domenica 22 Maggio 2022

Nasce il Comitato Editoriale di ArchaeoReporter, un ponte tra le tante archeologie, i cittadini e le istituzioni

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Il Comitato Editoriale di ArchaeoReporter, che nasce oggi, è un ponte. Ardito come un ponte tibetano, oscilla sulla profonda gola che divide l’archeologia, anzi, le archeologie, da tutto il resto. L’altra riva è il territorio che le archeologie devono raggiungere, con cui devono avere rapporti continui e produttivi. C’è innanzitutto la cittadinanza, a cui il passato appartiene. Che deve poter essere messa in grado di sentire ricerca ed evidenze archeologiche come parte del suo territorio, esattamente come lo è un paesaggio, un landmark identitario, un campo coltivato. Poi ci verrebbe, anche qui, da parlare di “passati”, al plurale, solo per rimarcare che l’archeologia va dalle grandi questioni sull’evoluzione umana alla comprensione di una discarica di rifiuti del XXI secolo, dalle tombe guerriere dell’Età del Bronzo alle trincee dell’archeologia dei conflitti. La diacronia è un’altra parola chiave, che ci suggerisce la successione e l’accumularsi incessante di eventi nel lungo e lunghissimo periodo.

Insomma, questo “ponte tibetano”, ardito e vertiginoso, lo abbiamo chiamato, per una nostra rara concessione ai luoghi comuni, “Comitato Editoriale”. Dicevamo che un ponte del genere è oscillante, perché deve essere elastico nei confronti delle sollecitazioni. Ma è ben­­­ noto che questi ponti himalayani sono anche piuttosto solidi, fissati alla roccia da funi e cavi di ancoraggio. Eccoli quindi i nostri cavi d’acciaio, i membri del Comitato Editoriale di ArchaeoReporter, a cui chiediamo essenzialmente un contributo critico, di indicarci strade da percorrere e di accenderci delle “spie di emergenza” di tanto in tanto.

Voci autorevoli nel “Gran Mare dell’Archeologia”

Devono essere dei richiami secchi e determinati, come quelli che sentiamo nei velieri che manovrano in tempesta, tipo Master & Commander. Chiederemo qualche momento strappato ai loro impegni professionali, perché abbiamo bisogno di donne e uomini letteralmente immersi nelle archeologie, nella tutela del patrimonio, della sua valorizzazione. Per questo ci siamo immaginati il lupo di mare di esperienza che lancia indicazioni all’equipaggio, a sovrastare il vento e il ruggire delle onde.

Cosa diamo noi di ArchaeoReporter in cambio al Comitato Editoriale, al di là della nostra gratitudine? Innanzitutto, la nostra linea programmatica, ossia quel “Non c’è niente di più contemporaneo dell’archeologia” a cui crediamo fermamente. Quello che ci fa pensare che l’archeologia abbia bisogno non solo di storyteller, di comunicatori, di divulgatori, di social media manager, di marketing (e ne ha bisogno, sia chiaro!), ma anche di reporter dal posto, sul territorio, per fare giornalismo scientifico. Reporter sul territorio, nel nostro caso anche video-reporter, che quindi, sul posto, ci vanno fisicamente, a raccontare e a documentare l’archeologia mentre la si fa, il museo mentre vive, la ricerca mentre è in corso, i problemi quando si presentano. E ascolta, in tempo reale, voci, opinioni, proposte, contrasti, possibili soluzioni. Ecco il nostro impegno verso il Comitato Editoriale. Un’iniziativa che parte ora, ma che è aperta ad allargarsi in futuro a proposte, persone, idee, istituzioni.

Il Comitato editoriale di ArchaeoReporter

 Con noi, in ordine alfabetico: Andrea Augenti, professore di Archeologia Medievale all’Alma Mater di Bologna, motore di progetti importanti sul territorio, attento osservatore delle possibilità della public archaeology; Nicola Cappellozza, geoarcheologo, professionista della SAP Società archeologica e molto impegnato in progetti pilota di archeologia dei conflitti, e grande conoscitore dell’ambiente alpino; la professoressa Emeri Farinetti, Archeologia dei Paesaggi e del paesaggio mediterraneo all’Università di Roma 3, per uno sguardo sulla landscape archaeology e tutte le sue infinite implicazioni e correlazioni; Stefano Monti, economista, per il Management dell’archeologia, perché anche da queste parti non si vive su Marte e certi processi vanno governati; Marco Peresani, professore di Culture del Paleolitico e di Ecologia Preistorica all’Università di Ferrara, coordinatore di progetti di ricerca multidisciplinari sull’evoluzione umana e da sempre attento alla comunicazione scientifica; l’esperienza per noi fondamentale di Mirella Serlorenzi, funzionaria archeologa della Soprintendenza Speciale di Roma, che ci può sicuramente illuminare sui musei e sull’archeologia preventiva, e sui rapporti di questa “archeologia di Stato” con la libera professione; e Michele Stefanile, archeologo subacqueo della Scuola Superiore Meridionale di Napoli ed efficace utilizzatore dei social, che può aprirci prospettive non solo metaforicamente “profonde” in una delle archeologie più promettenti per il futuro, soprattutto se depurata dalle incrostazioni di “mistero” e di “caccia al tesoro”.

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