domenica 22 Maggio 2022

Ecco il Giotto nascosto della basilica di Sant’Antonio a Padova: conclusi i restauri dell’Arco di Santa Caterina – Con video e foto

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Il Giotto nascosto di Padova si trova alla basilica di Sant’Antonio, ed è emerso dopo un lungo restauro che ha confermato l’attribuzione degli affreschi dell’Arco di Santa Caterina (cappella delle Benedizioni) già ipotizzata nel 1968. Il lavoro di ricerca e di salvaguardia compiuto al Santo in uno dei tre luoghi in cui si è documentata la presenza giottesca, ha di fatto scoperto nuovi importanti particolari, messo in luce la bellezza dei volti di almeno due sante di sicura mano del maestro toscano e ha svelato come la cappella di santa caterina fosse in effetti una sorta di “prova generale” di quella degli Scrovegni, perché la precede e porta già la testimonianza stilistica dell’allora ancor giovane artista.

ECCO IL VIDEO ALLA SCOPERTA DEL “GIOTTO NASCOSTO” DELLA BASILICA DI SANT’ANTONIO A PADOVA

La straordinarietà del restauro sta nell’acquisizione di molti particolari usciti dalla mano di Giotto, che non erano più leggibili, sia per i danni del tempo, il denso strato di sporco, le efflorescenze dei sali a causa delle passate infiltrazioni di acqua e umidità, ma anche di svariate ridipinture che avevano ricoperto molte parti degli eleganti racemi stesi a mano libera su fondo rosso pompeiano direttamente confrontabile con quello dipinto dal Giovane Giotto ad Assisi e delle cornici prospettiche con motivi cosmateschi. Anche molti particolari dei volti delle sante dipinte entro quadrilobi oggi tornano a spiccare.

Il restauro è stato promosso dalla Delegazione Pontificia per la Basilica di Sant’Antonio in Padova, nella persona dell’Arcivescovo Fabio Dal Cin, sotto il diretto controllo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso, diretta dal Soprintendente Fabrizio Magani, con Monica Pregnolato come storica dell’arte. La direzione scientifica è stata affidata a Giovanna Valenzano con la direzione tecnica di Cristina Sangati di AR Arte e Restauro. Il lavoro sugli affreschi giotteschi è stato il frutto di una sinergia tra la Delegazione Pontificia della Basilica, il Comune di Padova con l’Assessorato alla Cultura, l’Università di Padova e la Fondazione Cariparo.

 

 

LE IMMAGINI DEL RESTAURO DI GIOTTO ALL’ARCO DI SANTA CATERINA, BASILICA DEL SANTO

– PADOVA

Si sono recuperate intere porzioni della decorazione vegetale originaria, di cui rimangono molti tratti della pellicola pittorica originale. Una ulteriore scoperta, solo apparentemente meno eclatante, ma che in realtà farà discutere gli storici dell’arte, è la messa in luce della decorazione a finto marmo del semipilastro di destra – dichiara la professoressa Giovanna Valenzano, direttrice scientifica del restauro

La pulitura della parte superiore ha riportato in piena evidenza la carnosità delle foglie del racemo su fondo verde che precede il tipo di decorazione direttamente confrontabile con quella degli Scrovegni. Un’altra importante novità, è il recupero di gran parte della partitura dei finti marmi originale, completamente diversa dalla ridipintura novecentesca del Cherubini, sia nel colore bianco/grigio chiaro, che sembra voler alludere al marmo pario, sia nel taglio delle finte lastre; infatti la cornice che circonda la prima lastra di finto marmo non cade al centro della semicolonna, ma a due terzi, un dato che mostra ancora una volta l’attenzione di Giotto allo studio dei punti di visione, la scienza del vedere, la perspectiva, come era indicata nel medioevo con il termine latino.”

Si è concluso il restauro dell’arco d’ingresso della Cappella di Santa Caterina. Un momento finale, di pieno successo, da intendere come inizio. Questa è l’impressione dopo la conferma della paternità giottesca degli affreschi recuperati, che andrà rivalutata nella più articolata decorazione della Cappella – dichiara Fabrizio Magani Soprintendente Archeologia , Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Venezia e le province di Belluno, Padova e Treviso –  I recenti studi sulla committenza Scrovegni degli affreschi, le fisionomie, le figurazioni geometriche e naturalistiche, il loro impianto di gusto antiquario con la riproposizione pittorica di marmi colorati, s’inseriscono a pieno titolo nel programma di valorizzazione dei cicli trecenteschi padovani, che sono il cuore del riconoscimento di sito Unesco. La Basilica del Santo torna a essere protagonista del restauro e della ricerca sul patrimonio storico artistico e la Soprintendenza, come sempre, le sta al fianco”.

Un restauro che si attendeva da molti anni, di cui era già stata indicata la necessità nel 1968, quando le pitture dell’arco sono state stato ricondotte per la prima volta a Giotto – sottolinea il Delegato Pontificio per la Basilica del Santo, l’Arcivescovo Fabio dal CinL’intervento negli ultimi anni era divenuto veramente inderogabile. Il restauro è testimonianza concreta di come la Delegazione Pontificia ha a cuore i destini della basilica del Santo. Ne è valsa la pena: salendo sui ponteggi non ho potuto non rendermi conto di come Giotto avesse dipinto i volti delle sante martiri come veri e propri ritratti di donne, una diversa dall’altra, pur nell’unità. Donne accomunate dalla scelta del martirio, che recano alternativamente nella mano destra, la palma e la croce. Un’emozione che andava restituita ai fedeli, alla comunità francescana, alla città, al mondo intero”.

Andrea Colasio, assessore alla Cultura del Comune e ­coordinatore del Comitato per Padova Urbs Pictail patrimonio artistico della nostra città è così ricco e prezioso da regalarci non di rado delle significative sorprese. Il restauro di questi affreschi, che fin dal 1968 sapevamo di Giotto, ma che non conoscevamo così in profondità a causa delle condizioni di conservazione e di alcuni interventi del passato, piuttosto invasivi, ci ha permesso di ritrovare, in numerosi particolari il tratto del grande pittore e di apprezzarne le originali scelte stilistiche. È un tassello importante che arricchisce le nostre conoscenze dell’attività di Giotto a Padova e un elemento di quel più ampio lavoro di salvaguardia e valorizzazione di tutti gli affreschi trecenteschi che hanno ricevuto il riconoscimento Unesco. I cicli affrescati di Urbs Picta rappresentano un patrimonio di inestimabile valore non solo per la città, ma per l’arte e la cultura di tutto il mondo e noi vogliamo non solo custodirlo ma anche conoscerlo più a fondo. Gli studiosi di tutto il mondo guardano oggi a Padova come la capitale mondiale dell’affresco e questo pregevole intervento nella Basilica di Sant’Antonio conferma l’attenzione per questo patrimonio che la storia ci ha tramandato e la serietà con cui gli assicuriamo il futuro”.

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