martedì 13 Aprile 2021

Acquedotti romani, il rebus della seconda chiocciola dell’Aqua Virgo

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Una scala a chiocciola dell’acquedotto romano dell‘Aqua Virgo è completamente nascosta sotto Villa Borghese e sotto il trafficato viale del Muro Torto, molto simile all’apparenza al celebre pozzo di San Patrizio di Orvieto.

Profonda nelle viscere del Pincio, nel centro di Roma, si trova una scala a chiocciola che non viene mai percorsa da nessuno. A pochi metri dall’area verde più nota della capitale e sotto una delle sue strade più affollate, la scala scende in un tunnel scuro come la notte, completamente sprovvisto di luce. Ma alla fine di questa scala elicoidale, non manca certo un vivace movimento. Ai piedi della rampa scorre una fredda acqua di pura sorgente, senza interruzione da 2040 anni.

QUI IL VIDEO:

Oggi possiamo raccontarvi che il noto speleologo romano Marco Placidi ritiene di aver localizzato la posizione precisa in superficie: “Il punto preciso l’ho individuato con l’Arva” – racconta – intendendo con Arva la marca di un rilevatore-radio da alpinisti.

Ma Placidi ci ha visto giusto?

L’Aqua Virgo è uno dei più interessanti acquedotti romani arrivati fino a noi. La sua costruzione fu completata nel 19 a.C. dal genero di Augusto, Marco Vipsanio Agrippa, e le parti asciutte di questo manufatto, con le sue regolari murature romane, possono essere visitate, per esempio, nei sotterranei della Rinascente. Ma la porzione più importante dell’Aqua Virgo fu restaurata nel XVI secolo dall’architetto Giacomo della Porta, e tuttora scorre esattamente nel centro della città dove alimenta molte tra le più belle fontane di Roma. Mentre le parti dell’acquedotto cadute in disuso mostrano chiare testimonianze  dell’antica muratura, con magnifici archi e antichi mattoni, la parte che ancora scorre lo fa all’interno di murature ricostruite, evidentemente non d’epoca romana. Gli archeologi e i tecnici addetti alla manutenzione entrano dalla scala a chiocciola presso la dimora rinascimentale di Villa Medici, vicino alla sommità della scalinata di Trinità dei Monti, e scendono per 25 metri fino al livello di piazza di Spagna dove, se indossano stivaloni da pescatore, possono immettersi nel flusso gelato dell’acqua di sorgente.

La prima scala chiocciola all’interno dell’acquedotto dell’Aqua Virgo, entrata principale a Villa Medici

Sono stato la prima volta all’interno dell’Aqua Virgo con lo speleologo romano Marco Placidi nel 2008. Per penetrare nell’acquedotto discendemmo la prima scala – ben nota  – e chiamata “la Chiocciola del Pincio”, con tutti i regolamentari stivaloni altezza-petto. La prima scala a chiocciola è quindi molto “frequentata”, manutenuta dall’ACEA, ed è la parte mostrata alle produzioni cinematografiche e televisive.

La chiocciola di Villa Medici fu fatta costruire dal cardinale Giovanni Ricci da Montepulciano (1498-1574), che la volle per attingere acque dall’acquedotto per le esigenze della sua soprastante dimora. Ricci incaricò un famoso ingegnere e spadaccino, Camillo Agrippa, per installare un sofisticato sistema di sollevamento delle acque attraverso ruote idrauliche e minuscole tubazioni di terracotta all’interno della muratura della scala.

mappa acquedotto acqua vergine
Aqua Virgo, particolare della mappa della zona attorno al Muro Torto

È comunque la seconda scala a chiocciola ad attrarre la maggiore attenzione, perché non è ben documentata, perché è particolarmente bella e per via del fatto che è accessibile solo dalle viscere dell’acquedotto stesso. Per raggiungerla è necessario spingersi con fatica controcorrente per quasi un’ora, a 25 metri sotto le strade di Roma. Si perde facilmente il senso del tempo e della posizione, impegnati nella dura fatica di avanzare metro a metro per percorrere tra i 500 e i 675 metri in 60 minuti (dati Google Earth). Abbiamo identificato tre possibili punti in superficie come entrata della seconda chiocciola, sulla base di una carta del 1964 confrontato con una copia della migliore mappa della città mai disegnata , la Gran Pianta di Roma di G.B.Nolli, del 1748.

