mercoledì 28 Settembre 2022

Perché è realmente importante estendere il dibattito sulla liberalizzazione delle immagini del patrimonio culturale

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In ogni settore ci sono argomenti che paiono destinati a restare nell’alveo degli “addetti ai lavori”. Sono argomenti che spesso riguardano piccolissime innovazioni, e che presuppongono una conoscenza tecnica specifica per poter essere pienamente compresi.Il settore culturale è gremito di tali casi: si spazia dal tema delle attribuzioni alle ripercussioni che una sentenza del Consiglio di Stato potrà avere sul futuro delle Concessioni, dall’applicazione mai avvenuta di articoli di legge all’utilizzo dei GIS, o alle politiche fiscali applicate a specifiche categorie di beni culturali.

Si tratta, dicevamo, di argomenti tecnici, che è giusto vengano trattati su specifici tavoli: difficili da trasformare in un tweet, inutili per qualsivoglia propaganda, ostici da comprendere. Di tavolo tecnico in tavolo tecnico rimbalzano tuttavia temi che presentano invece caratteristiche molto differenti, e che forse hanno acquisito il connotato di “tecnici”, per una serie di “complicazioni” stratificate, pur presentando tutte le caratteristiche essenziali per interessare il dibattito pubblico.

LA LIBERALIZZAZIONE DELLE IMMAGINI DEL PATRIMONIO CULTURALE

Tra questi temi geneticamente modificati c’è forse il dibattito legato alla liberalizzazione delle immagini del patrimonio culturale. Un tema che ha raggiunto livelli di complessità piuttosto significativi nel tempo, ma su cui è possibile, e forse necessario, avviare una sostanziale operazione di semplificazione. Perché al centro del dibattito c’è un quesito molto chiaro: ha senso ed è giusto vincolare l’utilizzo delle immagini culturali a scopi commerciali?

Al riguardo, esistono sostanzialmente due scuole di pensiero, che nonostante la fitta giurisprudenza sviluppata, e nonostante gli approfondimenti importanti che sono stati adottati nel tempo, si risolvono sostanzialmente in due posizioni molto chiare: da un lato c’è chi ritiene che porre vincoli a tale utilizzo sia giusto, e chi invece ritiene sia sbagliato.

Chiaramente si tratta di pareri molto articolati, in alcuni casi motivatamente articolati (come nel caso in cui uno studioso o un esperto, sulla base di una serie di riflessioni, arriva a formalizzare un proprio parere), in altri casi invece un po’ meno, come quando un autore ha già un proprio parere, e strumentalizza le argomentazioni per poterlo giustificare.

Ora, è chiaro che il tema presenti, ovviamente, delle implicazioni importanti su molti profili, e che l’attuazione di eventuali politiche a sostegno della liberalizzazione delle immagini possa avere dei risvolti pratici non indifferenti: senza queste caratteristiche, questo tema non sarebbe nemmeno un argomento di conversazione.

È anche altrettanto chiaro che per ponderare bene tutte le implicazioni di questa scelta sia necessario coinvolgere esperti in differenti discipline. D’altro lato, però, è anche evidente che relegare questo dibattito al solo settore degli esperti genera una distorsione importante in termini di prospettiva: se a dibattere sul tema sono persone che, per professione, dedicano ai beni culturali una parte importante della propria esistenza, il rischio è che analizzino il problema da “troppo vicino”, e questo non permetta loro di contestualizzare il tema in uno scenario più ampio.

Estendere il dibattito offre, quindi, la possibilità di guardare la tematica attraverso prospettive differenti, che potrebbero aiutare ad individuare un percorso che sia in grado di porre fine alla dicotomia oggi esistente. Inoltre, ampliare il dibattito permette anche di cogliere l’espressione dei cittadini, che sono poi i destinatari finali di queste riflessioni, e affrontare quindi con maggiore consapevolezza anche l’approccio tecnico.

Soprattutto, per coinvolgere in modo non fazioso la cittadinanza, sarà necessario attuare una pratica di “semplificazione” del tema, e anche questo potrebbe essere un esercizio utile. Continuare a trattare il tema solo ed esclusivamente secondo un approccio tecnico è sicuramente possibile, ma dopo tutto questo discorrere tecnico, se ci fosse stata una strada univoca, probabilmente sarebbe già stata individuata. D’altronde, che rischio si corre a chiedere ai cittadini cosa pensano del tema?

IL DIBATTITO SULL’OPEN ACCESS PER LE IMMAGINI DEL PATRIMONIO CULTURALE:

Le immagini del patrimonio culturale: un’eredità condivisa? Se ne parla a Firenze l’11 giugno

Beni Culturali: basta con le limitazioni all’uso delle immagini – Intervista al professor Giuliano Volpe – Con un approfondimento della redazione

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