mercoledì 7 Dicembre 2022

Pompei, l’importanza dell’archeologia di emergenza anche attorno al sito più famoso del mondo

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Non è certo l'”archeologia di emergenza” che ti viene in mente nel caso di Pompei. Con archeologia di emergenza si intendono quelle attività messe in opera quando per esempio un cantiere intercetta evidenze archeologiche. Nel caso della città vesuviana di solito ci si concentra sui grandi interventi dell’area archeologica, gli scavi “classici”. Eppure, come accade su tutto il territorio nazionale, a maggior ragione l’intero territorio di Pompei viene monitorato. Così ecco l’ultimo lavoro per la posa dei cavi Enel in via Plinio (nome ovviamente appropriato) con l’annessa scoperta: un rinvenimento fortuito di alcuni blocchi in calcare certamente in relazione a strutture antiche.

Le strutture ritrovate a Pompei nello scavo di emergenza in via Plinio

Secondo il comunicato del parco archeologico si potrebbe trattare di un portale “di un edificio situato sulla antica strada che da Porta Nocera conduceva in direzione della collina di Sant’Abbondio. Rinvenimenti risalenti agli inizi del ‘900 suggeriscono che lungo la strada sorgevano altri edifici, come attestato anche su altri assi viari extraurbani”.

Le caratteristiche archeologiche dell’area sono ovviamente rispettate: come ad esempio i resti carbonizzati del portone di legno con tanto di spazio per i cardini, chiodi e borchie decorative in ferro, grosse tegole per la “pensilina” del portale con l’interessante particolare del bollo. Il Parco ha avviato, come sempre in questi casi, la procedura per la verifica di interesse culturale.

Tegola con bollo da Pompei, ritrovamento archeologico da scavo di emergenza in via Plinio

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