venerdì 3 Dicembre 2021

All’origine delle tonnare siciliane: il progetto archeologico internazionale Archeofish, tra garum e salsamenta

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Gli scavi archeologici a Portopalo di Capo Passero (Siracusa), nel vertice meridionale della Sicilia, fanno parte di un grande progetto di studio battezzato Archeofish, che indaga l'”archeologia degli antichi siti per la salagione nel Mediterraneo occidentale, dalla Sicilia stessa allo stretto di Gibilterra”. Stiamo parlando, da un lato, del celebre garum, la salsa di pesce fermentata che caratterizzava l’alimentazione (più che la semplice “cucina”) del Mediterraneo antico, per un lunghissimo periodo fino all’inizio del Medioevo. Dall’altro lato si parla anche di salsamenta, ovvero il pesce sotto sale, soprattutto il tonno (grande riserva di proteine), che poteva essere così conservato e commercializzato nelle anfore spedite lungo rotte di ampio raggio fino all’entroterra meno accessibile.

QUI IL VIDEO-REPORTAGE DALLO SCAVO ARCHEOLOGICO DI PORTOPALO DI CAPO PASSERO:

Con un fulcro commerciale attorno a Roma, la grande capitale, ma con il passare dei secoli in un’ottica sempre più globale-mediterranea, come per esempio lungo le coste africane. Sicilia e Penisola Iberica, in particolare, sono senz’altro i luoghi di maggiore produzione. Basti pensare ai siti produttivi come Baelo Claudia (Tarifa, Cadice), dalla capacità di trasformazione del prodotto alimentare praticamente industriale, testimoniata archeologicamente dalle gigantesche cetariae con le vasche per la lavorazione del pesce. La situazione in Sicilia, a Portopalo, sembra essere simile come caratteristiche produttive, con vasche circolari o squadrate dove veniva prodotto il garum, tranciato e salato il tonno e spedito ai mercati di consumo. Che si tratti dell’origine delle tonnare siciliane pare evidente. Il progetto è interdisciplinare, tra archeologia classica e del paesaggio, archeozoologia e archeologia della produzione, e vede coinvolto un team di studiosi italiani e spagnoli, con le università di Catania e Cadice, il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e l’Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale (sempre del CNR).La direzione scientifica degli scavi, iniziati nel 2019, è affidata ai professori Daniele Malfitana (Catania) e Darío Bernal-Casasola (Cadice) e la vice direzione a Antonino Mazzaglia (Catania) e José J. Diaz (Cadice).

 

Gli archeologi al lavoro per nelle cetariae di Portopalo

Quello che è emerso dalla prima campagna di scavo, e che sembra confermato nella campagna del 2021, è che le oltre 60 vasche di lavorazione già ritrovate e ora studiate con un approccio multidisciplinare (molte vasche sono sotto l’abitato moderno, qualcuna è vittima dell’erosione marina) sono la testimonianza di una lunghissima occupazione produttiva. Si va dall’epoca ellenistica alla tarda antichità, ma non si può escludere che in totale la vocazione del sito per la lavorazione del pesce abbia almeno un millennio “di archeologia” da registrare, studiare e comunicare. Di sicuro, in altre forme, il passaggio dei tonni in queste acque di Capo Passero, continuò a rappresentare una risorsa economica per la Sicilia orientale. Gli scavi sono quindi una ricerca mediterranea in senso lato, ma anche un viaggio diacronico alla ricerca delle origini delle tonnare in Sicilia. Non per niente a Portopalo i resti delle tonnare in uso ancora nel XX secolo mostrano una continuità di questo autentico “polo di attrazione” dell’industria peschiera e conserviera, oltre che un punto privilegiato dell’intero ciclo alieutico (ossia inerente ale attività di pesca) nell’antichità.

DENTRO LO SCAVO DI PORTOPALO, LA NUOVA AREA INDAGATA DAGLI ARCHEOLOGI:

Gli archeologi ritengono che gli scavi di Portopalo, dove le tracce di lavorazione sono ben presenti e analizzabili (ossa di pesce, anfore con il prodotto ancora in situ, ricche discariche), siano tra i più antichi e fertili casi di studio di tutto il Mediterraneo. Per fortuna il team di ricercatori ha già prodotto articoli scientifici di grande rilevanza, subito, non in lustri di stanca scrittura ma in tempo più che ragionevole. Perchè la ricerca è come il garum. Deve fermentare il giusto ed essere “spedita” in tempo utile, altrimenti puzza e va a male, e nessuno più si avvicina a paper “scaduti”.

Nota bibliografica

Bernal-Casasola, D; Malfitana, D.; Mazzaglia, A. e Diaz J.J. (2021). Le cetariae ellenistiche e romane di Portopalo (Sicilia). Primi risultati da ricerche interdisciplinari. Herom. Journal on Hellenistic and Roman Material Culture- Supplement-1

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