venerdì 3 Dicembre 2021

Tornano le “pennellate perdute” di Giotto alla basilica di Sant’Antonio a Padova – VIDEO

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Il delicato intervento di restauro di quanto resta di Giotto sull’arco di Santa Caterina alla basilica del santo di Padova , promosso dalla Delegazione Pontificia della Basilica del Santo, in sinergia con il Comune di Padova e la Fondazione Cariparo, preceduto da una campagna di indagini diagnostiche e la mappatura di tutte le pitture, è giunto ad una fase cruciale. Dopo il consolidamento della superficie pittorica che si presentava in più punti sfaldata e parzialmente distaccata, si sono condotti i primi tasselli di pulitura. I risultati sono sorprendenti. Si sono messi in luce alcuni cangiantismi delle vesti, lo straordinario colore rosato degli incarnati, il chiaroscuro di volti e mani. L’attento intervento a bisturi ha eliminato parti di scialbatura che non erano mai state rimosse e che limitavano la lettura delle parti originali di Giotto. Tutte le dorature delle aureole risalgono al restauro del 1923, ma una traccia della doratura originale è sopravvissuta nell’asta della Croce tenuta in mano da una delle sante ritratte da Giotto sull’intradosso dell’arco. Ugualmente sono ben leggibili i disegni a mano libera di alcune delle coroncine poste sulle teste delle sante.

COME SI SVOLGE IL RESTAURO DI GIOTTO AL SANTO

Il progetto di restauro, autorizzato dal Soprintendente Fabrizio Magani il 5 11 2020, che ha confermato la precedente autorizzazione del 2013, è condotto sotto la direzione scientifica di Giovanna Valenzano ed eseguito da Natascia Pasquali di AR Arte e Restauro con la direzione tecnica di Cristina Sangati, sotto il diretto controllo della Soprintendenza, in particolare di Monica Pregnolato. Dopo la prima fase di indagini diagnostiche condotte dal Ciba, centro interdipartimentale di ricerca per i beni archeologici architettonici e storico artistici dell’Università di Padova, sono state eseguite le mappature di tutte le superfici pittoriche, un’analisi dettagliata delle superfici dipinte a luce radente, con gli ultravioletti e l’infrarosso per verificare le tecniche esecutive, le manomissioni, i restauri succedutisi. La cappella, costruita alla fine del Duecento, è stata decorata da Giotto, chiamato a Padova dai frati francescani. La cappella fu profondamente trasformata nel 1734 e le pitture giottesche furono coperte da un nuovo intonaco. Le pitture di Giotto furono riscoperte alla fine dell’Ottocento e coinvolte nel grandioso progetto di Boito, ideato nel 1893. Si affidò al pittore Giuseppe Cherubini di restaurare l’antica pittura “risalente al tempo di Giotto”. Il pittore si era formato in questa attività nell’importante restauro delle pitture medievali dell’abside di Aquileia sotto la guida del Soprintendente Morassi che aveva imposto che parti rifatte fossero facilmente riconoscibile dagli originali (Valenzano 1999, pp. 35-39). Al Santo Giuseppe Cherubini, agendo in autonomia, è stato meno rispettoso del dettato originale, non si è impegnato soltanto a “completare le parti che sono senza intonaco” e “ristaurare con ogni cura l’intradosso dell’arco avendo l’avvertenza di accompagnare nel migliore del modo le parti mancanti” come prevedeva il contratto, ma ha in gran parte ridipinto anche le figure originali di Giotto, aggiornandole al gusto personale, in linea con i dettami dell’epoca. La pulitura delle superfici pittoriche ha messo in luce parti originali di Giotto, sono state eliminate le ridipinture di Cherubini laddove ricoprivano parti di affresco originale. Si sono lasciate le zone dipinte da Cherubini nell’intervento terminato nel 1925, nelle aree in cui l’intonaco medievale era già completamente caduto all’inizio del secolo scorso.

Giotto alla Basilica del Santo a Padova: l’importante restauro dell’arco della cappella di Santa Caterina

 

 

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