venerdì 3 Dicembre 2021

Prima della firma, epigrafi profane su edifici sacri. Tra labirinti e quadrati di Sator nella cattedrale di Lucca, duomo di Siena e pieve di Campiglia Marittima

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di Francesca Raiti e Benito Goglia*

Il cantiere della Cattedrale di San Martino a Lucca fu concluso poco dopo il XIV secolo e, da allora, il Duomo è sempre stato meta di fedeli, pellegrini, viandanti e turisti. Tutti loro, prima dell’ingresso, sul basamento del campanile, furono (e sono ancora oggi) accolti da varie epigrafi latine. La maggior parte è di carattere sepolcrale ma, sul lato nord, c’è una lastra con la combinazione di un’immagine e un’iscrizione.

Si tratta della raffigurazione di un labirinto, costruito con una sola entrata e nessuna uscita, dunque risolvibile solo ripercorrendo al contrario il tragitto intrapreso dopo l’ingresso. Accanto ad esso l’incisione di un testo traducibile così:

questo è il labirinto costruito da Dedalo cretese dal quale nessuno che vi entrò poté uscire eccetto Teseo aiutato dal filo di Arianna”.

L’eroico e bestiale mito ellenico sul labirinto del Minotauro si ambienta in un contorto luogo dove grava il fato dell’innocente; al cospetto del labirinto di Lucca, invece, veniva portato il colpevole: la tradizione popolare narra che si chiedesse ai penitenti di risolvere il rompicapo e, chi avesse risolto il disorientante gioco, avrebbe avuto salva la vita. Tuttavia è difficile riconoscere con certezza il significato reale del simbolo che è coinvolto in lunghe tradizioni sia sacre sia profane.

Un’ipotesi che si discosta dalla visione consueta propone di esaltare, nell’interpretazione del testo, il personaggio Dedalo, a discapito di Teseo e Arianna. Dedalo è il primo architetto, il primo ad avere riconosciuto il ruolo di “creatore”. È lui che è mitologicamente l’antenato degli ingegneri edili e l’emblema dell’uomo che pare assomigliare a Dio dando vita a qualcosa. Forse quell’iscrizione può essere stata un’espressione poco esplicita con un riferimento agli architetti e quindi un ammonimento ai visitatori nel ricordare che quella dimora divina è opera umana.

Quadratro Sator
Il Sator del duomo di Siena

La stessa riflessione può adeguarsi ad un’altra iscrizione su un altro edificio sacro: il Sator inciso su una parete del Duomo di Siena. La frase palindroma sator arepo tenet opera rotas, ovvero “il seminatore sul carro-aratro tiene le ruote dell’opera”, ha la sua origine in relazione alla fondazione di Roma. Per inaugurare una nuova città, infatti, era prassi innanzitutto delimitarne i confini tracciando un solco con l’aratro.

Il Sator è quindi rievocazione di un’azione tipica della realizzazione di qualcosa, di una formazione, di una nascita. Se si considera che il Sator possa riferirsi alla memoria di attuali e concreti autori e non solo e non sempre alla rievocazione di antichi riti, esso assume un diverso ma più realistico significato.

Tale legame Sator – creatore è più esplicito in un’epigrafe presso il sottotetto della Pieve di San Giovanni a Campiglia Marittima dove, nel Sator, è integrato il nome abbreviato dell’autore: l’architetto Matteo.

Non si tratterebbe di un’eccedenza di superbia che eguaglierebbe Dio e gli uomini nell’opera della creazione, piuttosto, coloro che si adoperarono nella costruzione di maestosi edifici l’avrebbero fatto per Dio e con la sua benedizione.

Una serie di labirinti
Santarcangeli, P., Il libro dei labirinti, storia di un mito ed un simbolo, Sperling & Kupfer editori, Milano, 2000, p. 26, 5.

L’epigrafe del Duomo di Lucca e l’epigrafe del Duomo di Siena hanno quindi vari aspetti in comune. Innanzitutto sono combinazioni di sagome e parole. Entrambe le iscrizioni sono state tratte da un culto pagano e antico con un’origine simbolica mitologica. Tutte e due, nonostante l’indole profana, sono poste su edifici di carattere sacro. Soprattutto, però, sia il labirinto lucchese sia il Sator senese potrebbero avere un legame con le figure degli artefici, una potenziale novità interpretativa che sottolinea il rapporto tra l’opera e il suo architetto, ad oggi poco intendibile ma magari sottointeso e compreso in passato.

 

Referenze bibiografiche:

Santarcangeli, P., Il libro dei labirinti, storia di un mito ed un simbolo, Sperling & Kupfer editori, Milano, 2000.

Iannelli N., Misteri culti e segreti dell’antica Roma. Dalla fondazione dell’Urbe a Costantinopoli. Il Sator e i simboli della tradizione romana. Angelo Pontecorboli Editore, Firenze, 2014.

*Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali – Università di Siena

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