giovedì 21 Ottobre 2021

Giugnano, la cripta più nascosta della Toscana. Un gioiello del primo romanico – Con VIDEO

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La cripta di Giugnano è nascosta in tutti i termini, al di là della sua etimologia. Potremmo dire che in effetti, la struttura di questa località di Roccastrada (Grosseto), in Maremma, è proprio la cripta più “nascosta” della Toscana. Al di sopra, infatti, l’antico monastero di San Salvatore (le cui origini risalgono al IX secolo) non esiste più. Da tempo andato in rovina, è – di fatto – sostituito da un bosco di lecci che rendono il sito particolarmente romantico, ma dalla conservazione architettonica estremamente complessa

Siamo a poca distanza dal castello di Montemassi, quello reso famoso dall’assedio rappresentato nel Palazzo Pubblico di Siena da Simone Martini. La visita alla cripta, in area privata nei pressi di un piacevole agriturismo, è di per sè una piccola avventura. Ci si accede da un’apertura della volta e utilizzando una scala a pioli piuttosto “casalinga”. Una volta dentro, nella penombra, la visita è impagabile, e senz’altro la sensazione di essere in un luogo esclusivo, usiamo pure il termine “magico” non a sproposito, è immediata.

Al di sopra, dove ora sono gli alberi, si può immaginare una chiesa ad aula o a croce latina, oltre a tutte quelle strutture che si trovavano in un monastero, dalle aule comuni agli ambienti produttivi. Il monastero, in pieno medioevo, era uno dei più ricchi in Maremma, ma la decadenza arrivò in pochi secoli, come l’oblio e la distruzione di quasi tutte le strutture architettoniche, se si fa eccezione di un edificio gotico ancora visibile, in rovina, in mezzo al bosco. Con fascino ma con ovvie domande sulla sua complicata conservazione.

giugnano-roccastrada

La cripta di Giugnano è invece un esempio di primo romanico, particolarmente visibile, anche per pulsione alla sperimentazione, nelle quattro colonne che sorreggono la volta, che sovrasta l’unico vano rettangolare. Un testo sul sito del FAI cita i dubbi sul futuro del luogo stesso, ricordando come da tempo si parli di un difficile restauro. Quello voluto dalla soprintendenza decenni fa, con pesante soletta in cemento, sembra “schiacciare” non poco la struttura, ponendo seri poblemi sul suo futuro, tanto da far ipotizzare – come soluzione temporanea – un reinterro della cripta per garantirne la stabilità.

Il monastero di San Salvatore a Giugnano, un riferimento per la Maremma

Il monastero benedettino del Salvatore nel XII secolo controllava numerose chiese e castelli lungo la via che univa Siena e la Maremma, ma era già decaduto all’inizio del Duecento, quando venne affidato ai monaci cistercensi di San Galgano in val di Merse. Forse l’aspetto attuale alla cripta nasce proprio per iniziativa della comunità monastica raccoltasi  ai piedi di Montesiepi, la celebre cappella sorta ove il santo aveva infitto la sua spada nella roccia al momento della conversione. Infatti San Bernardo di Chiaravalle, l’intellettuale che aveva fissato i canoni estetici per i conventi cistercensi , era contrario a accogliere nelle chiese sculture figurate come quelle della cripta. Forse i cistercensi, trasformando Giugnano in una loro fattoria fortificata (“grancia”), lasciarono andare in rovina la chiesa romanica, ma trasformarono la sua sfarzosa cripta in una dispensa sotterranea, non dedicata al culto ma allo stoccaggio delle ricchezze prodotte nelle campagne circostanti, da utilizzare per sostenere la costruzione di un nuovo magnifico tempio a San Galgano, realizzato secondo i nuovi canoni decorativi elaborati da San Bernardo

Si tratta di un luogo perfetto per condurre indagini di archeologia medievale, sulle strutture produttive e su quanto potrebbe emergere nel rapporto tra il complesso monastico e il territorio. Finanziarle e recuperare in toto Giugnano alla storia della Maremma sarebbe un atto lungimirante per tutta la regione.

Si ringrazia il professor Roberto Farinelli

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