martedì 6 Dicembre 2022

Il Ninfeo di piazza Vittorio, il giardino degli imperatori nel centro di Roma – L’archeologia preventiva che valorizza un quartiere – Come visitarlo

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Il Museo Ninfeo di piazza Vittorio è stato una sfida archeologica. Viaggiare in questa capsula del tempo è singolare, perché non vuol dire che tutto sia rimasto così come è stato lasciato (la definiziione-tipo di “capsula”), anzi, qui tutto si è trasformato. Il museo del Ninfeo, scavato dalla Soprintendenza Speciale per Roma per una ventina d’anni nel centro della capitale, racchiude ora il vero tesoro di questi 1000 metri quadrati di area indagata: il tesoro è lo spazio. Uno spazio, ora al chiuso e sottoterra, che un tempo fu, appunto, uno spazio aperto, una piazza privata immersa nel verde lussureggiante. Erano gli Horti Lamiani, dal I secolo dopo Cristo residenza e giardini lussuosissimi. Cose da imperatori, e infatti il complesso passò proprio nella sfera di influenza imperiale. Qui passeggiarono, ad esempio, Claudio, Caligola e Severo Alessandro.

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Reperti simbolo? Diremmo l’insieme, ma se proprio vogliamo, eccoli: sono due teste femminili che richiamano immediatamente maschere tragiche: sono di polvere di marmo impastato. Danno l’idea della raffinatezza. Sono fragilissime, un caso fortunato la loro conservazione. La piazza aveva al centro un Ninfeo, da cui, appunto,  il nome del museo. Ora ce lo dobbiamo figurare con piante bellissime e animali esotici, marmi bianchi su cui camminare, raffinate policromie marmoree e ricercate decorazioni parietali.

Cosa è rimasto in situ? Nulla o quasi. Cosa ci ha portato lo scavo? Decine di migliaia di reperti, 100mila frammenti di ceramica, vetri, marmi pregiati, ossa animali, frammenti di pittura su intonaco. Paradossi? In un certo senso, ma un classico paradosso archeologico. Il nulla, infatti, è quanto è rimasto della decorazione originaria nel luogo originario, ma metri cubi di reperti, trovati nelle campagne di scavo, provengono proprio dagli edifici imperiali che sorgevano attorno al ninfeo, insomma, un campionario dell’architettura imperiale

C’è una sorta di gioco dell’accumulo. Rende molto bene l’idea delle possibilità, anche di data archaeology, ossia come la mera quantità di ceramiche e oggetti d’uso comune ci possano raccontare tipologie, abitudini, a volte ecosistemi economici. Nella scelta espositiva si è voluto dare un’idea, molto affascinante, di questa quantità. La punta dell’iceberg di quanto racchiuso diligentemente catalogato nei depositi.

Mirella Serlorenzi, la funzionaria archeologa della Soprintendenza che conosce lo svolgersi delle ricerche ed è responsabile del museo, ritiene che il vero tesoro, in fondo, sia rappresentato da un nuovo modo di intendere l’archeologia preventiva, insomma, di fare tutela. Coinvolgendo privati con visione, in questo caso l’ENPAM, ma anche le tante associazioni dei quartieri, che hanno sentito come “loro” questo scavo. Un grande progetto di studio, una realizzazione che sposa le esigenze dell’ente che ospita in modo non asettico il museo: qui ci sono sale riunioni, vita da ufficio, convegni. Roma imperiale non spaventa, non intralcia, anzi.

Come visitare il Museo Ninfeo? La visita va prenotata, con ampio anticipo. Il visitatore verrà guidato proprio dagli archeologi che hanno scavato negli anni sul sito degli Horti Lamiani. Per prenotare si può fare riferimento a questo link

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