domenica 4 Dicembre 2022

San Clemente, l’archeologia che salva la storia di Albenga dal fiume Centa

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Un’area archeologica in pieno alveo di un fiume, alla mercé delle sue piene e della sua potenza erosiva, che rischiano di cancellare dati storici di enorme importanza. Siamo ad Albenga, al cospetto delle acque del Centa, dove un team di esperti e archeologi sta combattendo una lotta contro il tempo – e contro il meteo – per registrare tutto ciò che il sito di San Clemente ha ancora da raccontare prima che natura, inesorabile, faccia il suo corso.

Qui, nella suburbio dell’antica Albingaunum, sorgevano le antiche terme romane (I secolo d.C.); qui, nel 2001, durante i lavori di allargamento dell’alveo del Centa – che, con le sue esondazioni, ha creato ingenti danni alla città nel corso degli anni – è riaffiorato un complesso paleocristiano con la basilica medievale di San Clemente; e sempre qui le piene e le alluvioni hanno fatto riaffiorare resti e testimonianze in grado di riscrivere la storia di questa città. Da questa situazione nasce l’esigenza di scavare il più possibile e di registrare dati che rischiano di andare perduti per i capricci di un fiume che continua a “mangiarsi” le fondamenta delle terme e dell’antica basilica.

Lo scavo è diretto da Marta Conventi, funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per province di Imperia e Savona, con l’intervento degli archeologi Fabrizio Geltrudini e Mario Testa di Regio IX Liguria.

Scavi archeologici in corso (2021) a San Clemente, Albenga (Sv)

LA SCHEDA SUGLI SCAVI 2021 DI SAN CLEMENTE

L’importante sito archeologico di San Clemente sta letteralmente scomparendo, eroso giorno dopo giorno dal fiume Centa, corso d’acqua capace di repentine piene incanalate verso la foce con molta forza.

La Soprintendenza spiega chiaramente che si tratta di “una perdita culturale che non si può arrestare per questioni di pubblica incolumità, ma che opportunamente gestita e documentata consentirà di non condannare all’oblio informazioni fondamentali per la storia della città di Albenga“. Insomma, si fa quel che si può ma non si deve ostruire lo sbiocco del fiume a mare, con il rischio di causare gravi danni al centro abitato e alla popolazione. Quindi, bisogna agire salvando il salvabile e documentando archeologicamente tutto il possibile. Praticamente uno scavo di emergenza.

Nonostante gli interventi già messi in atto la piena del novembre 2020 ha abbattuto la facciata e fatto collassare in acqua parte dei resti delle terme di età romana conservati a monte dell’edificio cristiano.

Vista le problematiche connesse alla tutela di questo importante sito e la necessità di intervenire tempestivamente, la Soprintendenza, grazie a un finanziamento ministeriale, ha intrapreso un’estesa indagine conoscitiva finalizzata a documentare il più possibile tutte le fasi di occupazione dell’area, dall’età medievale a quella romana, prima che vengano cancellate dal fiume. Gli scavi, iniziati il 15 marzo scorso, avranno una durata di circa 5 mesi”.

Le notizie messe in evidenza, anche nel solo stadio preliminare, sono importanti e confluiranno nello studio dell’importante fase tardo antica, paleocristiana e medievale di Albenga, arricchendo notevolmente la visione di insieme

Ad oggi si è potuto mettere in luce all’interno della chiesa una fossa per fondere campane, probabilmente da mettere in connessione al momento in cui i Cavalieri di Malta elessero la chiesa come propria sede, a metà del XIII secolo. – continua la Soprintendenza – Grazie all’ausilio della ruspa che ha rimosso i potenti strati alluvionali depositati sulla sponda si è inoltre riportata alla luce parte della grande piscina (natatio) delle terme romane costruita alla fine del II secolo d.C. La struttura, già individuata dalle indagini di inizio millennio, non è però mai stata scavata interamente. Si potrà quindi documentare non solo l’uso del vano, ma anche il suo abbandono avvenuto tra il V e il VI secolo, quando l’areale venne occupato dalla necropoli connessa al più antico edificio di culto cristiano“.

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