mercoledì 22 Settembre 2021

Poggio del Molino, le tre vite di un sito archeologico. Da fortezza romana contro i pirati a villa con mosaici a Populonia (Golfo di Baratti – Piombino). VIDEO

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Una villa romana con mosaici colpisce sempre il visitatore, ancor di più per la stupenda posizione su Poggio del Molino, Populonia, a chiudere il Golfo di Baratti (Piombino). Sono 20 metri di altezza, ma sufficienti a dominare il tratto di costa tra San Vincenzo e la stessa Populonia, con il controllo delle rotte per l’Isola d’Elba, e una posizione di vedetta sulle Colline Metallifere di Campiglia Marittima, sulla pianura ricca di attività di trasformazione del ferro e la via Aurelia. Ma la villa romana e i suoi mosaici sono solo una parte di questa storia. Torniamo alla posizione: il paesaggio antico era diverso da quello che possiamo osservare adesso, da quando  il lago costiero di Rimigliano, che faceva anche da rifugio alle imbarcazioni, è stato prosciugato negli ultimi due secoli.

IL VIDEO REPORTAGE:

 

Il Parco di Archeologia Condivisa di Poggio del Molino, uno scavo ancora in corso con campagne che si susseguono, con eccezione della pausa pandemica, da oltre un decennio, testimonia in realtà tre diverse fasi, tre “vite”, se non quattro, del sito archeologico.

 

La fortezza repubblicana contro i pirati

La prima storia è quella che testimonia come nel II secolo a.C. il promontorio, nella parte che guarda verso nord, fosse occupato da una fortezza, evidente dalle murature e dalle basi di strutture difensive, a cominciare dalle torri. L’ipotesi è che il principale nemico da cui guardarsi, in quell’arco cronologico prima della Lex Gabinia contro i pirati, forse proprio la pirateria che in quel periodo era il pericolo più avvertito lungo le coste della penisola e nel Mediterraneo. Quando questa viene sconfitta dai poteri speciali affidati a Pompeo, mai visti fino ad allora, nella storia di Roma, così estesi, anche la funzione difensiva del sito pare cessare.

Il centro di produzione del garum e la villa rustica

È proprio verso lo scorcio del I secolo a.C.  che il sito viene trasformato in una particolare villa rustica, votata probabilmente allo sfruttamento agricolo del territorio ma soprattutto alla produzione del garum, la celebre salsa di pesce. Tra i ritrovamenti archeologici, spiccano le vasche in cocciopesto e impermeabilizzate dalla malta, inequivocabili nella loro funzione, al limite settentrionale dell’area. Proprio quell’area del sito, verso la scogliera, è certamente finita in mare, con il cambiamento dell’orografia avvenuto nel corso dei secoli. Insomma, circa il 20% del sito “scivolò” nel Tirreno.

La villa signorile e i mosaici

I bellissimi mosaici, scoperti dagli anni Ottanta fino al 2019, sono invece il segno della terza fase di Poggio del Molino, quella della villa marittima, ad uso delle élite, a cominciare certamente dalla seconda parte del II secolo d.C.. La fortezza viene ristrutturata (chissà se manteneva ancora una certo tono “militare”, come i castelli medievali trasformati in residenze rinascimentali) e diventa una villa, attorno ad un cortile-giardino. Ci sono le stanze residenziali, con mosaici, e il quartiere termale, con ipocausto, di nuovo pavimenti musivi, e l’evidente lusso che appare dai materiali lapidei e dagli intonaci dipinti individuati dagli archeologi e in corso di studio.

La “quarta storia” è quella della fine della villa, della sua spoliazione, del riutilizzo dei materiali nell’area circostante e nell’uso di parte di questi per realizzare calce. Anche i capitoli finali di una storia – in gran parte ancora da indagare – hanno il loro fascino.

Parco di archeologia condivisa.

Il sito viene denominato Parco di archeologia condivisa (QUI IL LINK) per il forte radicamento che si propone nel territorio. Carolina Megale, l’archeologa di Fondazione Aglaia che dirige lo scavo, tiene a sottolineare come di fianco allo scavo scientifico e ai restauri continui, ovviamente svolti dai professionisti, ruotino una serie di attività rivolte al territorio, una vera e propria presa di coscienza di un bene pubblico. C’è chi si prende cura della manutenzione e della pulizia e chi segue con le iniziative didattiche, o quelle che coniugano l’eccellenze del territorio a un luogo di bellezza paesaggistca e di ricchezze storiche straordinarie. L’attenzione è rivolta alle generazioni più giovani ma anche agli anziani, per coinvolgere in modo trasversale tutti i cittadini.

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