mercoledì 6 Luglio 2022

L’ultima scoperta nel Parco Archeologico di Velia: il tempio arcaico dedicato ad Atena dopo la battaglia di Alalia, con due importanti elmi

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Si conclude con un importante risultato l’ultima campagna di scavo che ha interessato il Parco Archeologico di Paestum e Velia, recentemente riconosciuto come istituto autonomo del MiC – Ministero della Cultura. I lavori, in corso dallo scorso mese di luglio, hanno infatti riportato alla luce sull’acropoli i resti di muri appartenenti a un edificio rettangolare, riconducibile al più antico tempio arcaico dedicato ad Atena. All’interno sono stari ritrovati anche vari reperti, tra cui ceramiche dipinte, vasi con l’iscrizione “IRE”, ovvero “sacro”, e numerosi frammenti metallici pertinenti ad armi e armature.

L’esistenza di una struttura sacra arcaica antecedente al tempio maggiore dell’Acropoli di Velia si riteneva possibile sulla base delle precedenti ricerche archeologiche avviate a partire dagli anni Venti del secolo scorso, e proseguite con discontinuità fino agli anni Novanta. Nello specifico, si riteneva plausibile la collocazione di un edificio sacro sul terrazzo più elevato della punta occidentale dell’acropoli. I dati emersi dalla recente campagna archeologica hanno confermato la presenza di un edificio sacro, precisandone inoltre caratteristiche come la collocazione, la planimetria, la cronologia e il rapporto con le strutture più recenti.

Gli archeologi coinvolti nell’indagine hanno riportato alla luce resti di muri realizzati con mattoni crudi, intonacati e fondati su zoccolature in blocchi accostati in poligonale, una tecnica utilizzata anche per le abitazioni di età arcaica rinvenute lungo le pendici dell’acropoli. Da queste testimonianze è possibile ipotizzare l’esistenza di un edificio rettangolare lungo almeno 18 metri ed ampio 7. La porzione interna della struttura è pavimentata con un piano in terra battuta e tegole sul quale sono stati rinvenuti elementi dell’alzato, ceramiche dipinte, vasi con iscrizioni e numerosi frammenti di armi e armature.

Lo scavo del tempio arcaico di Velia visto dall’alto

La struttura del tempio più antico risale al 540-530 a.C., ovvero proprio gli anni subito successivi alla battaglia di Alalia – fa notare Osanna – mentre il tempio più recente, che si credeva di età ellenistica, risale in prima battuta al 480-450 a. C., per poi subire una ristrutturazione nel IV sec. a C. È possibile quindi che i Focei in fuga da Alalia l’abbiano innalzato subito dopo il loro arrivo, com’era loro abitudine, dopo aver acquistato dagli abitanti del posto la terra necessaria per stabilirsi e riprendere i floridi commerci per i quali erano famosi. E alle reliquie da offrire alla loro dea per propiziarne la benevolenza, aggiunsero le armi strappate ai nemici in quell’epico scontro in mare che di fatto aveva cambiato gli equilibri di forza nel Mediterraneo.”

Tra i vari manufatti sono stati ritrovati in ottimo stato di conservazione due elmi, uno calcidese e un altro di tipo Negau. Questi ultimi, riportati alla luce solo qualche giorno fa, devono ancora essere ripuliti in laboratorio e studiati. Al loro interno potrebbero esserci alcune iscrizioni, abbastanza frequente nelle armature antiche, e queste potrebbero aiutare a ricostruire con precisione la loro storia, chissà forse anche l’identità dei guerrieri che li hanno indossati.

Scavo di Velia, l’elmo calcidese (Parco archeologico Paestum e Velia)

Il lavoro di scavo è stato condotto da una numerosa squadra di professionisti. I risultati – ha affermato l’archeologo del Parco, Francesco Uliano Scelza – “hanno chiarito topografia, architettura, destinazione d’uso e cronologia delle varie fasi dell’acropoli, dall’età del Bronzo al periodo ellenistico”. “Adesso – ha aggiunto l’archeologo – si lavora ad ulteriori progetti che la presente ricerca ha ispirato, di fruizione, studio e valorizzazione.”

Una scoperta importante che apre la strada verso nuove indagini per ricostruire la storia della colonia greca. Una ricerca archeologica che continua ad arricchire il nostro patrimonio culturale restituendo tasselli cruciali della storia del Mare nostrum.

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