giovedì 27 Gennaio 2022

L’ “altra” archeologia del 2021: alcuni scavi e restauri “fuori dal mainstream” da seguire assolutamente nel 2022 !

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In questo articolo una selezione tra i tanti casi, che NON abbiamo seguito direttamente con ArchaeoReporter tra il 2020 e il 2021. A volte perchè la contemporaneità delle campagne di scavo, o l’intervento di salvaguardia, ne ha impedito la visita, altre volte perchè magari troppo impegnati e non ci volevano attorno, o, semplicemente – lo ammettiamo – non lo sapevamo. A proposito, potete sempre segnalarci i vostri lavori a redazione@archaeoreporter.com e facciamo in modo di venire, sul posto, come previsto dalla nostra missione: reportage da dove l’archeologia la si fa

 Villa Romana di Lio Piccolo

Nel mese di settembre 2021 ha presso il via la campagna di scavi archeologici alla villa Romana di Lio Piccolo, il borgo immerso nella laguna di Venezia, patrimonio dell’UNESCO. Un progetto in sinergia tra il Comune di Cavallino-Treporti e Ca’ Foscari, a cui si affianca il lavoro degli scavi subacquei avviati da Carlo Beltrame, professore di Archeologia marittima. L’aspetto più importante di questa campagna è quello di aver documentato per la prima volta, con uno scavo archeologico stratigrafico terrestre, presenze romane nella laguna nord di Venezia. Inoltre, l’indagine ha riportato alla luce non solo nuovi reperti, ma anche strutture che forniscono preziose informazioni sulla funzionalità della villa romana del I secolo d.C. Oltre a ciò, si stanno eseguendo delle indagini paleo-ambientali, finalizzate a ricostruire l’ambiente antico e la sua evoluzione nel tempo. QUI IL LINK

Gli scavi archeologici a Lio Piccolo

Villa romana nella Piana di Venafro

Nella Piana di Venafro (Isernia) è stata indagata una villa di epoca romana contenente ben quattro sepolture, oltre ad un anello-sigillo probabilmente appartenuto a uno degli ultimi proprietari, Maecius Felix, patrono della città di Venafro e governatore della provincia del Sannio. Le operazioni si sono rese necessarie a seguito dei lavori pubblici in corso in loco per la costruzione della nuova rete elettrica, scavi archeologici coordinati da Maria Isabella Battiante e condotti sul posto da Luca Coppola, iniziati nel giugno 2020 e durati circa 6 mesi sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia del Molise. Si sono avviate accurate indagini stratigrafiche in un’aerea di 900 metri quadri: sono state recuperate quattro sepolture di alto medievale; al di sotto sono state rinvenute alcune strutture riconducibili a più fasi di vita dell’unità abitativa-produttiva. La costruzione risale alla fine dell’epoca romana repubblicana e gli inizi dell’età imperiale. Negli ambienti sono emersi vasche, magazzini, canalette, una piccola fornace per la produzione di mattoni e tegole, appartenuta verosimilmente a M. Clodio epigraficamente attestato in zona nel corso del I secolo d.C.

La villa romana di Venafro

Nuove scoperte nel parco archeologico di Atripalda

Il progetto “Abellinum. Piano per la conoscenza, la tutela e la valorizzazione dell’antico centro irpino” punta allo studio dell’antica città di Abellinum con l’obiettivo di ampliare le conoscenze e creare strumenti utili alla ricerca, alla tutela e alla promozione del Patrimonio Culturale del comune di Atripalda (AV). L’Università di Salerno, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Salerno e Avellino e con altri enti di ricerca, ha avviato dal 2019 un programma di ricerca e studio, per giungere, da un lato, alla promozione di programmi di tutela, valorizzazione e riqualificare dell’area archeologica di concerto con la Soprintendenza, dall’altro, all’estensione della carta archeologica, dinamica, della città di Atripalda, consentendo di affrontare le importanti problematiche storico–archeologiche ancora aperte e poco conosciute. Dopo due anni di lavori di ricerca di archivio e bibliografico, di ricognizioni archeologiche e geo-morfologiche la nuova campagna di scavi archeologici, partita nel mese di luglio 2021, ha portato alla luce fasi dell’insediamento e dell’organizzazione urbana dell’antica Abellinum. Il nuovo scavo ha fatto riemergere un nuovo edificio, articolato in almeno sei ambienti isorientati con il decumano e la domus.

