domenica 4 Dicembre 2022

Il segreto di Montefalco, il castello “diventato paesaggio” alle porte di Roma. Il progetto di landscape archaeology sui Monti Lucretili

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Guardandola dai Monti Lucretili, Roma è laggiù, in mezzo alla pianura laziale dove è sempre accaduto tutto. Quassù a Montefalco, ad oltre 800 metri di altezza, l’università Roma Tre, sta portando avanti un progetto di archeologia dei paesaggi che, di fatto, fa ricomparire la storia tra le pietre. Le pietre sono in realtà il castello stesso, i materiali da costruzione delle case che almeno dall’XI secolo si addensavano attorno alla rocca, un segno degli esseri umani sull’ambiente. Il survey degli studenti che salgono e scendono con l’agilità di capre tra le pietraie è diretto dal professor Riccardo Santangeli Valenzani e dalla professoressa Emeri Farinetti.  Non si sta scavando, quindi, è una ricognizione scientifica fatta con metodo ibrido, o meglio “intensivo-sistematico”: si studia il terreno, lo si divide tra i “ricognitori”, ossia gli studenti, si cammina (tanto), ci si arrampica (spesso), si individuano i reperti sul terreno, li si raccolgono, li si geolocalizzano, per poi convogliare il tutto in database digitali.

QUI IL VIDEO-REPORTAGE SULL’ARCHEOLOGIA DEI PAESAGGI A MONTEFALCO, MONTI LUCRETILI:

Il segreto del castello di Montefalco in Sabina: il castello che si è trasformato in paesaggio

Il sottile velo di smog fa individuare Roma in mezzo alla pianura, all’orizzonte. Verso sud, invece, tutti quei monti che rappresentavano i punti di riferimento di un altro orizzonte, quello simbolico-spirituale degli abitanti del Lazio antico. Non si fa neppure in tempo a pensarlo che Martina Bernardi, ricercatrice di Roma Tre che su questi luoghi si è formata come studiosa, ci indica l’aquila che vola in cerchio, verso il monte Gennaro. Lui, il Gennaro, si vede bene dalla capitale, con i suoi 1270 metri, ma provateci a fare un vostro personale survey su chi, a Roma, conosce i Monti Lucretili, con il Parco naturale regionale.

Un territorio denso di castelli, se ne possono contare ben 26. Per 11 di loro c’è la “continuità insediativa”, in poche parole sono diventati gli attuali paesi. Gli altri 15 castelli vengono invece abbandonati nel medioevo, e Montefalco è tra questi. Anzi, è uno dei più dimenticati, perchè mancano fonti scritte che ci raccontino dei suoi primi secoli di storia. Con l’abbandono di Montefalco, che aveva importanti mura (di cui restano ancora i paramenti), una rocca al centro (con i resti in alzato), abitazioni e strutture adibite ad attività produttive all’esterno, questo luogo si ingloba di fatto nel paesaggio. Il Monti Lucretili Landscape Project fa quello che deve fare un lavoro di archeologia dei paesaggi: svelare le trasformazioni del territorio nei secoli, nei millenni. Ecco allora che le pietre ricominciano a parlare, non sono “pietre” ma materiale da costruzione del castello, sparso sul terreno. I ricognitori trovano i laterizi, le ceramiche medievali, i segni della pastorizia, le tracce delle coltivazioni.

L’approccio è diacronico, tutte le epoche concorrono a dipingere il quadro del paesaggio, dalla preistoria (ed ecco i reperti litici finire nel sacchetto da portare in laboratorio) all’oggi, dai rifugi dei pastori alle scorie di metallo, chiaro indice di attività produttiva. I ritrovamenti archeologici – fuori dalle pratiche di scavo – hanno senso solo se letti nel contesto del paesaggio, se sono in gran numero (o, per contrasto, se mancano), se vengono studiati con tutti gli strumenti dell’archeologia digitale, dove all’elaborazione metodica dei dati si unisce la conoscenza “fisica”, passo per passo, del territorio. E, soprattutto, se l’archeologia dei paesaggi, come ricorda la professoressa Emeri Farinetti, diventa anche un’archeologia di comunità (community archaeology), partecipata, condivisa dalla popolazione che abita un’area o in diversi modi ne fa esperienza. Perchè il castello di Montefalco che “riconquista” la sua storia emergendo dal paesaggio, quello stesso paesaggio in cui si era trasformato, continuerà a svolgere il suo compito solo ad una condizione: da difesa contro i nemici a difesa del proprio passato, che è il passato di chi abita e vive un territorio.

La scheda del Monti Lucretili Landscape project (Dipartimento di Studi Umanistici – Università degli Studi di Roma Tre)

Direzione scientifica: prof. Riccardo Santangeli Valenzani, prof.ssa Emeri Farinetti

Direzione sul campo: dott.ssa Martina Bernardi

Collaborazione del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili

Attività su concessione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma e per la Provincia di Rieti

Con il patrocinio di: Comune di Monteflavio, Pro Loco di Monteflavio, Comune di Licenza, Comune di Roccagiovine, Comune di San Polo dei Cavalieri

Per saperne di più

Bernardi, M. (2021) L’incastellamento nei Monti Lucretili: Dinamiche insediative e paesaggio rurale tra alto e basso medioevo. Oxford: British Archaeological Reports (Oxford) Ltd

Martina Bernardi – L’incastellamento nei Monti Lucretili

GUARDA LA SECONDA PUNTATA:

I segreti archeologici del paesaggio dei Monti Lucretili, in Sabina. Un progetto dell’università Roma Tre a Montefalco – Seconda puntata

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