mercoledì 22 Settembre 2021

La conflict-archaeology di una battaglia navale. Il relitto del Mercurio al Museo Nazionale di Archeologia del Mare di Caorle – VIDEO

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L’archeologia del mare – raccolta nel museo nazionale di Caorle (Venezia) – è fatta di casualità e di metodo, di competenza e di apparizioni, di strati e di concrezioni, come quelle di un timone di un brigantino prussiano ottocentesco, affondato davanti al Lido di Venezia, che sembra un’installazione contemporanea proprio all’ingresso del museo. Poi c’è il Mercurio, brick del Regno Italico, quindi napoleonico, colato a picco nel 1812, colpito dalla flotta inglese nella battaglia di Grado (in realtà un lungo inseguimento nell’alto Adriatico), che è diventato un caso di studio di archeologia dei cofllitti – conflict archaeology.

QUI IL VIDEO:

La fine del Mercurio e del suo equipaggio

Queste indagini archeologiche che si sono susseguite dal 2001 al 2011, hanno studiato con metodo tutti gli aspetti della vita del Mercurio e del suo sfortunato equipaggio, in gran parte veneziano ma non solo. Emergono gli oggetti di uso quotidiano, lacerti di esistenze spezzate e testimonianze della battaglia, armi individuali, munizioni e, naturalmente, l’armamento del vascello Ci sono le carronate (cannoni navali corti), c’è una petriera (un pezzo d’artiglieria molto utilizzato). Novecento reperti in totale, ritrovamenti archeologici che restano prova di come la flotta britannica fosse in grado di dominare sul mare condizionando tutta la strategia napoleonica, anche nei luoghi più lontani e protetti del Mediterraneo.

Museo Nazionale di Archeologia del Mare a Caorle (Venezia)

La flotta di Roma schierata contro i pirati per proteggere Iulia Concordia

Il Museo nazionale di Archeologia del Mare di Caorle va però molto più indietro cronologicamente, almeno fino all’età del bronzo, a raccontare prima gli scambi a lungo raggio nel Mediterraneo, poi la potenza e l’organizzazione in terra e in mare di Roma. Un esempio, legato proprio al mare, è l’ara di Bato e Paius, in onore di due classiarii, ossia marinai della flotta militare, classis, probabilmente stanziata in funzioni anti-pirateria. Sono due nomi di origine illirica, a testimonianza che questa parte di Adriatico si giovava di una grande mobilità di merci e persone tra le coste, in continua osmosi. L’ara è molto importante come documento, perchè segnala appunto la presenza di una flotta a protezione di Iulia Concordia, vicina e ricca colonia romana.

L’ara dei classiarii Bato e Paius – Museo Nazionale di Archeologia del Mare di Caorle

La vecchia azienda agricola (ex Chiggiato, primo Novecento), che ora ospita il museo, un tempo conferiva i suoi cereali al molino Stucky, alla Giudecca. Ora ospita il lungo racconto del mare, dalle testimonianze dell’antichità, fino alle daghe medievali ritrovate nei fondali, e oltre. Ben sapendo che le storie che il mare restituisce sono solo alcune tra le tante che le acque custodiscono gelosamente

CORREZIONE: nel video anche il timone all’ingresso viene da noi attribuito al Mercurio. Pur essendo di un brigantino ottocentesco, come la nave da guerra, è invece identificabile con quello dell’ Hellmuth, un’imbarcazione prussiana.

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