mercoledì 28 Settembre 2022

ArchaeoReporter, il primo milione di visualizzazioni video: l’archeologia da condividere

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Lo diciamo sempre. Lo ripeteremo ancora. Quando si parla di “numeri”, soprattutto nei settori culturali, questi “numeri” devono contribuire a “spiegare” un fenomeno. Cosa vuol dire, dunque, che Archaeoreporter ha totalizzato, dalla sua nascita, un milione di visualizzazioni video? Sotto il profilo organizzativo, vuol dire che l’attività sinora condotta ha riscosso l’interesse di un buon numero di persone, che, in un comparto come quello archeologico, è sempre molto difficile.

Difficile perché Archaeoreporter, senza rinunciare alla qualità scientifica, non intende essere espressione di un’archeologia accademica, ma coinvolgere gli utenti con un approccio giornalistico. Questo significa, in breve, che quel milione di visualizzazioni è in parte rappresentato da soggetti appassionati all’Archeologia, che guardano i nostri contenuti con periodicità, ma anche da persone che in qualche modo inciampano sulla rivista, sulla base di quella chimica algoritmica dei contenuti suggeriti (non sponsorizzati, suggeriti).

Significa dunque che gli obiettivi sono stati raggiunti? Affatto. Si tratta semplicemente di un’iniziale conferma delle due intuizioni che sono alla base della rivista: la prima è che, gli appassionati di archeologia possono trarre piacere anche da articoli e approfondimenti frutto di giornalismo scientifico, e che il mezzo video arricchisca l’esperienza di lettura; la seconda è che l’archeologia, se definita in termini divulgativi, e con un taglio leggero, possa interessare anche persone che, in gergo, sarebbero “fuori target”.

Questo è un elemento importante, perché la crescita di Archaeoreporter implica anche che, per raggiungere persone che non mostrano grandi passioni per il sapere archeologico, non sia necessario ridurre tutta l’archeologia ad un trafiletto instagrammabile e con un’immagine accattivante; vuol dire che le persone hanno voglia di conoscere la nostra storia, e che quando inciampano in contenuti di questo tipo, non chiudono lo smartphone e lo gettano dalla finestra, ma lo guardano con curiosità.

Sinora si è sempre pensato che l’archeologia avesse due principali canali di diffusione: il canale “tecnico”, che giustamente richiede un rigore scientifico, un lessico, e una poderosa conoscenza pregressa; e un canale “a-tecnico”, da coinvolgere solo in caso di rinvenimenti eccezionali.

La nostra sfida, il nostro obiettivo, è quello di dimostrare, nel tempo, che un canale di giornalismo scientifico, che sappia sfruttare (ci auguriamo) sia il linguaggio non tecnico, che media di “facile consumo”, possa costruire nel tempo un interesse sia da parte dei tecnici, anche soltanto come introduzione ad argomenti da approfondire, sia da parte dei non tecnici, che magari non sempre si accontentano del “titolo shock”, ma vogliono anche capire qualcosa in più.

Aver raggiunto 1 milione di visualizzazioni significa che Archaeoreporter può iniziare al lavorare all’obiettivo successivo: e vale a dire le 10 milioni di visualizzazioni.Ambizioso? Certo, ma meno ambizioso del nostro obiettivo reale: lavorare affinché l’archeologia possa interessare, entusiasmare, coinvolgere le persone con sempre maggior frequenza ed avere un posto nella vita quotidiana delle persone.

A fronte di tale obiettivo, diciamolo, 10 milioni di visualizzazioni sono uno scherzo.Per questo chiediamo dunque di continuare a seguirci, e soprattutto di continuare a diffonderci, così come chiediamo a tutti i nostri lettori di consigliare ad amici e conoscenti non solo Archaeoreporter, ma anche tutte le altre riviste di qualità che riguardano l’Archeologia. La conoscenza non “concorre”, al massimo “condivide”.

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