Link: https://www.dispac.unisa.it/ricerca/focus?id=454

Scavi archeologici ad Atripalda

La bottega dell’artigiano del Blu Egizio nella Casa della Biblioteca a Pompei

Questo è “mainstream” ma non lo abbiamo documentato dal vivo: Dal cantiere di messa in sicurezza dell’Insula Occidentalis di Pompei emergono testimonianze di vita quotidiana durante gli scavi archeologici di questi ultimi giorni (dicembre 2021): un disco di pietra lavorato che formava la base per un piccolo mortaio e un vaso di bronzo o di rame, un’olla, testimoniano dei lavori che dovevano essere in corso alla Casa della Biblioteca per riparare i danni dello sciame sismico che dovette precedere l’eruzione del 79 d.C. Oggetti semplici ma raffinati, con ogni evidenza abbandonati dall’artigiano fuggito per l’eruzione accanto alla soglia di un ambiente. Il disco di pietra, perfettamente circolare e dalla superficie finemente levigata, conserva ancora un piccolo cumulo di frammenti di pasta vitrea pronti per la molitura che era necessaria alla produzione del famoso pigmento Blu Egizio, la cosiddetta “Fritta egizia” utilizzata per il blu/azzurro degli affreschi. Dalla parte opposta della soglia dell’apertura, che metteva in comunicazione il vasto ambiente voltato con la terrazza antistante, è stata ritrovata un’olla in rame recante al suo interno un piccolo crogiuolo di ferro probabilmente utilizzato per la cottura degli ossidi nel processo di produzione dei pigmenti. Entrambi i reperti sono stati ora trasferiti ai laboratori del Parco Archeologico di Pompei per procedere alle analisi dei loro contenuti.

Dalla casa della biblioteca a Pompei, “Fritta egizia”

La Tomba del “banchetto per l’eternità”, Cuma

Una tomba dipinta, datata al II secolo a.C., eccezionalmente conservata e le cui pitture immortalano una scena di banchetto è stata scoperta durante i lavori del 2018 condotti da Priscilla Munzi, ricercatrice del Centre Jean Bérard (CNRS – École française de Rome) e da Jean-Pierre Brun, professore del Collège de France. Dal 2001 lavorano con la loro équipe per riportare alla luce l’antica necropoli di Cuma, città a ovest di Napoli sulla costa tirrenica di fronte all’isola di Ischia e all’interno dell’attuale Parco archeologico dei Campi Flegrei.

Eccezionale è la decorazione figurata della tomba: sulla lunetta in corrispondenza dell’ingresso della camera funeraria, sono ancora visibili, infatti, una figura maschile nuda stante che sorregge nella mano destra una brocca in argento (oinochoe) e nella sinistra un calice; ai lati del personaggio, sono rappresentati un tavolino (trapeza) e alcuni vasi di grandi dimensioni, tra i quali un cratere a calice su supporto, una situla e un’anfora su treppiede. Sulle pareti laterali, s’intravedono verosimilmente scene di paesaggio. La decorazione è delimitata nella parte alta da un fregio floreale. L’intradosso della volta è giallo, mentre le pareti al disotto della cornice e i tre letti funerari sono dipinti di rosso. La tomba è stata più volte visitata e pochi sono gli elementi dei corredi recuperati, motivo per cui si rendono ancor più importanti le indagini scientifiche dei frammenti pittorici ancora in fase di studio.

Link: https://centrejeanberard.cnrs.fr/spip.php?rubrique49&lang=it

FORSE PUÒ INTERESSARE ANCHE, TRA LE PIU’ INTERESSANTI SCOPERTE ARCHEOLOGICHE DEL 2021:

Le più importanti scoperte archeologiche del 2021, secondo Archaeology. Con i links

 

 

 

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