mercoledì 28 Settembre 2022

Sulle tracce di Abellinum. Le nuove scoperte, la tutela e la valorizzazione dell’antico centro irpino

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Il progetto “Abellinum. Piano per la conoscenza, la tutela e la valorizzazione dell’antico centro irpino”, diretto dal prof. Alfonso Santoriello è principalmente rivolto verso l’area archeologica e il territorio di Atripalda. Il programma di ricerca è il risultato di una collaborazione tra il Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell’Università di Salerno, la Soprintendenza ABAP per le province di Salerno e Avellino e l’amministrazione comunale di Atripalda. La finalità ultima di questa indagine archeologica coincide con la ricostruzione di un ecosistema culturale che rispetti e valorizzi il patrimonio archeologico, la vegetazione antica e attuale e i percorsi che attraversano il territorio dell’antica Abellinum.

Per quanto riguarda le origini di questo sito, i resti dell’antica colonia romana di Abellinum, dedotta in età graccana (fine II sec. a.C.), e impiantata su un precedente insediamento sannitico (IV-III sec. a.C.), l’Oppidum Abellinatium, occupano l’attuale pianoro della Civita, a nord-ovest dell’odierno centro abitato di Atripalda, sulla riva sinistra del fiume Sabato, sin dall’antichità via naturale di collegamento tra il beneventano e il salernitano. All’ingresso della Civita, nel tratto settentrionale, è ancora visibile una parte del circuito murario di età romana, realizzato in opus reticulatum, con tufelli di forma piramidale. Al margine del fossato, che circonda l’intera cinta muraria, sono stati portati alla luce tre filari della fortificazione di età sannitica di III sec. a.C., in opus quadratum, con grossi blocchi di tufo giallo. All’interno della cinta muraria, sul lato est, è situata l’area pubblica, con le terme e il foro, da cui proviene un’ara circolare di marmo, attualmente esposta al Museo Irpino di Avellino. Nella zona nord-orientale è visibile una domus di tipo ellenistico-pompeiano, presumibilmente appartenuta a un Marcus Vipsanius Primigenius, liberto di Vipsanio Agrippa, genero di Augusto. Il complesso monumentale ha tutto il carattere di una ricca dimora patrizia, non solo per le dimensioni (2500 mq circa di estensione), ma anche per la particolare ricercatezza delle decorazioni dei diversi ambienti e delle suppellettili venute alla luce.

Scavi archeologici ad Abellinum (DISPAC, UNISA)

In seguito al terremoto del 346 d.C., le condizioni di vita dell’antico centro divengono difficili e, dopo la guerra greco-gotica (535-555 d.C.), si assiste ad un graduale abbandono sino alla conquista longobarda, a partire dalla fine del VI sec. d.C. Dell’antica Abellinum sono noti alcuni settori delle necropoli situate lungo le maggiori strade extraurbane: le testimonianze più significative vengono dalla località Capo la Torre, dove sono state scavate sepolture databili dall’età romana imperiale al periodo tardoantico. Nella stessa località altre sepolture sono state individuate lungo i muri perimetrali della cripta della Collegiata di S. Ippolisto; secondo la tradizione questo luogo può essere identificato come lo Specus Martyrum delle prime comunità cristiane, che vi custodivano le spoglie e le reliquie dei santi. Nella cripta si conservano ancora oggi i sepolcri del levita Romolo e del vescovo Sabino (VI sec. d.C.).

Oltre alle notizie finora note sul contesto archeologico, il progetto di ricerca condotto da Alfonso Santoriello sta gettando ulteriore luce sulle dinamiche evolutive di Abellinum. Dopo due anni di lavori di ricerca di archivio e bibliografico, di ricognizioni archeologiche e geo-morfologiche e una prima campagna di scavo svolta tra luglio e settembre 2021, una nuova indagine sul campo ha permesso di ampliare le conoscenze relative alla cittadina campana. Il direttore del progetto, infatti, spiega come le ricerche condotte “non siano solo tradizionali di tipo archeologico, ma vedano la partecipazione anche di altri dipartimenti e corsi di laurea dell’Università di Salerno, come quello di Agraria del dipartimento di Farmacia, di quello di Ingegneria Civile o del Centro di Ateneo ICT per i Beni Culturali. Tutti collaborano nel raccogliere informazioni al fine di sviluppare quest’idea di ecosistema culturale”.

Abellinum, il sito durante gli scavi archeologici DISPAC, UNISA

A seguito dell’individuazione nel 2021 di un nuovo tratto del decumano e di sei ambienti isorientati, si è deciso proseguire nel 2022 con le indagini nell’area compresa tra queste due evidenze. Si è così potuto portare alla luce un grande edificio che occupa buona parte di un isolato in affaccio sul decumano. Si tratta di una struttura che, per la sua impostazione originaria, risale almeno alla prima età imperiale, ma per la quale i livelli finora indagati sono quelli relativi alla rioccupazione tardo-antica, successivamente all’eruzione del Vesuvio denominata “di Pollena” del 472 d.C. Dalle testimonianze archeologiche emerse nel corso dello scavo,  affiora in maniera chiara una continuità di frequentazione dell’area e un recupero degli ambienti ancora agibili, sfruttando anche le evidenze strutturali precedenti.

Le indagini sul campo di quest’anno proseguiranno anche nel periodo compreso tra il 12 e il 23 di settembre. Si tratta di un’occasione particolarmente stimolante per conoscere l’antica Abellinum; sarà infatti possibile seguire “live” le ricerche ed interagire direttamente con i componenti dell’équipe archeologica.

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