venerdì 19 Agosto 2022

Sarcofago degli Sposi, Museo Nazionale Etrusco: uno sguardo alternativo del direttore Valentino Nizzo

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Il Sarcofago degli Sposi è l’icona del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, l’ETRU. Opera in terracotta, originariamente policroma, proviene dalla necropoli della Banditaccia, Cerveteri, ed è datato tra il 530 e il 520 a.C.. Da sempre colpisce per la sua bellezza arcaica, per i meravigliosi sposi, impegnati in un simposio. I gesti delle mani, che tenevano le coppe, di fatto si conquistano uno spazio che dialoga dai tempi della sua scoperta, a fine Ottocento, con i visitatori. Spesso viene portato ad esempio di come gli Etruschi, anche secondo le fonti antiche, tenessero in una posizione di preminenza la figura femminile, vista – con scandalo dei contemporanei – come particolarmente emancipata.

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Un’osservazione attenta del direttore dell’Etru, l’etruscologo Valentino Nizzo, fatta durante una visita dedicata ai temi della disabilità e allo sguardo diverso, non convenzionale, ha però portato a una conclusione diversa. Il corpo dell’uomo è allungato in modo del tutto innaturale, come si può notare dal retro del sarcofago. Le gambe subiscono un allungamento forzato, non per imperizia tecnica, il maestro che ha creato il sarcofago non può essere tacciato di questo, ma per una scelta ideologica. Se si fossero tenute le proporzioni reali l’uomo sarebbe apparso, in una visione frontale, molto più piccolo. Cosa che, evidentemente non si voleva, avendo l’uomo un’importanza gerarchica superiore alla donna anche presso gli Etruschi, a differenza di quanto sostenuto nelle analisi più stereotipate (e influenzate dagli autori antichi). La scelta dell'”allungamento” dell’uomo del Sarcofago degli Sposi, nell’ipotesi dormulata da Valentino Nizzo, sta lì a confermarlo.

La scoperta del sarcofago avvenne nel 1881, in 400 frammenti poi ricomposti. Già allora ci si rese conto della scoperta archeologica eccezionale. Dopo pochi anni si trovava già come faro delle collezioni di Villa Giulia, e da allora non smette di essere studiato, analizzato e interpretato.

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