Il primo punto è a due terzi della lunga strada moderna del Muro Torto. Qui, nella carta del 1964, c’è una nota scritta a mano: “Chiocciola d’accesso”. Questo sembrerebbe mettere la parola fine alla questione, ma dobbiamo tener presente che ben pochi strumenti elettronici erano in grado di compiere rilevamenti precisi negli anni Sessanta. Ed ecco che, infatti, nella stessa carta, dove l’acquedotto passa sotto la stesso Muro Torto, c’è scritto: “Chiusino d’accesso ex-manufatto“. E ancora, al di là del muro, la carta riporta un “manufatto bipartitore“. Ciascuno di questi punti appare plausibile, ma recentemente, lo speleologo Marco Placidi ha fatto un’affermazione sorprendente: ritiene di avere identificato l’ingresso in superficie della seconda scala a chiocciola:

“Alla curva del muro torto c’era un antico cimitero, conosciuto come ‘Il cimitero degli impenitenti’ – racconta Placidi – Vicino a questo cimitero, c’era una seconda chiocciola simile alla famosa ‘chiocciola del Pincio’, ma assolutamente sconosciuta“.

“Non si può più scendere dall’ingresso originale – continua lo speleologo –  perché ora ci passa la strada. E’ stato fatto un ingresso moderno per scendere dentro l’acquedotto, ma si trova spostato di circa 30 metri all’interno di villa Borghese. Ora al posto dell’accesso originale, c’è soltanto un’aiuola.”

acqua vergine, acquedotto
Ted O’Neill con suo padre, un ricercatore, all’interno dell’Aqua Virgo

“Per individuare con certezza il punto esatto dove la chiocciola usciva in superficie – conclude Placidi –  siamo entrati nell’acquedotto e abbiamo posizionato un Arva. Si tratta di un trasmettitore ad onde verticali e lo usano i sciatori che fanno i fuori pista, per essere ritrovati nel caso vengono sommersi da una valanga. E’ uno strumento straordinario.”

Non è chiaro a questo punto se sia più preciso Placidi o la carta dell’ACEA del 1964. Avremmo bisogno di visionare alcuni documenti tecnici del comune di Roma, a proposito della costruzione della seconda carreggiata di via del Muro Torto, che quasi certamente scioglierebbero i dubbi. E, infine, ci piacerebbe molto vedere la storica scala dall’alto, in tutta la sua gloria. Una cosa è certa: Roma mantiene gelosamente molti dei suoi spettacolari segreti.

traduzione dall’inglese di Angelo Cimarosti

acquedotto acque vergine
Carta dell’Aqua Virgo

 

REFERENCES

[1] “Il punto preciso l’ho individuato con l’Arva” Placidi, M. (telephone conversation with O’Neill E. J. 17/01/2021)

[2] Pracchia, S., Pultrone, M., Saviane, N. 2017 “Acquedotti”. In Roma Rinascente: La città antica tra Quirinale e Pincio. Ed. Baumgartner, M. (De Luca).

[3] Andres, G. M. 1976 The Villa Medici in Rome (Garland) (68-118)

[4] 500-675m (Measurements: Google Earth)

[5] “Alla curva del muro torto c’era un antico cimitero, conosciuto come ‘Il cimitero degli impenitenti’. Vicino a questo cimitero, c’era una seconda chiocciola simile alla famosa ‘chiocciola del Pincio’, ma assolutamente sconosciuta.
Non si può più scendere dall’ingresso originale perché ora ci passa la strada. E’ stato fatto un ingresso moderno per scendere dentro l’acquedotto, ma si trova spostato di circa 30 metri all’interno di villa Borghese. Ora al posto dell’accesso originale, c’è soltanto un’aiuola.
Per individuare con certezza il punto esatto dove la chiocciola usciva in superficie, siamo entrati nell’acquedotto e abbiamo posizionato un Arva. Si tratta di un trasmettitore ad onde verticali e lo usano i sciatori che fanno i fuori pista, per essere ritrovati nel caso vengono sommersi da una valanga. E’ uno strumento straordinario.” (email conversation with O’Neill E. J. 24/01/2021)

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