martedì 13 Aprile 2021

Castello Carrarese a Padova, il restauro di un gigante del Medioevo – VIDEO

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Chiavistelli e lucchetti restano il filo conduttore del Castello Carrarese anche fuori, nella visione da cartolina al ponte della Specola, dove il Piovego si biforca nel Naviglio sotto lo sguardo della Torlonga. Anche ringhiere e sbarre sono una presenza costante del grande castello padovano, le si ritrovano fuori, ma soprattutto dentro la struttura, carcere dal 1807. Il dominio veneziano, poi austriaco, rappresentò la trasformazione della grande opera difensiva, se vogliamo la fine stessa del castello voluto a fine Trecento da Francesco Da Carrara. Per i signori di Padova era il perno del sistema difensivo, poi di nessuna importanza strategica quando furono costruite le nuove mura.

Il castello, dopo lo spostamento del carcere, è rimasto a languire, certe parti sono cadute in rovina. Ma con il XXI secolo i lavori per recuperarlo hanno finalmente preso la strada giusta. Soldi dello stato, del comune, della Fondazione Cariparo. Il comune stesso dovrebbe nel prossimi mesi (2021) prendere ufficialmente possesso dell’edificio, ora statale.

In realtà il castello carrarese è un perfetto esempio di archaeology of standing buildings, ossia un edificio può essere visto stratificato esattamente come uno scavo archeologico: prima le testimonianze romane, poi medievali, poi gli affreschi trecenteschi, ultimi testimoni un ciclo importante, liberati dagli intonaci che li ricoprivano, le celle della casa di pena. sono tutte, in fondo, scoperte archeologiche che erano nascoste dalle strutture architettoniche.

Anche la madonnina, d’altronde, qui è in cella. Le strutture carcerarie comprendevano anche un’officina per le biciclette, una orrenda lavanderia che ora è stata abbattuta per rifar nascere il cortile, che diventerà un prato con tanto di ristorante. Ma soprattutto un polo museale. La chiesa ottocentesca, ad esempio, sembra il deposito dell’arca dell’alleanza hollywoodiano, ma si tratta della collezione Bortolussi, 3000 pezzi di design italiano dagli anni ’50 ad oggi. Diventerà invece un auditorium, mentre il cortile principale, molto ampio, si presta ad ospitare spettacoli, come avvenuto saltuariamente in passato, nel limbo in cui è rimasto impigliato l’edificio.

Il fascino resta nelle superfetazioni degli edifici, la specola astronomica sopra la Torlonga medievale, le celle nelle sale di rappresentanza, la piazza d’armi trasformata in cortile per l’ora d’aria, porte in acciaio o in legno che si confondono con grate medievali, mattoni quattrocenteschi, cemento novecentesco, tiranti del 2000, e così via.

È un castello gigantesco, quasi non esistente per i più, dove la metafora dei lucchetti e dei chiavistelli chiusi non varrà più, quando sarà restituito ai cittadini, ai visitatori, alla cultura.

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