domenica 22 Maggio 2022

La statua non-finita di epoca imperiale a Veria (Grecia), una luce sui laboratori degli scultori del tempo

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Il fascino del non-finito non è certamente una prerogativa di Michelangelo, gli esempi sono molti anche nell’antichità, a cominciare da obelischi egizi, passando per colonne giganti, scarti di lavorazioni ceramici e metallurgici. La statua di marmo d’epoca imperiale ritrovata nel centro della cittadina greca di Veria, in Macedonia, è uno splendido caso di opera d’arte non-finita, che coglie il lavoro dello scultore nel momento in cui qualcosa di non identificato lo ha fermato, cristalizzandolo nel tempo. Si tratta di un scavo di emergenza, nei pressi del sito di Agios Patapios – come racconta una nota del Ministero della Cultura greco – che ha seguito l’Eforato (la nostra Soprintendenza) delle antichità di Imathia. La scultura è stata individuata in uno dei rarissimi spazi liberi della città moderna, edificata sul centro urbano precedente. È alta circa un metro, in proporzione di circa 3/5 rispetto alla grandezza naturale. Veria fu una città importante nella storia della Macedonia, centro religioso e politico riconosciuto. La statua, che è stata presentata in una conferenza il 17 dicembre  scorso (2021) è un nudo acefalo con la clamide attorno al braccio, atletico, come analoghi modelli di Hermes o Apollo. La lavorazione, eseguita da un artigiano abile, fu interrotta in uno stadio piuttosto avanzato. Al di là del valore artistico-iconografico del ritrovamento archeologico, questo reperto risulta importante proprio per lo studio dei processi di produzione nei laboratori d’epoca imperiale locali, terminali di una vera e propria “industria” alimentata da una committenza di alto livello molto vivace. (foto dell’Eforato di Imathia)

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