mercoledì 30 Novembre 2022

Le tracce delle genti della Valpolicella nella villa romana di Negrar: solchi di aratri, storie di contadini: VIDEO (parte quarta)

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L’archeologia delle tracce. Lo scavo della villa romana di Negrar porta in evidenza non solo i mosaici romani del terzo secolo, ma anche i rapporti che la villa stessa, dopo la fine della sua funzione signorile-produttiva, ebbe con i territorio. Ed ecco tornare alla luce – grazie all’attento lavoro degli archeologi – i solchi che gli aratri medievali lasciarono penetrando nel terreno agricolo che si era formato sopra le sale della villa. Ora sono delle ferite che scarnificano la pavimentazione, e spiegano come mai in certe parti le tessere dei mosaici furono staccate, e disperse tra le zolle.

Poi, dall’alto, emergono chiaramente le fosse in cui furono seppelliti dei bambini e degli adulti tra il VI e VII secolo, e le buche delle calcare, dove finì gran parte del materiale edilizio dell’edificio romano, per essere trasformato in calce, e riprendere il ciclo di costruzioni, a volte così simile alla nascita, decadenza e rinascita del ciclo delle stagioni.

Le tracce ci portano a vedere, dall’alto, la profondità dello scavo in corso, che appare ancora maggiore visto che certe opere agricole, come il letto irregimentato di un corso d’acqua, sono più alte del piano di campagna. Tracce di uomini, donne e bambini che su queste terre, dopo la fine della grande villa di età imperiale, hanno lavorato, vissuto, sofferto per secoli, millenni, e che hanno riscolpito il paesaggio, a volte confondendosi con esso, tra i filari delle vigne, come i corpi di queli bambini piccolissimi, forse di due-tre anni, che sono stati ritrovati, e rimossi con il rispetto dovuto ai resti umani, dagli archeologi.

LE PRECEDENTI PUNTATE DEL VIDEO-REPORTAGE:

Villa romana di Negrar, Valpolicella: la diretta delle nuove scoperte – Con i video-reportage

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