martedì 13 Aprile 2021

Dante e archeologia medievale: i luoghi della Maremma

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di Roberto Farinelli *

Archeologia e Dante, attraverso una lettura dei luoghi e dei personaggi nominati dal poeta che hanno un nesso con la Maremma alla luce delle più recenti acquisizioni storico-archeologiche sul terreno. L’archeologia medievale ha vissuto una crescita straordinaria in Maremma, alla ricerca di risposte a domande storiografiche del tutto indipendenti rispetto alle curiosità che possono scaturire dall’esegesi dantesca. Tuttavia, proprio il suo stesso sviluppo ha condotto ad acquisire nuove informazioni circa le fasi due-trecentesche di molti centri maremmani menzionati da Dante o comunque connessi alla sua opera, nonché sul complessivo contesto socio-economico e ambientale di questa terra.

Sulla base delle testimonianze archeologiche, la Maremma al tempo di Dante va descritta sotto il profilo insediativo e paesaggistico, con particolare riferimento ai principali centri urbani di Grosseto e Massa Marittima. Lo sguardo va quindi focalizzato sui maggiori castelli maremmani, quelli menzionati nella Commedia, quelli legati ai personaggi dell’opera dantesca, e infine quelli coinvolti nella sua vicenda biografica ( ad esempio Santa Fiora, Campagnatico, Castel di Pietra, Montemassi, Roccastrada, Tino di Moscona e Talamone). In questo ambito sono studate le forme dell’espansione economica e politico-militare del comune di Siena nella Maremma grossetana tra XIII e XIV secolo, come pure la risposta delle comunità maremmane a tale espansionismo e la reazione dei principali signori rurali egemoni in questa regione (Aldobrandeschi – Conti di Sovana-Pitigliano / Conti di Santa Fiora). Molti esponenti delle casate nobili rurali erano soggetti ben noti a Dante e ai suoi ospiti durante gli anni di esilio in Lunigiana e nel Casentino, forse li conobbe in prima persona, o comunque erano a lui ben noti per via indiretta. Tra questi spicca Paganello Pannocchieschi, detto anche “Nello da Pietra” che Marco Santagata, grande dantista recentemente scomparso, ha definito come “un nemico politico” di Dante, per il suo ruolo di persecutore armato dei guelfi bianchi in esilio a Pistoia. Due grandi scavi hanno portato alla luce le residenze di Nello nei suoi principali castelli, due centri che si fronteggiavano nella valle del Bruna, vale a dire Montemassi, verso nord, e Castel di Pietra (da cui Nello prese il nome) verso sud. Nei ruderi di quest’ultimo, in occasione delle celebrazioni dantesche del 1921, venne apposta una lapide con i versi del V canto del Purgatorio:

ricorditi di me, che son la Pia;

 Siena mi fé, disfecemi Maremma:

  salsi colui che ‘nnanellata pria

disposando m’avea con la sua gemma”

E proprio nelle stratigrafie di fine Duecento sono stati rinvenuti sia un boccale con l’emblema dei Tolomei (famiglia senese cui tradizionalmente è ritenuta appartenere la Pia), sia un boccale riconducibile ai Caetani, vale a dire al nipote di papa Bonifacio VIII, cui era andata in sposa Margherita Aldobrandeschi prima del matrimonio con Nello da Pietra, vale a dire il matrimonio che per molti commentatori danteschi costituì il motivo scatenante dell’uxoricidio, cui alludeva la Commedia.

*Professore di Epigrafia Medievale – Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali – Università di Siena

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