domenica 4 Dicembre 2022

In “diretta” dallo scavo archeologico di Doss Penede (lago di Garda). Dai Reti della seconda Età del ferro a Roma – VIDEO

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È l’archeologia delle Alpi, quella che racconta come dalla seconda età del Ferro, che ha inizio alla fine del VI secolo a.C, si passò, nel I secolo a.C. al dominio di Roma. Lo scavo archeologico di Doss Penede (Nago-Torbole, Tn), dell’università di Trento, è un sorprendente incontro di un vasto insediamento retico in un punto dominante tra Alto Garda, valle del Sarca e assi di penetrazione verso nord, nel cuore delle alpi e poi nell’Europa settentrionale. Ora ci sono i ruderi del castello medievale (XII secolo), ma sicuramente già nell’età del Ferro la sommità era occupata. Quel che è certo è che, nella collina sottostante, in un punto panoramico mozzafiato, ora occupato dalla boscaglia, una serie di terrazzamenti formavano un insediamento piuttosto imponente, sia sotto Roma, sia in precedenza, quando questi erano i territori dei Reti.

Il mondo retico, nella sua parte meridionale, è caratterizzato, dal punto di di vista archeologico, dalla cosiddetta Cultura di Fritzens-Sanzeno, ben riconoscibile per alcune tipologie materiali, ceramiche a strisce, fibule, ma soprattutto la tipologia abitativa, la casa retica, che a Doss Penede non manca. Poi arrivano i Romani. In questa parte del mondo retico sembra che il loro insediamento avvenga lentamente, con un assorbimento della cultura della potenza mediterranea da parte delle popolazioni locali. Con la campagna di Druso, del 15 a.C. in altre aree retiche andò diversamente.

DOSS PENEDE PROJECT

Quindi il progetto sta scavando da 3 anni, sotto la direzione del professor Emanuele Vaccaro, portando alla luce un’area che, a quanto risulta, fu occupata dalla seconda età del Ferro per almeno otto, nove secoli, con alcune “pause”, o per lo meno con dei periodi non ancora emersi. Nel medioevo la posizione strategica sui fianchi del colle fu probabilmente abbandonata per le difficoltà geologiche, testimoniate dai continui cantieri individuati nello scavo, una continua lotta contro il monte per non far crollare le strutture, divise tra abitazioni e centri produttivi. Chi c’era nell’abitato? L’ipotesi è quella di una piccola guarnigione, un “castellum” romano (e precedentemente qualcosa di simile, un insediamento retico) a presidiare il territorio

doss penede
Le strutture romane e retiche a Doss Penede, scavo archeologico nel comune di Nago-Torbole

Il Progetto Doss Penede è iniziato nel 2019 grazie ad una sinergia tra il Dipartimento di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento, l’Ufficio Beni Culturali della Soprintendenza della Provincia Autonoma di Trento e il Comune di Nago-Torbole.

La direzione scientifica degli scavi è affidata A Emanuele Vaccaro (UNITN), in collaborazione con Franco Marzatico (PAT) e con la Cristina Bassi (PAT).

La realizzazione delle ricerche è resa possibile grazie ad un finanziamento del Comune di Nago-Torbole. I ricercatori tengono a ringraziare il sindaco Gianni Morandi e tutta la comunità per il supporto e l’entusiasmo mostrato sin dall’inizio del progetto. Le analisi radiocarboniche e palinologiche sono rese possibili grazie ad un fondo messo a disposizione dalla PAT.

REFERENCES:

F.Marani,M.Matteazzi,A.M.Mercuri,E.Rattighieri,M.Sfacteria,M.Zambaldi (2020). Il sito preromano e romano del Doss Penede (Nago-Torbole, TN): la campagna di scavo 2019.

Qui consultabile su Fasti Online

 

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