martedì 6 Dicembre 2022

Archeologia, il manuale di Massimo Vidale: buone pratiche sullo scavo senza dimenticare i grandi temi

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Provate a cercare un manuale di archeologia in Italia. Fino all’arrivo di questo nuovissimo Archeologia, teorie, metodi strumenti di Massimo Vidale (Carocci), probabilmente vi avrebbero consigliato il celeberrimo Renfrew e Bahn, la traduzione di una fortunata opera inglese, giunta alla ottava edizione in lingua originale e alla terza edizione italiana, Archeologia – Teoria metodi e pratica, per Zanichelli. Il lavoro di Colin Renfrew e Paul Bahn è in effetti eccellente, un tomo importante per dimensioni, per uso del colore, cartine, grafici e decine di casi di studio, con un’enorme attenzione ai temi etico-deontologici e post-coloniali, molto sentiti nei paesi anglosassoni, con forte spinta verso qualsiasi aspetto del politically correct. A volte anche troppo, a nostro avviso. Ma, appunto, è una traduzione. Per trovare un manuale italiano c’è quello di Andrea Carandini, Storie della terra (Einaudi), quindi quella che possiamo definire un’autorità senza usare le virgolette. Un viaggio sicuramente affascinante, ma concepito nel 1996, e guidato dalla bussola dell’archeologo classico. Poi ci sono varie forme di introduzioni, come Prima Lezione di Archeologia e Lezioni di Archeologia, di Daniele Manacorda (Laterza), manuali specifici, come Archeolologia dell’Italia Medievale di Andrea Augenti (Laterza), e via via “specializzando” con testi usati da molti punti di vista per chi si avvicina allo studio. Infine, le preziosissime dispense dei professori universitari.

Massimo Vidale, professore di Metodologia della ricerca archeologica all’università Padova, archeologo sul campo in molti progetti, impegnato in Italia e in Iran, Pakistan, Iraq, Africa e ovunque lo porti la ricerca, si è fatto coraggio (perché ce ne vuole tanto) e ne ha scritto uno nuovo, sottoponendosi ovviamente all’occhio critico dei colleghi, giustamente non propensi a fare sconti verso un lavoro che si dichiari come “manuale”, ossia come base di riferimento e formazione per gli studenti.

Pensato come testo per gli aspiranti archeologi della triennale, è in realtà un’aggiornatissima e completa introduzione all’archeologia anche per gli appassionati, e un utile stimolo per chi la triennale l’abbia già archiviata. Per indole Vidale non è uno che le manda a dire, va sempre dritto al punto, e il suo Archeologia lo conferma: mette subito la trowel (la cazzuola degli archeologi) in cantiere, si rivolge immediatamente allo scavo, alla descrizione dei depositi, ai dubbi, tanti, che la disciplina offre ogni giorno. Spinge con forza il lettore a stimolare lo spirito critico, racconta in modo omeopatico i vari rivolgimenti teorici e pratici che l’archeologia ha subito nel corso dei decenni, suggerisce percorsi di lettura. E riesce a farlo con uno stile chiaro e preciso, non scontato nel mondo accademico italiano.

I pregi sono quindi la chiarezza, l’indirizzo empirico che non rinuncia a squarci di teoria fondamentale, l’aggiornata panoramica dei metodi e dei casi di studio (c’è anche Civita Giuliana, ad esempio), gli utili accenni alla futura professione, la bibliografia ragionata di testi non introvabili, e, come pregio ulteriore, le continue personali osservazioni di Vidale che rendono la trattazione tutt’altro che algida. C’è persino un utile glossario dei termini tecnici con la traduzione inglese. Anche il formato è ideale, da portarsi nello zaino. Ci sono dei difetti, oltre quelli che andranno eventualmente a identificare i “pari” dell’autore? L’apparato iconografico, benché ricco e appropriato, sarebbe molto più efficace se si fosse utilizzato il colore, così fa un po’ “dispensa” e il volume meriterebbe qualcosa di più. Immaginiamo sia stata una scelta editoriale per tenere i costi a 39 euro, ma un manuale è un testo che resta, e il colore avrebbe avuto un’attrattiva oltre l’uso accademico. In definitiva, però, forse è il manuale che mancava.

NEL VIDEO, MASSIMO VIDALE A UNO SCAVO IN LABORATORIO

La più antica fonderia della Padova Preromana, dopo 20 anni i segreti dello scavo della questura – Come visitarlo

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