martedì 13 Aprile 2021

La reinterpretazione del classico: un po’ rilievo archeologico, un po’ veduta romantica. Una mostra

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Le prime reinterpretazioni delle architetture e dell’arte classica, attraverso altri artisti, le dobbiamo ai pittori del Rinascimento. Celebre è ad esempio l’impegno di Raffaello come primo “sovrintendente alle antichità” per papa Leone X, testimoniato dalla lettera scritta assieme a Baldassar Castiglione nel 1519, un vero e proprio programma di salvaguardia per la città di Roma. Ma è con il XVIII secolo, e ancor più nel XIX, che il ruolo di divulgazione, rilievo e – contemporaneamente – di reinterpretazione del classico viene assolto in particolare dalle incisioni, anche per la loro possibilità di riproducibilità e di conseguente diffusione. Ecco così autori come Giovan Battista e Francesco Piranesi, Luigi Rossini, Nicolas-Marie-Joseph Chapuy e di Johann Jakob Wetzel.

Immagine del Circo di Roma, G.B.Piranesi
Giovanni Battista Piranesi. Frontespizio Antiquus circi. Da “Le antichità romane” 1759-1756 (Sec. XVIII)
incisione all’acquaforte 80 x 60 cm. Collezione privata

Una mostra a Chiasso (Canton Ticino, Svizzera), presenta duecento incisioni che percorrono, appunto, la reinterpretazione del classico alla luce dei lavori di artisti che utilizzarono perizia e precisione, fantasia e invenzione, in dosi variabili, mischiate tra loro, tanto che è complicato riconoscere a volte gli elementi “fantastici” o di maniera da altri che, invece, sono magari fedeli rappresentazioni, una sorta di vero e proprio rilievo archeologico. Bilini e pintesecche, acqueforti, litografie e cromolitografie, stampe acquarellate, prodotte in due secoli, fino a quando la fotografia campiò completamente il mercato e, soprattutto, la possibilità di “reinterpretare” il classico. Il titolo dell’esposizione è infatti  La Reinterpretazione del Classico: dal rilievo alla veduta romantica nella grafica storica, a cura di Susanne Bieri e Nicoletta Ossanna Cavadini, che hanno scelto opere provenienti dalla Biblioteca dell’Accademia di architettura USI di Mendrisio, dalla Biblioteca Cantonale di Lugano, dalla collezione del m.a.x. museo di Chiasso, dall’associazione Avvenire dell’Antico (AdA) e da raccolte private.

Il MANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli provvede invece al collegamento materiale tra reperti archeologici e le incisioni, con il prestito di due candelabri in marmo con trampolieri, una testa di Apollo e un’altra scultura, sempre una testa, di giovane

“Il percorso espositivo si apre con una ventina di tavole tratte dai Monumenti antichi inediti di Winckelmann del 1767, le incisioni della prima edizione de Le Carceri di Gian Battista Piranesi, le Lapides Capitolini con Antichità di Cora e Castello dell’Acqua Giulia (1762) nonché la meravigliosa pianta di Villa Adriana a Tivoli (1760-1778) e le grafiche eseguite dal figlio Francesco, che ritraggono le prime scoperte di Pompei (1789); a queste si affiancano due raccolte di volumi “in folio” delle acqueforti piranesiane.

Si prosegue con le opere di Luigi Rossini come il Frontespizio delle Antichità di Roma divise in 40 vedute, la Raccolta di Cinquanta Principali Vedute di antichità (1818-1819), Le Antichità romane… (1823-1829), nonché diverse vedute di assemblaggio di monumenti in litografia, gli stupendi Panorami che propongono una vista ad ampio orizzonte e alcune vedute – provenienti da una collezione privata – che ritraggono le città europee oggetto del più vasto itinerario di viaggio ottocentesco, che raggiunge anche la terra insubrica dei laghi con le città di Como, Lugano, Locarno e Ascona”. (citazione dalla presentazione della mostra)

L’opera di Winckelmann (1767), d’altronde, è lo spartiacque dell’interpretazione “classica” dei ritrovamenti romani in pieno Settecento, certamente per quanto scritto ma anche per il modello iconografico diffuso in tutta Europa attraverso le incisioni che la illustravano.

È quindi l’incisione, come e più dello scritto, il veicolo principe per quell’idea di “classico” da cui ancora, a 250 anni di distanza, non si riesce a discostarsi, pur in un approccio globale che sta plasmando anche l’archeologia .

Da Giovanni Battista Piranesi e del suo mondo iconograficosi arriva a Luigi Rossini, sicuramente meno conosciuto al grande pubblico, ma da ritenere una sorta di capitolo conclusivo di quella lunga stagione di rappresentazioni del classico attraverso le incisioni, spesso di grande fortuna e diffusione all’epoca.

Non tutto, naturalmente, è pittoresco, perchè alcune incisioni sono delle preziose testimonianze anche per i topografi, come ad esempio quelle di Francesco Piranesi su Villa Adriana

Villa Adriana, pianta del '700
Francesco Piranesi. Pianta delle Fabriche esistenti nella Villa Adriana pubblicata da Francesco Piranesi nel 1781 con dedica a S. M. Stanislao ugusto Re di Polonia, in sei tavole riunibili, TAVV.6 ciascuna lastra nelle dimensioni di 51.9 x 70.5 cm complessivamente 311.4 x 70.5 cm, scala 1:1020 Incisione all’acquaforte Collezione Accademia di architettura,
Mendrisio

La mostra si terrà fino al 12 settembre 2021

Per informazioni:

www.centroculturalechiasso.ch

Il catalogo (edizioni m.a.x. museo) presenta saggi di Massimo Lolli, Susanne Bieri, Angela Windholz, Pierluigi Panza, Mauro Reali, Raffaella Bosso e Nicoletta Ossanna Cavadini

 

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