanzia di successo di qualsiasi indagine archeologica. Una piattaforma social permetterà a chi lavora di comunicare periodicamente con il pubblico e al pubblico di interagire con gli scavatori, per sentirsi tutti partecipi di una affascinante ricerca collettiva su tremila anni di storia di Roma.

I canali attivi per la comunicazione social sono la pagina “Open-Appia Regina Viarum” su Facebook e il profilo “Open_ARV” su Instagram e sono stati pensati per offrire una comunicazione diversificata alle diverse categorie di utenti, sperando di abbracciare gli interessi della maggior parte di essi. Su Facebook si racconteranno più in dettaglio lo scavo e i suoi reperti, mentre su Instagram si proporranno suggestioni e quesiti per interagire con il pubblico. A un mese circa dal lancio del progetto social, possiamo già registrare un buon seguito e soprattutto una positiva relazione tra i followers e lo scavo fisico, con un incremento importante dei visitatori al cantiere alla visita del venerdì mattina. Se questa è la premessa, confidiamo di poter raggiungere l’obiettivo di portare la comunità virtuale sul campo, allargando anche la proposta alle scuole (con attività di scavo simulato) e alle associazioni locali.

Nel nostro scavo ‘open una parte del tempo della visita al cantiere è dedicata all’approccio ai reperti archeologici. Durante la spiegazione da parte dell’archeologo del team Giorgio Rascaglia, i visitatori possono toccare con mano i reperti e, come in questa immagine, divertirsi a scovare le forme intere sui repertori di ceramica.

La Soprintendenza Speciale di Roma, guidata da Daniela Porro, continua la sua missione di apertura dei dati archeologici, iniziata nel 2007 con il progetto Sitar (premiato nel 2021 dalla European Association of Archaeologists) e insieme all’Università di Roma Tre sperimenta nuove modalità di diffusione della conoscenza. In quest’ottica, si è scelto di creare fin dall’inizio del progetto una sinergica collaborazione con l’équipe di Sitar, condividendo ogni fine settimana le relazioni scientifiche di scavo affinché siano pubblicate in tempo reale sul sito web per essere a disposizione di tutti gli utenti.

Il concetto di apertura espresso nel nome del progetto è ulteriormente ampliato grazie alla collaborazione con la testata Archaeoreporter. Se la comunicazione sui social media si rivolgerà ad un ampio e variegato pubblico e quella su Sitar ad un pubblico di addetti ai lavori, la comunicazione su Archaeoreporter raggiungerà coloro che attualmente non frequentano le piattaforme social e non sono necessariamente addetti ai lavori. Queste, dunque, sono le tre anime del progetto di comunicazione che accompagnerà lo scavo per tutta la sua durata e, come speriamo, anche oltre. Un progetto che mostra infine, quanto sia importante la collaborazione tra Istituzioni differenti, tra studiosi che sono prima di tutto persone e tra questi e i cittadini a cui è diretto, in ultima analisi, il nostro lavoro.

Per concludere, presentiamo l’équipe del progetto “Open – Appia Regina Viarum”:

Per la Soprintendenza Speciale di Roma ci sono:

Mirella Serlorenzi, Direttore delle Terme di Caracalla, RUP (Responsabile Unico del Procedimento) e progettista per le opere archeologiche

Alba Casaramona e Barbara Ciarrocchi, assistenti alla progettazione archeologica

Maurizio Pinotti, architetto progettista per le opere architettoniche e Direttore dei Lavori

Leandro Lentini, assistente di cantiere

 

Per l’Università di Roma Tre, ci sono:

Daniele Manacorda, già docente di Metodologia della Ricerca Archeologica

Maura Medri, docente di Metodologia della Ricerca Archeologica

Riccardo Santangeli Valenzani, Docente di Archeologia Medievale

Valeria Di Cola, Ricercatrice, responsabile della Comunicazione

Maura Fadda, Giuliano Giovannetti e Federico Fasson, archeologi impegnati nello scavo e nella documentazione scientifica

Giorgio Rascaglia, responsabile dei materiali

Le analisi geologiche sono a cura del geologo Carlo Rosa; la ditta esecutrice è So.La.Spe. Società Lavori Speciali s.r.l.

Il progetto di comunicazione dello scavo è coordinato da Valeria Di Cola, con Alba Casaramona, Barbara Ciarrocchi e il supporto di Paola Caramadre, Silvia Agostinetto, Luca del Fra, Valentina Catalucci e in collaborazione con Angelo Cimarosti.

Il momento dell’ingresso dei visitatori al cantiere accompagnati da Valeria Di Cola, responsabile della Comunicazione del progetto. Durante la visita ci si spinge fino alla trincea di scavo per osservare da vicino gli archeologi al lavoro e interagire con loro

Ecco i link ai nostri profili:

Facebook https://www.facebook.com/openARV

Instagram https://www.instagram.com/open_arv/

Sitar: https://www.archeositarproject.it/news/

 

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