giovedì 21 Ottobre 2021

Manuale di management per l’archeologia: come dare un presente e un futuro a scavi e territori – Recensione

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Il Manuale di management per l’archeologia, di Carolina Megale e Stefano Monti (McGraw Hill editore), è un prodotto editoriale ambizioso, provocatorio e, in un certo senso disruptive per il timoroso mondo che ruota attorno a scavi, ricerca, musealizzazione e conservazione. L’ambizione degli autori va contro le piaghe che affliggono il settore da sempre, che non è fatto solo di anime candide, di “duri e puri” immolati alla ricerca e di iniziati ai culti misterici di uno sponsor salvifico che, deus ex machina, arrivi a finanziare il nostro cantiere e il laboratorio. E non può essere fatto neppure solo di alti lai contro “soprintendenze-orchi” che si nutrono insensibili di moduli, sadismi autorizzativi e altre buro-crudeltà.

Il Manuale di management per l’archeologia non è ruffiano, non fa “il simpatico” e non cerca scorciatoie. Però fa quello che promette, è un “manuale”, mostra senza imbellettamenti quali sono le procedure da affrontare per rendere lo scavo/parco/iniziativa archeologica sostenibile economicamente, stabile nel lungo periodo, utile per archeologi, amministratori e cittadinanza. Quindi lascia stare i belletti e arriva al dunque, in pratica, con la gradualità che è propria di un manuale, ossia da zero a cento. Carolina Megale è archeologa professionista, docente e imprenditrice culturale, anima del Parco di archeologia Condivisa di poggio del Molino (Baratti, Piombino). Stefano Monti  è economista e analista nel comparto culturale, per cui la parola “business” non è un’offesa alla sacralità della ricerca ma un puntello necessario alle iniziative archeologiche. Nel libro hanno obiettivi sicuramente costruttivi, in un certo senso anche obbligatori per chi vuole fare archeologia e non solo “sopravvivere”, ma creare valore.

Valore culturale, certo, ma, vivaddio, anche economico. Per esempio, andando al sodo, iniziare uno scavo e non lasciarlo lì, con un paper scritto dopo qualche anno e letto da qualche decina di specialisti. Legare la ricerca archeologica al territorio in cui nasce e si sviluppa, coinvolgendo istituzioni e cittadini: non un corpo estraneo, un “pericolo” ingombrante, ma un’occasione di sviluppo economico e di coinvolgimento culturale, anche emotivo (ahimè, ora si dice “esperienziale”). L’archeologia come occasione di crescita, per gli archeologi e per l’indotto degli addetti ai lavori, e per chi, attorno a un’iniziativa archeologica, può trovarsi a generare valore, posti di lavoro, leve finanziarie, occasioni di promozione territoriale e di marketing non solo turistico.

Quindi le sezioni del manuale parlano di analisi di un progetto archeologico, le strategie che stanno alla base della scelta – di lungo termine (archeologia di emergenza esclusa, s’intende) – tra scavare e non scavare. Analisi che mette in relazione gli archeologi con le istituzioni, il terzo settore, la scuola e l’università, i flussi turistici di un territorio e la sua cittadinanza. Per muoversi con una visione e non arrivare lì con piccone, carriola e paraocchi. Una seconda parte affronta le sfide della professione e delle imprese archeologiche. Poi si affrontano i modelli organizzativi, lo scenario degli scavi di ricerca, si scende nel dettaglio – ebbene sì – dei conti economici e di tutte le voci da tenere presente. Poi si affronta il grande spauracchio, lo Stato, che viene invece affrontato con la consapevolezza, alta, del suo ruolo. Le attività per la tutela, le definizioni, il “dopo scavo” aree e parchi archeologici, e la comunicazione (doveroso disclaimer: in tema di comunicazione chi scrive ha interessi comuni, e convinti, con gli autori).

Infine, si tappino le orecchie i puristi (che non crediamo tuttavia esistano, sono una categoria fantasiosa), si parla di business model e di business plan. Insomma, stiamo parlando del passaggio (per uno studente) dall’Archeologo nel Paese delle Meraviglie alla vita vera. E per chi invece, navigato professionista, queste cose le sa (perchè accidenti se un archeologo le sa!), il manuale è uno strumento utile per la sua personale check-list, un buon “facciamo il punto”, anche una base di partenza per una discussione sulla scorta di dati, analisi, modelli pratici. Magari averlo avuto prima questo manuale. Aiuta a non farsi male, o a farsene meno, con la nostra amata archeologia.

Manuale di Management per l’Archeologia. Processi e procedure per l’archeologia nella società contemporanea di Carolina Megale e Stefano Monti (McGraw Hill). Pagine 216. 25 euro

Poggio del Molino, le tre vite di un sito archeologico. Da fortezza romana contro i pirati a villa con mosaici a Populonia (Golfo di Baratti – Piombino). VIDEO

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