domenica 4 Dicembre 2022

Il Fegato Etrusco di Piacenza, l’icona del nuovo museo archeologico di Palazzo Farnese – VIDEO REPORTAGE

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Il fegato etrusco di Piacenza è eccezionale reperto (II – I secolo a.C.) che apre uno squarcio di conoscenza sul pantheon degli Etruschi, il loro cosmo, la grande tradizione di controllo sui riti di fondazione, di divinazione e di relazione con l’aldilà. Da solo vale la visita alla nuova sezione, quella romana, del museo archeologico di Piacenza, a Palazzo Farnese. È l’icona del museo, ma per la verità la nuova collezione può contare su un altro mondo magico, oltre a quello rivelato dal fegato bronzeo: stiamo parlando dei giganteschi ambienti sotterranei di Palazzo Farnese, una cittadella tra le fortificazioni viscontee e i grandi apparati farnesiani, che non mancheranno di sorprendere il visitatore. È una sorta di archeologia nell’archeologia stessa del complesso monumentale, in cui il senso della stratificazione lo si sente sulla propria pelle attraverso le quindici sale che conducono il visitatore alla Piacenza romana e anche alla formazione pre-romana della città stessa, colonia di vitale importanza per Roma.

QUI IL VIDEO COMPLETO CON L’ANTEPRIMA DEL NUOVO MUSEO

 

In totale ben 1.400 reperti – finora dispersi in mezza Emilia Romagna – che narrano dell’importante colonia di Placentia dalla sua fondazione nel 218 a.C. sino all’insediamento dei Longobardi nel VI secolo d.C.

“Il percorso, suddiviso in quindici sale, secondo un’impostazione tematica e didattica, si apre con un inquadramento territoriale e cronologico dell’epoca, nel quale si dà spazio alle scoperte e alla metodologia archeologica e si conclude con un video che ripercorre le tappe più significative della storia della città”.

Tra i reperti in mostra, gli amanti di un approccio più legato alla storia dell’arte potranno trovare un compendio delle capacità tecniche di un’artista in scultura nell’imponente statua panneggiata firmata dallo scultore ateniese Kleoménes, che ricorda nell’epigrafe la sua orgogliosa origine ateniese. Il nuovo allestimento la valorizza come merita, con la tecnologia e la videografica usata con equilibrio, per dare il giusto rilievo alla scoperta archeologica che fu fatta in piazza Cavalli negli anni Trenta. Insomma, la grande scultura è sempre stata nel cuore di Piacenza fin dalla sua fondazione.

Statua firmata da Kleomenes, ateniese, al museo archeologico di Piacenza

La ricchezza della città è testimoniata dai mosaici delle domus, numerosi e spesso di grande qualità, come il mosaico dei cigni e della lira, un emblema con riferimenti ad Apollo ritrovato in via XX Settembre nel 1861, dove colpiscsce la resa chiaroscurale delle ali degli uccelli acquatici. Ogni cigno, di piccole dimensioni, è reso con un minimo di 110 tessere. Le abbiamo volute pazientemente contare, colpiti dalla bellezza di questa testimonianza musiva.

Tra i reperti meno conosciuti, che verranno trattati in schede a parte su ArchaeoReporter, sono di grande interesse le terracotte  di un tempio etrusco-italico scavate in via Brenedettine tra il 1947 e il 2000. Importantissima archeologicamente la tomba del Cantone del Cristo, indagata nel 1988 in un antico suburbio nord-orientale, che ha restituito resti di un letto funerario di gusto ellenistico, con bellissimi elementi scolpiti in osso. L’allestimento del museo, tuttavia, mantiene anche una sua importante funzione didattica, raccontando attraverso i suoi reperti, tutte le fasi della vita della colonia fino alla tarda antichità, con un percorso museale molto ben riuscito e che ha un respiro internazionale anche grazie alle traduzioni. Un museo necessario che si lega al suo territorio con importanti carte da giocare anche per un turismo non locale.

REFERENCES:

Bertuzzi, M; Gigli, A. e Podini, M. (2021). Museo Archeologico-Dalle origini del Museo Civico alla sezione romana. Musei civici di Palazzo Farnese a Piacenza. Piacenza: Comune di Piacenza

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