martedì 6 Dicembre 2022

Un tesoro ritrovato. Il ripostiglio di Populonia, le monete d’argento del grande porto degli Etruschi

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Sono le monete etrusche della zecca di Populonia che tornano visibili. “Ecco dove era finito!”. Tuonò il signor O.G. riprendendosi dal sussulto provocato dal botto improvviso che un pacco metallico aveva causato cadendo a terra. Dopo più di mezzo secolo, il tesoro degli Etruschi era finalmente tornato alla luce… Potrebbe essere l’incipit di un racconto fantastico di J.K. Rowling, invece, è quello che è realmente accaduto ad Ottavio Gasparri lo scorso dicembre a Roma. Lavori, pulizie e spostamenti di mobili e oggetti dimenticati da decenni nella soffitta della casa di famiglia ed ecco ricomparire da dietro un cassettone un ricordo luccicante e ricco, molto ricco, di storia: la parte di un tesoretto di monete d’argento recuperato a Populonia nel 1939, che era stato dato al nonno Tommaso Gasparri come “quota parte” del premio di rinvenimento che spetta ai proprietari dei terreni in cui avvengono scoperte archeologiche.

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Nella soffitta, insieme al tesoretto, era una piccola scatola di cartone che custodiva la statuetta in bronzo raffigurante un’Arpia, la creatura mitologica con testa di donna e corpo di uccello, rinvenuta nella necropoli etrusca di Baratti. Il tesoretto è noto nella letteratura archeologica come “il ripostiglio della Porcareccia” e il riscontro inventariale eseguito in accordo con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio delle province di Pisa e Livorno ha confermato che si tratta delle monete rinvenute nei terreni intorno al golfo di Baratti alla fine degli anni ’40, in occasione delle attività di recupero delle antiche scorie di ferro per il loro riutilizzo nei moderni altiforni.

Parte del tesoretto di monete etrusche di Populonia della collezione Gasparri ora visibili al Museo Etrusco del borgo

Il tesoro constava di 565 monete d’argento che furono consegnate da Tommaso Gasparri al Soprintendente alle Antichità d’Etruria, Antonio Minto, il 16 gennaio 1940. Dal fascicolo conservato all’Archivio della Soprintendenza, emergono i nomi degli scopritori del tesoro, uomini e donne addetti ai lavori di scavo per conto della ditta Procchi: gli uomini picconavano le scorie, mentre le donne setacciavano la terra e recuperavano il materiale archeologico. Le monete, dopo essere state studiate e catalogate, furono divise tra la Soprintendenza e la proprietà dei terreni che ne ricevette oltre duecento, per la quasi totalità didracme d’argento con la raffigurazione della Gorgone, l’iconografia tipica della produzione monetale di Populonia.

Oggi, a distanza di oltre 80 anni, le monete – per volontà della famiglia Gasparri legittima proprietaria dei beni – saranno esposte al Museo etrusco di Populonia. Una nuova teca disegnata dall’architetto Erica Foggi ospiterà le monete, il cui studio è stato affidato a Luciano Giannoni, esperto numismatico, con il coordinamento di chi scrive a cui la famiglia Gasparri ha affidato la cura del museo che già espone al pubblico i reperti di sua proprietà fin dalla loro assegnazione come premio di rinvenimento negli anni ‘40 dello scorso secolo. Un’iniziativa culturale privata che da ottanta anni si aggiorna e si perpetua.

 

Il workshop che si è tenuto in occasione della presentazione del tesoretto:

La riscoperta del tesoro di Populonia

 

Introduzione di Carolina Megale (Museo etrusco di Populonia)

 

Antonio Borzatti von Löwenstern (Museo di Storia Naturale del Mediterraneo)

Giovanna Cascone (Gruppo Speleologico Archeologico Livornese)

Luca Tinagli (Gruppo Speleologico Archeologico Livornese)

Piombo, rame e argento nelle grotte-miniera dei Monti di Campiglia: contesti, metodi e applicazioni di ricerca

 

Franco Cambi (Università di Siena)

Alessandra Casini (Parco Nazionale delle Colline Metallifere Grossetane)

Andrea Zifferero (Università di Siena)

Piombo, rame e argento nelle grotte-miniera dei Monti di Campiglia: i risultati della ricerca archeomineraria

 

Fiorenzo Catalli (Museo Archeologico Nazionale di Firenze)

Le monete etrusche

 

Luciano Giannoni (Associazione Archeologica Piombinese)

Le monete di Pupluna

 

Stefano Bani (ricercatore indipendente)

La zecca di Populonia e i falsi d’oro a testa di leone

 

Marco Paperini (Past Experience)

Disiecta Populonia. Dai campi arati ai monetieri internazionali

 

Conclusioni di Andrea Camilli (Soprintendenza ABAP Pisa e Livorno)

La romanizzazione di Populonia: un problema aperto

 

ore 16.00 – Presentazione del volume

Sylloge nummorum graecorum – Italia – Etruria – Museo Archeologico Nazionale di Firenze di Stefano Bani, ne parla con l’autore Fiorenzo Catalli

GUARDA ANCHE:

Il castello di Populonia (Golfo di Baratti, Piombino), la vedetta sul Tirreno dello Stato degli Appiani – VIDEO

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